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Ultimi Interventi
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“No a riti della memoria, uccidono l’Olocausto”. Libro-choc di Rosenfeld
27/01/2012
“No a riti della memoria, uccidono l’Olocausto”. Libro-choc di Rosenfeld
“La morte di milioni è stata trasformata in intrattenimento popolare e in una forma di liturgia teologica, persino in una banale piattaforma di educazione civica”. Alvin Rosenfeld, storico americano dell’Università dell’Indiana e pioniere di fama negli studi sull’antisemitismo, è durissimo con i guardiani della memoria dell’Olocausto. Ha scritto un libro, “The end of the Holocaust”, la fine dell’Olocausto, per denunciare e sviscerare la “volgarizzazione”, la “banalizzazione”
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BRUXELLES INVADE L'UNGHERIA.
19/01/2012
Unione Europea come l'URSS? Barroso come Stalin? Nel 2012 come nel 1956? Perchè i cristiani di tutta Europa non si mobilitano a difesa dell'Ungheria cristiana?
MACdM.
(Nella foto: il processo all'eroico Cardinale Mindszenty, ultimo Principe Primate d'Ungheria).
di Marco Respinti 19-01-2012
da "La Bussola Quotidiana"
L’Ungheria di Viktor Orbán sta diventando un Paese "parafascista"? L’allarme quotidianamente lanciato dalla sirena delle istituzioni europee dice di sì. L’altro ieri il presidente della Commissione Europea, il portoghese José Manuel Durão Barroso, ha annunciato l’azione legale contro Budapest e così ieri - nel giorno di santa Margherita d’Ungheria (1242-1270), figlia di re, suora e grande mistica - Orbán è dovuto correre
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UNGHERIA. UNA GUERRA CIVILE FREDDA. A BUDAPEST LOTTANO ANCHE PER NOI.
11/01/2012
La "Bussola Quotidiana" pubblica questa mattina due interessanti e competenti interventi, di Riccardo Cascioli e di Marco Respinti, a proposito della crisi in corso tra l'Unione Europea e la Nazione Ungherese, interventi che riportiamo integralmente.
Come è evidente, l'aspetto finanziario è solo l'espediente con il quale l'Unione Europea tenta di riportare in riga la combattiva Ungheria su valori che per i cattolici dovrebbero essere non negoziabili come la vita, la famiglia, l'educazione secondo la tradizione cristiana dell'Europa, quella prima della U.E. Victor Orban, l'attuale coraggioso Primo Ministro, è riuscito ad inserire tali valori nella nuova Costituzione ... e la U.E. non ha gradito ed ha cominciato il ricatto. Speriamo che non succeda come nel 1956 quando nessun paese libero ascoltò il grido di aiuto dei coraggiosi ungheresi che volevano scrollarsi di dosso la perversa dittatura comunista e vennero lasciati schiacciare dai carri armati sovietici, con l'approvazione anzi dei vari partiti comunisti e dei loro personaggi di spicco, alcuni oggi ancora in auge.
Lasceremo soli ancora una volta i coraggiosi Ungheresi a combattere una battaglia di civiltà che non può riguardare solo loro?
Ma siamo sicuri che questa Unione Europea che strangola il cattolicesimo è quella che vogliono i cattolici?
La Costituzione ungherese fa riferimento alle radici cristiane e al grande Re Santo Stefano fondatore della Nazione ed è stata approvata da una larghissima maggioranza e con lo stesso sistema può essere cambiata.
La Costituzione italiana, invece, "è una Repubblica democratica fondata sul lavoro" (art. 1), sul quel lavoro che è la conseguenza del peccato originale; ed è talmente democratica che se anche la maggioranza degli italiani volesse, per esempio, il ritorno della monarchia ciò non sarebbe possibile perchè "la forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale " (art. 139).
DIAMO UNA MANO ALL'UNGHERIA, IN QUALSIASI MODO, PERCHE' FORSE PROPRIO DALL'UNGHERIA PUO' INIZIARE LA RISCOSSA PER UN'EUROPA DEGNA DELLA SUA STORIA E DELLE SUE RADICI.
MACdM
A Budapest lottano anche per noi
di Riccardo Cascioli 11-01-2012
da "La Bussola Quotidiana"
Il brutale attacco delle istituzioni europee all’Ungheria e il recente vertice franco-tedesco impongono una domanda sull’Unione Europea: su cosa è adesso, su cosa vuole diventare.
Da una parte – con il falso pretesto di una deriva autoritaria – si cerca di imporre a un paese membro dell’Unione Europea
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CELEBRAZIONI - SANTA MESSA DI RIPARAZIONE
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22/01/2012 |
MERCOLEDI' 25 GENNAIO,CONVERSIONE DI SAN PAOLO APOSTOLO, ALLE ORE 18,40 NELLA CHIESA MAGISTRALE DI SAN GIOVANNI IN JERUSALEM ALLA MAGIONE DI POGGIBONSI VERRA' CELEBRATA UNA SANTA MESSA IN RITO TRIDENTINO IN RIPARAZIONE DELLE OFFESE AL SANTO VOLTO DEL SIGNORE CONTENUTE NELLO SPETTACOLO DI ROMEO CASTELLUCCI IN PROGRAMMA A MILANO.
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NONOSTANTE TUTTO L'OPERA BLASFEMA DI ROMEO CASTELLUCCI VA IN SCENA A MILANO DAL 24 GENNAIO
Ecco la scenografia e la trama della disgustosa rappresentazione
di Gianfranco Amato
C'è davvero poco di artistico nell'opera intitolata Sul concetto di Volto nel figlio di Dio del regista e sceneggiatore Romeo Castellucci, che si terrà al Teatro Parenti di Milano dal 24 al 28 gennaio prossimo. Disgustosa la scenografia, ma ancor più disgustoso il contenuto blasfemo della rappresentazione. La scena si svolge in una stanza bianca e immacolata in cui un anziano incontinente guarda la televisione ad alto volume. Ad accudire quel vecchio ci pensa un altro personaggio, il figlio, il cui compito si traduce in una sorta di fatica di Sisifo. Infatti, ogni volta che si concludono le operazioni di pulizia del corpo del padre, una nuova scarica di dissenteria vanifica i gesti compiuti dal figlio, costringendolo a ricominciare da capo. Si tratta di un'opera iperrealista destinata a colpire i sensi dello spettatore, non solo la vista e l'udito, ma anche l'olfatto, poiché ogni volta che l'anziano padre evacua, si spande per la sala un odore acre e fastidioso. Su tutta la scena domina la riproduzione gigantesca di un quadro rinascimentale raffigurante il volto di Gesù – il celebre Salvator Mundi di Antonello da Messina –, volto che nel finale viene imbrattato di liquame, e si squarcia per lasciare in evidenza una frase che rappresenta la provocazione del regista: "You are not my shepherd" (Tu non sei il mio pastore).
Definire un'oscenità irriverente quest'opera non è semplice moralismo. E per essa non può valere l'idea, che va purtroppo diffondendosi anche in alcuni ambienti cattolici, per cui è meglio tacere per non pubblicizzare ulteriormente una rappresentazione blasfema.
In realtà il Volto di Cristo è ciò che di più caro ha la tradizione cristiana. Per quel Volto uomini come il pakistano Shahbaz Batthi hanno rischiato la vita e subito il martirio. Con quale coraggio, quindi, i cattolici italiani possono tacere di fronte ad una simile ingiuria. Con quale coraggio possono declamare in chiesa il salmo 28, «Il Tuo volto Signore io cerco», e poi restare inerti e silenziosi, per misere ragioni di opportunistica convenienza, dinnanzi al Suo oltraggio? Se il volto di nostra madre, o della persona più cara che abbiamo, fosse insozzato con escrementi umani in un'opera teatrale, noi faremmo di tutto per impedirlo. E la legge sarebbe dalla nostra parte. A proposito di legge, mi pare che il nostro ordinamento giuridico preveda ancora la fattispecie penale di cui all'art. 404, secondo comma. Si tratta del reato di offese a una confessione religiosa mediante vilipendio o danneggiamento di cose, recentemente modificato dall'art. 8 della L. 24 febbraio 2006, n. 85, il quale prevede che «chiunque pubblicamente e intenzionalmente distrugge, disperde, deteriora, rende inservibili o imbratta cose che formino oggetto di culto o siano consacrate al culto o siano destinate necessariamente all'esercizio del culto è punito con la reclusione fino a due anni». Poiché non mi risulta sia stata ancora abrogata l'obbligatorietà dell'azione penale, sarebbe interessante verificare se qualche Procuratore della Repubblica avvertisse il dovere di intervenire sulla vicenda. Magari in via cautelativa, impedendo così la commissione di un reato. Non si può neppure immaginare cosa sarebbe successo se al posto della gigantografia del Cristo di Antonello da Messina, ci fosse stata quella del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Probabilmente sarebbe già intervenuta l'Arma dei Carabinieri. Ma Romeo Castellucci, che nel 2002 è stato nominato Chevalier des Arts et des Lettres dal Ministro della Cultura della Laica Repubblica Francese, conosce bene la differenza tra Stato e Chiesa, e sa altrettanto bene, quindi, chi può colpire impunemente. Vive la laïcité!
Fonte: CulturaCattolica, 08/01/2012
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ASSOCIAZIONE FAMIGLIA DOMANI - CONGRESSO INTERNAZIONALE: Ai confini dell’umano. La persona umana nell’epoca della rivoluzione biotecnologica.
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16/01/2012 |
Ai confini dell’umano.
La persona umana nell’epoca della rivoluzione biotecnologica
Sabato 25 Febbraio
8:00 – 9:00 Registrazione
9:00 – 9:15
Luigi Coda Nunziante, Presidente Associazione Famiglia Domani
Prof. Emmanuele Emanuele, Presidente della Fondazione Roma
Saluti di apertura
9:15 – 10:00
S. Emin. Rev.ma il Card. Leo Raymond Burke
Relazione introduttiva
10:00 – 10:30
S. E. Mons. Luigi Negri (Vescovo di S. Marino Montefeltro)
La portata profetica dell’Humanae Vitae
10:30 – 10:45 Coffee Break
10:45 – 11:15
Prof. Rainer Beckman (Giurista – Università di Heidelberg, Germania)
Vita e morte: definizione dell’inizio e della fine dell’uomo in quanto essere giuridico
11:15 – 11:45
Prof. Mario Palmaro (Filosofo del Diritto – Università Europea di Roma)
La legalizzazione dell’aborto procurato nel mondo
11:45 – 12:15
Prof.ssa Claudia Navarini (Bioeticista – Università Europea di Roma)
La “sindrome post-aborto”: evidenze etiche e cliniche sulla difesa della vita umana
12:15 – 12:45
Dott.ssa Mercedes Wilson (Presidente Family for the Americas)
Crisi e fine della procreazione umana ?
12:45 – 13:15 Discussione
Pranzo
15:00 – 15:30
Prof.ssa Laura Palazzani (Filosofo del Diritto – LUMSA, Roma)
Gender: una categoria in discussione tra filosofia e diritto
15:30 – 16:00
Prof. Josef Seifert (Filosofo – Internationale Akademie für Philosophie, Cile)
Trapianti di organi vitali: imporre la morte o salvare vite umane?
16:00 – 16:30
Dott. Cicero Galli Coimbra (Neurologo – Università di San Paolo, Brasile)
Come salvare le vite dei cerebrolesi
16:30 – 17:00 Coffee Break
17:00 – 17:30
Dott. Paul Byrne (Neonatologo – Università di Toledo, Ohio, USA)
Salvare l’innocente
17:30 – 18:00
Dott. John Andrew Armour (Neurocardiologo – Università di Montreal, Canada)
Il cuore come piccolo cervello
18:00 – 18:30 Discussione
Domenica 26 febbraio
9:30 – 10:15
Gianna Emanuela Molla (figlia di S. Gianna Beretta Molla)
Testimonianza
10:15 – 10:45
Prof. Matteo D’Amico (Filosofo, A.E.S.P.I.)
Dalla crisi della metafisica al totalitarismo biotecnologico
10:45 – 11:30
Prof. Roberto de Mattei (Storico, Università Europea di Roma)
Ai confini dell’umano: conclusioni
12:00
Angelus in S. Pietro
Per informazioni scrivere a : info@famigliadomani.it;
oppure telefonare a: 06-3233370
www.famigliadomani.it
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CALENDARIO LITURGICO - 16 GENNAIO. SAN MARCELLO PAPA E MARTIRE.
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16/01/2012 |
dal Martirologio Romano:
« 16 gennaio - A Roma, sulla via Salaria, il natale di san Marcello primo, Papa e Martire, il quale, avendo confessato la fede cattolica, per ordine del tiranno Massenzio, fu prima percosso con bastoni, poi destinato al servizio delle bestie sotto buona custodia, dove morì, servendo, vestito di cilizio. » chiudi
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UNGHERIA - FRONTIERA BUDAPEST
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14/01/2012 |
di Giacomo Galeazzi
Vaticanista della Stampa
da Vatican Insider
Il vescovo ausiliare dell`arcidiocesi di Esztergom-Budapest, monsignor Janos Szekely, elogia la nuova Costituzione ungherese ("legge fondamentale") oggetto di critiche in ambito europeo su libertà di espressione e di religione, nonché sull'autonomia della Banca centrale. "La nuova Costituzione di Ungheria approvata nel 2011, che inizia con il nome di Dio nel preambolo - afferma il presule ai microfoni di 'Radio vaticana' - afferma che la vita umana è da difendere fin dal concepimento e dichiara che l`Ungheria difende l`istituzione familiare, la quale è un`alleanza di vita fra un uomo e una donna. La Costituzione precisa inoltre che la famiglia è il fondamento della sopravvivenza del popolo, e che nello stabilire delle tasse, anche i costi dell`educazione dei figli devono essere presi in considerazione. E` chiaro, che a molti intellettuali europei non piace tale affermazione di valori fondamentali, anzi li stimola all`attacco". Quanto alla libertà di stampa, "nel testo originale della legge - afferma monsignor Szekely - c`erano alcune misure esagerate. La legge voleva, ad esempio lo stesso controllo statale sui giornali, che gli Stati europei generalmente praticano sulla stampa elettronica. Tali misure esagerate sono state corrette e cancellate dal testo seguendo i suggerimenti della Corte costituzionale ungherese e di alcuni organi europei"."Lo scopo di questa legge - spiega a 'Radio vaticana' il vescovo ausiliare dell`arcidiocesi di Esztergom-Budapest, mons. Janos Szekely - è di togliere lo stato giuridico di 'Chiesa', nel diritto civile ungherese, dalle 'Chiese a scopo di lucro' ('business churches'). Bisogna sapere che in Ungheria, a differenza per esempio dell`Italia, le scuole e gli istituti sociali e sanitari delle Chiese ricevono dallo Stato lo stesso finanziamento che hanno scuole e ospedali statali. Le scuole delle Chiese quindi sono gratuite per le famiglie, nello stesso modo di quelle statali. Per questo sono nate numerose Chiese fittizie, il cui unico scopo era di approfittare del sovvenzionamento statale. La legge attuale formula più dettagliatamente le condizioni per cui una comunità può essere riconosciuta dallo Stato come Chiesa (per esempio 1.000 membri, la presenza della comunità in Ungheria da almeno 20 anni). Quelle comunità religiose, che non hanno ricevuto lo stato giuridico di 'Chiesa' possono tranquillamente esistere come prima, ma non riceveranno i sussidi statali". Quanto al ruolo della Banca centrale, "certamente - afferma il vescovo - il governo attuale ungherese ha commesso anche degli errori. Nella legge sulla Banca centrale ha effettuato alcuni cambiamenti che sembravano diminuire l`indipendenza della Banca centrale dal governo. In realtà il governo dichiara e vuole rispettare l`indipendenza della Banca centrale, ma i cambiamenti nella nuova legge erano inutili, e davano adito ad accuse".
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FONDAZIONE LEPANTO - PRESENTAZIONE DEI LIBRI DEL PROF. ROBERTO DE MATTEI.
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13/01/2012 |
Estendiamo a tutti l'invito pervenuto al Gran Maestro da parte della Fondazione "Lepanto" Continua >>
Gentile Dom Marcello Cristofani della Magione,
i libri del prof. Roberto de Mattei, Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta (Lindau 2011) e Apologia della Tradizione (Lindau 2012), saranno prossimamente presentati nelle seguenti città:
Piacenza – lunedì 23 gennaio 2012, ore 17,30 – Auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano (Via S. Eufemia 12) Su iniziativa della Fondazione di Piacenza e Vigevano.
Parlerà il prof. Roberto de Mattei – Introdurrà l’avv. Massimo Sgroi.
Napoli – sabato 28 gennaio 2012, ore 17 – Biblioteca dei Girolamini (Via Duomo 114) Su iniziativa della Congregazione dell’Oratorio di Napoli, dell’Associazione Una Voce, del Cammino dei Tre Sentieri e della Fondazione Lepanto.
Parleranno: prof. Giovanni Turco, prof. padre Serafino Lanzetta F.I., prof. Corrado Gnerre, prof. Marco Di Matteo, prof. Roberto de Mattei. Modererà i lavori il padre Alessandro Marsano C.O.
Livorno – giovedì 2 febbraio 2012, ore 21 – Parrocchia di S. Simone e dell’Immacolata Concezione (piazza S. Simone) Su iniziativa della Parrocchia di San Simone e dell’Immacolata Concezione e dell’Associazione Cristo Re e alla presenza di S. E. Rev.ma il Vescovo di Livorno, Mons. Simone Giusti.
Parlerà il prof. Roberto de Mattei – Introdurrà il dott. Massimo Ciacchini e modererà il dott. Piero Mainardi.
Nella speranza di poterLa incontrare in una di queste occasioni, Le inviamo i nostri più cordiali saluti
Fondazione Lepanto
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ATTUALITA' - CATTOLICI ACCORRETE!
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08/01/2012 |
ORGANIZZATA LA PROTESTA A MILANO PER IL 24 GENNAIO CONTRO LO SPETTACOLO BLASFEMO DI CASTELLUCCI Continua >>
MANIFESTAZIONI DI PROTESTA (non violenta)
organizzata per martedì 24 gennaio 2012 ore 20:00
per la "prima" dello spettacolo blasfemo,
e per sabato 28 gennaio 2012 ore 20:00
davanti al Teatro F. Parenti
via Pier Lombardo, 14 (zona corso Lodi) Milano
SE QUALCHE SACERDOTE DI BUONA VOLONTA' di MILANO e NON
PREPARASSE DEI MOMENTI DI PREGHIERA DI RIPARAZIONE,
LO FACCIA SAPERE!
S. Tommaso insegna che noi siamo sempre tenuti a perdonare le offese che sono rivolte a noi, ma non quelle che colpiscono Dio o il prossimo.
Incoraggiati dalle parole del prof. de Mattei, raccogliendo l'appello di "Riscossa Cristiana" e di "Comitato San Carlo - Contro la Cristianofobia", comunicando l'evento organizzato e diffuso su Facebook da "Italia Cristiana" (dove troverete anche la mappa), anche noi ci affianchiamo in questa battaglia lecita e che si spera veda molto concorso di fedeli, nonostante il giorno lavorativo (ma ... la programmazione del teatro vede la "prima" il 24 gennaio, un martedì).
Nel giro di 24 ore, SON GIA' STATE RISCONTRATE 87 adesioni. !!!!!
INVITIAMO TUTTI AD INVITARE AMICI, CONDIVIDERE E DIVULGARE QUESTO EVENTO.
ASPETTIAMO L'ADESIONE DI MOLTI ALTRI MOVIMENTI, REALTA', ASSOCIAZIONI, GRUPPI, COMITATI, ORDINI, ecc.
UNIAMOCI IN UN SOL CORPO!
speriamo di poter inserire molti altri nomi e loghi oltre ai primi 4 di oggi.
per contattarci e comunicare l'adesione, scrivere a:
Riscossa Cristiana: info@riscossacristiana.it
Italia Cristiana: info@italiacristiana.it
Comitato San Carlo: comitatosancarlo@gmail.com
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ATTI UFFICIALI - Don Federico Paganini Cappellano dell'Ordine
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07/01/2012 |
S.E. il Gran Maestro ha conferito la Croce della Milizia a Don Federico Paganini, Canonico della Cattedrale della Spezia e Parroco di Lerici, con il titolo onorifico di Cappellano dell'Ordine. chiudi
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DIFESA DELLA VITA - La lezione di Ferrara sul re che è nudo.
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02/01/2012 |
di Tommaso Scandroglio 02-01-2012
da "La Bussola Quotidiana"
Ci vuole coraggio. Ci vuole coraggio da vendere a parlare di aborto in primissima serata su Rai Uno e proprio sotto le feste. Stiamo per tagliare il panettone ed ecco che venerdì sera Giuliano Ferrara su Radio Londra vuole nuovamente mettere sotto la lente di ingrandimento il problema delle gravidanze indesiderate. Qualcuno avrà storto il naso: basta non se ne può più. E’ perlomeno poco elegante squadernane per l’ennesima volta questo tema e poi pure sotto le feste.
Ma il Giulianone nazionale non ha parlato di aborto, bensì di vita. Ha raccontato con disarmante semplicità la storia di due giovani innamorati che si sono trovati nel dubbio se allargare il proprio abbraccio amoroso anche ad un terzo nuovo arrivato che non ha avuto la premura di farsi annunciare. Il dubbio nasceva da problemi economici. I due si sono rivolti ad un sacerdote di Livorno che li ha rassicurati: ci penserà lui e la sua comunità a prendersi cura delle spese del piccolo.
Dove sta la notizia? La notizia sta nel fatto che non ci dovrebbe essere notizia alcuna. La lodevole astuzia di Ferrara ci ha fatto comprendere in cinque minuti secchi che aiutare una coppia che vuole avere un bambino e distrarli dal proposito di abortire dovrebbe essere cosa normale, normalissima per ognuno di noi. Chi di noi se per strada vede stramazzare a terra una persona non si ferma a prestargli soccorso? Questo è talmente normale, talmente naturale che nel caso in cui non ci fermassimo potremmo essere denunciati addirittura per omissione di soccorso. Insomma la solidarietà è, o dovrebbe essere, fatto così umano che anche il nostro ordinamento ci comanda di aiutare chi si trova in difficoltà, perché non siamo monadi chiuse in modo solipsistico in noi stessi, bensì fili di un arazzo legati uno con gli altri, piaccia o non piaccia. E se si rompe o ulcera uno di questi fili lì si formerà un buco, uno strappo che piano piano si allargherà sempre più intaccando anche altri fili. Il prete di Livorno ha dunque avuto cura di quel piccolo, di quei genitori spaventati e, parrà strano, di noi tutti.
La sagacia di Ferrara ha fatto quindi comprendere a qualche milionata di italiani che il re è nudo, cioè che è banale affermare che una vita nascente vale molto di più che qualche migliaia di euro. Un fatto che abbiamo sotto gli occhi sempre ma chissà perché non riusciamo a mettere a fuoco. Spesso una nebbia avvolge i nostri cuori e le nostre menti sul tema dell’aborto, una nebbia che non ci fa capire esattamente come stanno le cose, nella loro semplicità e a volte nella loro brutalità. E il direttore de Il Foglio ancora una volta è riuscito a dissolvere questa cortina fumogena.
Ma il talento da retore di lungo corso del nostro Giulianone è riuscito a segnare un’altra rete. Caro Presidente della Repubblica perché non mettere in agenda questa battaglia civile per la vita? Ne ha fatte tante: Welby, la sicurezza sul lavoro, i dissesti idrogeologici, l’immigrazione e la cittadinanza per i figli di immigrati… perché non aggiungere anche questa? Il popolino si è già mosso da tempo ad esempio con il progetto Gemma – ha ricordato Ferrara – vuole che il Colle arrivi in ritardo su questo problema quando ormai una certa sensibilità popolare ha già sposato appieno la causa?
La genialata di Ferrara potrebbe essere definita con termine semi-dotto come inculturazione. E’ guarda caso una invenzione della Chiesa e di quella missionaria. L’inculturazione potrebbe essere definita all’ingrosso più o meno così: quando si va ad evangelizzare un popolo occorre non acculturarlo, cioè imporre i costumi e la cultura occidentale, bensì valorizzare ciò che c’è di buono nelle popolazioni che si incontra e vivificarlo con la linfa della fede cattolica. In buona sostanza occorre usare la stessa lingua degli indigeni, mettersi sulla loro stessa frequenza d’onda, respirare la loro stessa aria culturale, non aspettare che siano loro a fare il primo passo.
Cosa c’entra questo con la puntata dell’altro giorno di Radio Londra? C’entra molto. Ferrara usa giustamente le categorie del politicamente corretto per farsi intendere dal suo autorevole interlocutore, cioè da Napolitano. Non ha pestato i pugni dicendo che l’aborto è un male morale, né che dovrebbe essere considerato giuridicamente come un omicidio. Nulla di tutto questo. Ha usato invece la categoria delle libertà civili, geneticamente affini al ruolo del Capo dello Stato. Non è andato a prendere i Dieci Comandamenti, bensì ha usato il decalogo laico della Costituzione, manuale di istruzione per ogni Presidente della Repubblica. Ha fatto proprio l’idioma di Napolitano, i suoi riferimenti politici. Non ha scomodato i massimi sistemi, così come i primi missionari paolinamente non parlavano subito della Santissima Trinità a chi manco conosceva il concetto di persona, ma è partito dagli omogeneizzati, dai “valori di civiltà”, dal lapalissiano che è diventato eccezionale: lo Stato dava soldi per incentivare l’acquisto di nuove auto, perché non tira fuori qualche euro per incentivare le nascite di nuovi cittadini? Ancora grazie Giuliano.
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CELEBRAZIONI - CIRCONCISIONE DEL SIGNORE - OTTAVA DEL S. NATALE - S. MARIA MADRE DI DIO - REGINA DELLA PACE
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01/01/2012 |
AD MULTOS ANNOS!
Joyeux Nouvel An! ¡Feliz Año Nuevo! Feliz Ano Novo!
Glückliches neues Jahr ! Happy New Year! Ευτυχισμένο το Νέο Έτος!
Szczęśliwego nowego roku! Hyvää Uutta Vuotta!
Hamingjusamur Nýtt Ár! Gelukkig Nieuwjaar! Boldog új évet!
Sretna nova godina! Akemashite omedetou! Šťastný Nový Rok!
Godt Nyttår! An nou fericit! Gëzuar Vitin e Ri! Laimingų Naujųjų Metų!
Selamat tahun baru! З новим роком! Manigong Bagong Taon!
Gott Nytt År! नया साल मुबारक हो! Срећна Нова година!
С Новым Годом! Mutlu Yıllar! !سنة جديدة سعيدة
A.M.D.G., Amen! chiudi
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MASSONERIA - La verità relativa della massoneria
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31/12/2011 |
Negli ultimi mesi si è riacceso in Italia il dibattito attorno alla massonerie e sulla sua influenza sui poteri politici ed economici. Per orientarsi, pubblichiamo un approfondimento di Massimo Introvigne:
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di Massimo Introvigne 31-12-2011
da "La Bussola Quotidiana"
Che cosa rappresenta la massoneria in Italia oggi? Per rispondere a questa domanda occorre tenere presente che non esiste «la» massoneria ma piuttosto «le» massonerie, divise a livello internazionale in quattro grandi gruppi.
Il primo gruppo di massonerie costituisce l’«obbedienza» – i massoni usano questa espressione e non «denominazione» – della Gran Loggia Unita d’Inghilterra, riconosciuta dalla maggioranza dei massoni mondiali –circa sei milioni, benché manchi una statistica ufficiale comprensiva di tutte le obbedienze internazionali, e altre fonti stimino il totale tra i tre e i cinque milioni – come Gran Loggia Madre per tutto il mondo. Per essere riconosciuti da Londra sono necessarie la credenza in Dio come Grande Architetto dell’Universo, l’esclusione delle donne e il divieto di discussioni politiche dirette (quelle «indirette» sono di casa anche in Gran Bretagna) nelle logge. È su questa base che le massonerie maggioritarie dei più importanti Paesi latini – Francia, Spagna, America Latina – hanno perso a partire dal XIX secolo il riconoscimento della loro «regolarità», accusate di ammettere nelle loro fila atei e di occuparsi troppo direttamente di politica di partito. In questa situazione si trovava fino al 1972 anche la massoneria del Grande Oriente d’Italia, istituzione fondata nel 1805 e largamente maggioritaria nel nostro Paese – circa settecentocinquanta logge e oltre diciottomila affiliati –, che appunto nel 1972 era stata riammessa nella comunione con la Gran Loggia Unita d’Inghilterra. Da tale comunione è stata di nuovo esclusa nel 1993, in seguito al caso P2 e alle polemiche seguite a indagini giudiziarie sulle attività politiche e affaristiche di alcune logge, e alla crisi interna che ne è derivata.
Dal 1972 al 1993 chi non crede in Dio avrebbe dovuto essere escluso dalle logge del Grande Oriente d’Italia. L’allora Gran Maestro, Giuliano Di Bernardo, aveva tuttavia proposto una nozione di Dio come «principio regolatore» che, benché non formalmente condannata da Londra, era al limite di quanto può essere accettabile dalle massonerie «regolari» e aveva suscitato più di una obiezione. È stato tuttavia lo stesso Giuliano Di Bernardo a fondare, nella crisi massonica del 1993, una Gran Loggia Regolare d’Italia concorrente del Grande Oriente d’Italia – ma nettamente minoritaria: circa 3.000 affiliati distribuiti in un centinaio di logge –, riconosciuta dalla Gran Loggia Unita d’Inghilterra in occasione della sua comunicazione trimestrale dell’8 dicembre 1993. Alla gran maestranza di Giuliano Di Bernardo ha fatto seguito, dal 15 dicembre 2001, la nomina del nuovo e attuale Gran Maestro della Gran Loggia Regolare d’Italia, Fabio Venzi. Giuliano Di Bernardo ha in seguito lasciato la Gran Loggia Regolare d’Italia – che rimane l’unica istituzione massonica italiana riconosciuta da Londra – fondando nel 2002 a Roma l’Accademia Internazionale degli Illuminati.
Veniamo al secondo gruppo. Dal 1961 le massonerie «liberali» che ammettono gli atei – tra cui i Grandi Orienti di Francia, Belgio e Germania – e la Gran Loggia d’Italia degli Antichi, Liberi e Accettati Muratori (A.L.A.M.) detta di Palazzo Vitelleschi, la seconda denominazione del nostro Paese – intorno ai 7.500 iniziati raccolti in circa 400 logge – dopo il Grande Oriente (che è detto a sua volta «di Palazzo Giustiniani» da una sua storica sede), hanno iniziato a riunirsi in diversi organismi internazionali, pure tra molte controversie. Oggi fanno parte del SIMPA (Segretariato Internazionale delle Potenze Massoniche Adogmatiche), egemonizzato dal Grande Oriente di Francia.
La Gran Loggia d’Italia A.L.A.M. è la più grande fra le numerose obbedienze concorrenti che derivano dalla scisma massonico del 1908 del pastore metodista Saverio Fera (1850-1915). Nella storia delle obbedienze che risalgono a Fera e al suo successore Raoul V. Palermi (1864-1948), dette spesso «di Piazza del Gesù», dal nome della piazza romana dove la principale ha avuto sede per molti anni, gli scismi sono frequentissimi. Questi scismi costituiscono un elemento decisivo per spiegare la compresenza in Italia di numerose obbedienze massoniche minori. Rispetto al Grande Oriente, nella Gran Loggia A.L.A.M. vi è stata una maggiore presenza di un elemento «cristiano»: dopo tutto, alle origini c’era un pastore protestante. Tuttavia questo elemento cristiano della Gran Loggia A.L.A.M: si è con il tempo diluito. In genere, le obbedienze liberali denunciano quello che chiamano «il dogmatismo e il conservatorismo sociale della massoneria anglosassone», ammettono gli atei e gli agnostici, e talora anche le donne – come fa la Gran Loggia A.L.A.M. e dal 2010 il Grande Oriente di Francia –, e non rinunciano a un’azione politica, particolarmente evidente in Francia. Il Grande Oriente d’Italia non fa parte del SIMPA, ma come si è visto non è neppure riconosciuto da Londra, e occupa una posizione anomala, a metà strada fra il primo e il secondo gruppo di obbedienze.
C’è poi un terzo gruppo. La letteratura della Gran Loggia Unita d’Inghilterra denomina «massoneria di frangia» (fringe masonry) l’insieme delle obbedienze i cui interessi si situano soprattutto sul versante dell’occultismo e della magia. A partire dal secolo scorso questi interessi sono scoraggiati nella massoneria «regolare» e hanno quindi preso la strada di organizzazioni «di frangia». Le obbedienze «di frangia» più diffuse in Italia adottano una simbologia ispirata all’antico Egitto e costituiscono la famiglia – divisa in numerose obbedienze rivali – delle massonerie «egiziane», il cui antecedente storico è rappresentato dall’Alta massoneria egiziana creata nel Settecento da Cagliostro (1743 o 1749-1795).
Possiamo parlare anche di un quarto gruppo, Certamente «irregolari», nel senso di considerate non regolari dalla Gran Loggia Unita d’Inghilterra, che esclude le donne – oltre che «di frangia» –, sono le obbedienze femminili e miste nate con lo scopo precipuo di riconoscere alle donne a pieno titolo l’appartenenza massonica. La principale è l’ordine misto Le Droit Humain, fondato nel 1893 in Francia dalla femminista Maria Deraismes (1828-1894) e dal senatore Georges Martin (1844-1916). Dalle obbedienze femminili e miste vanno distinte le logge «di adozione«, semplici ausiliari della massoneria che organizzano le spose e le figlie dei massoni senza che queste ultime rivendichino in alcun modo una effettiva appartenenza all’ordine: di questo tipo è la Stella d’Oriente, che ha nel mondo circa tre milioni di adepte – e oggi anche adepti, dal momento che si presenta come un ordine misto, accogliendo pure simpatizzanti di sesso maschile della massoneria – e che esiste anche in Italia sotto il controllo del Grande Oriente d’Italia. In Italia – oltre a potere aderire al Droit Humain, che ha oggi dai duecento ai trecento membri fra uomini e donne – le donne che desiderano diventare massone a pieno titolo possono essere iniziate nella Gran Loggia d’Italia A.L.A.M. Alcune donne non sono però soddisfatte né dell’esperienza in questa obbedienza – accusata di riservare loro un ruolo comunque limitato, e dove peraltro a tutt’oggi si trovano la maggioranza delle donne massone italiane –, né della possibilità offerta dal Grande Oriente – a partire dal 1965 – di partecipare alle attività paramassoniche della Stella d’Oriente. Così, da una prima loggia nata nel 1972 a Reggello (Firenze), è sorto un movimento per una massoneria femminile indipendente che ha portato alla costituzione nel 1975 della Gran Loggia Femminile d’Italia, riconosciuta da quella Gran Loggia Femminile di Francia che è emersa negli anni 1970 come «Gran Loggia Madre» della massoneria femminile internazionale. Dissensi interni hanno portato nel 1979, dopo la scissione di diverse logge, alla costituzione di una separata Gran Loggia Tradizionale Femminile d’Italia, chiamata poi dal 1990 Gran Loggia Massonica Femminile d’Italia. Questa seconda realtà ha strappato alla Gran Loggia Femminile d’Italia l’agognato riconoscimento francese, e la rappresentanza dell’Italia nell’organismo internazionale C.L.I.M.A.F. (Comité de liaison internationale de la franc-maçonnerie féminine, «Comitato di collegamento internazionale della massoneria femminile»). La citata ammissione a pieno titolo delle donne, nel 2010, nel Grande Oriente di Francia non ha tolto vigore alle massonerie femminili, che mantengono la loro autonomia anche nei Paesi di lingua francese, così come in Italia.
I circa trentamila massoni – e massone – italiani sono dunque divisi, anche se nel complesso arcipelago – dove è facile perdersi tra nomi e sigle – Grande Oriente d’Italia e Gran Loggia d’Italia A.L.A.M. fanno la parte del leone. Sono anche relativamente pochi, rispetto ai milioni di massoni degli Stati Uniti. Ma è sbagliato credere che non siano influenti. Al contrario, è negli Stati Uniti che forse i massoni sono troppi. Secondo una battuta attribuita all’avvocato Giovanni Agnelli (1921-2003), in America è massone anche il benzinaio. E in ogni cittadina americana sono massoni tutti i professionisti di qualche importanza, tranne i cattolici. Essere massoni conferisce dunque minori privilegi. Ma in Italia, dove i massoni sono pochi e dove il senso di appartenenza si è forgiato in una lunga controversia con la Chiesa Cattolica, l’influenza nelle professioni e negli affari è ancora molto notevole, così come nell’amministrazione dello Stato.
Come La Bussola Quotidiana ha più volte ricordato, lo specifico della massoneria che disturba di più la Chiesa Cattolica non è l’aspetto economico o di carriera di queste influenze ma il progetto culturale soggiacente, la diffusione del metodo massonico il quale insegna che non ci sono dogmi né principi non negoziabili, ma che tutto è soggetto alla discussione e alla mediazione. Questo metodo instilla nell’iniziato una visione della verità come relativa e condizionata da variabili indipendenti che la determinano, tipica di un certo relativismo. Com’è evidente, si tratta di una posizione antitetica a quella della Chiesa, per cui esistono verità che non possono essere messe in discussione e principi che non sono negoziabili e che non dipendono dal consenso.
Per questo – con una posizione che riguarda tutte le massonerie – la Chiesa, con la «Dichiarazione sulla massoneria» del 1983 della Congregazione per la Dottrina della Fede, firmata dal suo prefetto di allora cardinale Joseph Ratzinger ma sottoscritta anche dal Papa Beato Giovanni Paolo II (1920-2005) così che dev’essere considerata Magistero vincolante per tutti i fedeli e tuttora vigente, ci ricorda che «rimane [...] immutato il giudizio negativo della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, poiché i loro principi sono stati sempre considerati inconciliabili con la dottrina della Chiesa e perciò l’iscrizione a esse rimane proibita. I fedeli che appartengono alle associazioni massoniche sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione».
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VITA DELL'ORDINE - SAN GIOVANNI APOSTOLO ED EVANGELISTA
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27/12/2011 |
Oggi è la festa del Patrono principale della Milizia del Tempio e titolare della Chiesa Magistrale "San Giovanni In Jerusalem" nel Castello della Magione di Poggibonsi.
Questa sera alle ore 18,00 verrà celebrata la S. Messa solenne alla quale seguirà la Benedizione del vino nuovo in onore di San Giovanni.
Il Santo Padre concede il dono dell'Indulgenza Plenaria ai fedeli cattolici che oggi visiteranno la Chiesa Magistrale e ai Cavalieri della Milizia del Tempio che rinnoveranno la loro fedeltà alla Regola e alle Costituzioni ovunque si trovino (senza necessariamente la visita alla Chiesa) aggiungendo solo una preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice (Rescritto della S. Penitenzieria Apostolica del 13 Settembre 1989). Continua >>
Giovanni è il più giovane e longevo degli Apostoli, il discepolo più presente nella vita di Gesù e l’autore del quarto Vangelo e dell’Apocalisse, l’unica opera profetica del Nuovo Testamento. Giovanni era originario della Galilea, forse di Betsaida Iulia sul lago di Tiberiade, figlio di Zebedeo e Salome e fratello di Giacomo il maggiore; la madre era nel gruppo di donne che assistevano e seguivano Gesù sul Calvario e il padre aveva una piccola impresa di pesca sul lago di Tiberiade. Nonostante venisse da una famiglia benestante non frequentò mai scuole rabbiniche e veniva considerato da alcuni un “incolto”. Giovanni fu il primo Apostolo in ordine di tempo conosciuto da Gesù e l’ultimo degli Apostoli viventi con cui si conclude la missione Apostolica. Fu Gesù stesso che convinse lui e il fratello Giacomo a seguirlo mentre erano intenti a rammendare le reti. Da allora ebbe un ruolo di spicco nelle vicende evangeliche e fu prediletto da Gesù e da Pietro suo compaesano, segue il Signore in molte vicende importanti come quando risuscitò la figlia di Giairo, nella Trasfigurazione sul Monte Tabor e nell’agonia del Getsemani.
Insieme a Pietro preparò la celebre cena ed ebbe l’onore di sedere alla destra del Signore, fu lui a chiedere a Gesù il nome del traditore e fu l’unico degli Apostoli presente ai piedi della croce insieme a Maria afflitta, avendola Gesù stesso affidata a lui. Insieme a Pietro fu il primo a ricevere l’annuncio del sepolcro vuoto da parte delle donne e fu il primo ad arrivarvi, ma per rispetto diede a Pietro l’onore di entrare, vide a terra i panni in cui era avvolto Gesù e fu il primo a credere nella Risurrezione. Giovanni, poi è sempre presente nelle successive apparizioni ed è lui a riconoscerlo durante la pesca miracolosa sul lago di Tiberiade, assiste inoltre al conferimento del primato a Pietro. Insieme a Pietro viene più volte arrestato dal sinedrio e flagellato, poi viene inviato in Samaria a consolidare la fede già diffusa da Filippo. Nell’anno 53 San Paolo lo qualificò come colonna della nascente Chiesa. Nel 42 il fratello Giacomo fu decapitato da Erode Agrippa I, protomartire tra gli Apostoli. Lasciata Gerusalemme già prima del 57 si recò in Asia minore reggendo la Chiesa di Efeso.
Adempì la profezia di Gesù imitandolo nella passione, anche se non subì il martirio fu perseguitato dalla terribile persecuzione di Domiziano, (51-96) che venuto a conoscenza della fama dell’Apostolo lo convocò a Roma e imprigionatolo, le fece rasare i capelli per segno di scherno e fu immerso nell’olio bollente; Giovanni ne uscì incolume miracolosamente. Fu, quindi esiliato a Patmos(arcipelago delle Sporadi), dopo la morte di Domiziano salì al trono Nerva(96-98), più tollerante verso i Cristiani. Giovanni, perciò finito l’esilio tornò ad Efeso dove continuò ad esortare i fedeli all’amore fraterno. Morì ultracentenario nel 104, cosicchè il più giovane degli Apostoli, celibe e vergine portò la parola di Dio tra i Cristiani del II secolo. Di carattere caldo e impetuoso, fu soprannominato “figlio del tuono”.
Sulla sua tomba ad Efeso, nel V secolo sorse una magnifica basilica e scritti antichissimi gli attribuiscono svariati prodigi. Fu teologo altissimo e storico scrupoloso, sottolineando accuratamente l’umanità di Cristo in molti episodi in cui risalta l’aspetto più umano del Signore. L’Apocalisse, invece, denso di simbolismi è stato spesso considerato un infausto oracolo sulla fine del mondo, invece è un concreto messaggio di speranza e di fede per le Chiese colpite dalla persecuzione.
Emanuele
[Fonte Santiebeati.it]
VANGELO SECONDO GIOVANNI
1 In principio era il Verbo, e il Verbo era con Dio e il Verbo era Dio
1 In principio erat Verbum, et Verbum erat apud Deum, et Deus erat Verbum.
2 Egli era, in principio, con Dio:
2 Hoc erat in principio apud Deum.
3 tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla di ciò che esiste è stato fatto.
3 Omnia per ipsum facta sunt, et sine ipso factum est nihil; quod factum est
4 In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini;
4 in ipso vita erat, et vita erat lux hominum,
5 la luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l'hanno sopraffatta.
5 et lux in tenebris lucet, et tenebrae eam non comprehenderunt.
6 Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.
6 Fuit homo missus a Deo, cui nomen erat Johannes;
7 Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui
7 hic venit in testimonium, ut testimonium perhiberet de lumine, ut omnes crederent per illum.
8 Egli non era la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.
8 Non erat ille lux, sed ut testimonium perhiberet de lumine.
9 Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.
9 Erat lux vera, quae illuminat omnem hominem, veniens in mundum.
10 Egli era nel mondo e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo ha riconosciuto
10 In mundo erat, et mundus per ipsum factus est, et mundus eum non cognovit.
11 Venne fra la sua gente ma i suoi non l'hanno accolto.
11 In propria venit, et sui eum non receperunt.
12 A quanti però l'hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome,
12 Quotquot autem receperunt eum, dedit eis potestatem filios Dei fieri, his, qui credunt in nomine eius,
13 i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.
13 qui non ex sanguinibus neque ex voluntate carnis neque ex voluntate viri, sed ex Deo nati sunt.
14 E il Verbo si fece uomo ed è venuto ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come dell'unico Figlio che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.
14 Et Verbum caro factum est et habitavit in nobis, et vidimus gloriam eius, gloria quasi Unigeniti a Patre, plenum gratiae et veritatis.
15 Giovanni gli dà testimonianza e proclama: "Ecco l'uomo del quale ho detto: Quello che verrà dopo di me è avanti a me, perché era prima di me".
15 Iohannes testimonium perhibet de ipso et clamat dicens: "Hic erat, quem dixi: Qui post me venturus est, ante me factus est, quia prior me erat".
16 Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia.
16 Et de plenitudine eius nos omnes accepimus, et gratia pro gratia;
17 Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
17 quia lex per Moysen data est, gratia et veritas per Iesum Christum facta est.
18 Dio nessuno lo ha mai visto: l'unico Figlio che è Dio, ed è in seno al Padre, è lui che lo ha rivelato.
18 Deum nemo vidit umquam, Unigenitus Deus, qui est in sinu Patris, ipse enarravit.
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CELEBRAZIONI - Et Verbum caro factum est, et habitavit in nobis…
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25/12/2011 |
Il Gran Maestro porge fervidi auguri di un Santo Natale e di un sereno e proficuo Anno Nuovo alle Autorità Religiose, Militari e Civili, agli Amici e ai Benefattori,
ai Confratelli, alle Consorelle e a tutti gli altri Membri della Milizia
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Mai come in questi tempi avevamo sentito così forte la necessità di scambiarci gli auguri per un Natale nel suo vero significato: ricordare la nascita di Nostro Signor Gesù Cristo per tutto ciò che ha rappresentato per l’umanità, il suo riscatto, perchè il Natale di Nostro Signore diventa anche il natale degli uomini, degli uomini di buona volontà.
Già perchè è Natale il punto focale del Cristianesimo e la festa di riferimento della Civiltà che, nata dalla culla di Betlemme, irradierà il mondo; almeno fino a quando i cristiani, anzi i cattolici che del Natale dovrebbero essere i custodi per legittima ed ininterrotta tradizione, non capitoleranno definitivamente di fronte al nemico più insidioso e più subdolo, la loro mondanizzazione, la perdita, cioè, della loro identità e della loro forza (“Noi siamo nel mondo, non siamo del mondo”).
Ed è proprio dal Natale che dobbiamo ripartire per riscoprire il nostro Cattolicesimo e non rimanere innocui battezzati, per ritrovare integralmente la vocazione alla missionarietà che è fatta sì di grandi gesti ma soprattutto di coerente testimonianza quotidiana, tanto per cominciare dal non vergognarsi di essere e di agire da cattolici in tutti i campi, a cominciare dalla cosa pubblica, la politica ad ogni livello; o preferiamo farci relegare nelle sacrestie?
Per esempio: oggi abbiamo paura della strisciante islamizzazione, che è davvero un pericolo reale ed immediato; purtroppo non è tanto la forza dell’Islam da temere quanto la nostra debolezza; ma cosa potremmo temere dall’Islam, una “religione” che non ha capo nè coda e che riesce ad imporsi solo con la violenza?
Naturalmente ciò vale anche per tutto ciò che si oppone al messaggio di Cristo, dal materialismo pratico a quello ideologico, dal sincretismo religioso all’ateismo di comodo uniti sotto la bandiera del laicismo, dall’imposizione di modelli emarginati dalla stessa natura umana per creare una società dove non sia più chiaro il concetto di normalità ed il confine tra il bene ed il male.
E’ Natale dunque e Natale sia, non lasciandoci abbagliare dalle luci e dai lustrini della commercializzazione di questa festa per non rischiare di perdere di vista la luce della capanna di Betlemme; nostro malgrado, quest’anno ci aiuta il nuovo Governo italiano del Sen. Prof. Mario Monti che, “tecnicamente”, ci costringe a privarci di tante cose, alcune nemmeno superflue, per motivi finanziari e certamente non per l’ideale ed auspicata sobrietà natalizia.
Noi che abbiamo scelto di servire Cristo sotto lo stendardo della Milizia del Tempio non possiamo imboscarci nelle retrovie dei compromessi e di una vita organizzata in proiezione orizzontale; se “Militia” ha ancora un senso non può che essere quello del combattimento, della “buona battaglia”, per la realizzazione di quel Regno di Cristo che chiama a raccolta tutti già fin dai primi vagiti del Bambinello ed in modo particolare noi per la nostra specifica vocazione di “Milites”: la fedeltà alla Regola (preghiera, comunità, testimonianza, servizio) in tutti i momenti della nostra vita perchè si è Cavalieri se sappiamo vivere da Cavalieri, sempre.
“…Marciate, dunque, sicuri, o cavalieri, e con intrepido animo sconfiggete i nemici della croce di Cristo! (Fil, 3, 18) … e nel momento del pericolo ripetete a voi stessi:”Sia che viviamo, sia che moriamo, noi apparteniamo al Signore” (Rm, 14, 8). … Rallegrati, o forte campione, se sopravvivi vittorioso nel Signore; ma ancor più esulta e sii fiero nella tua gloria se morirai e ti unirai al Signore. … Del resto, se sono chiamati “beati coloro che muoiono nel Signore” (Ap, 14, 13), quanto più lo saranno quelli che muoiono per il Signore?”.(San Bernardo di Chiaravalle: “Liber ad Milites Templi de laude novae Militiae”).
Auguri.
dom. Marcello A. Cristofani della Magione
Gran Maestro
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SOMMO PONTEFICE - DIO E' APPARSO. COME BAMBINO.
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25/12/2011 |
"Dio è diventato povero. Il suo Figlio è nato nella povertà della stalla. Nel bambino nella stalla di Betlemme, si può, per così dire, toccare Dio e accarezzarlo". L'omelia del Papa nella notte di Natale
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di Benedetto XVI
Cari fratelli e sorelle,
la lettura tratta dalla Lettera di san Paolo Apostolo a Tito, che abbiamo appena ascoltato, inizia solennemente con la parola "apparuit", che ritorna poi di nuovo anche nella lettura della Messa dell’aurora: "apparuit" – è apparso. È questa una parola programmatica con cui la Chiesa, in modo riassuntivo, vuole esprimere l’essenza del Natale.
Prima, gli uomini avevano parlato e creato immagini umane di Dio in molteplici modi. Dio stesso aveva parlato in diversi modi agli uomini (cfr Eb 1,1: lettura nella Messa del giorno). Ma ora è avvenuto qualcosa di più: Egli è apparso. Si è mostrato. È uscito dalla luce inaccessibile in cui dimora. Egli stesso è venuto in mezzo a noi. Questa era per la Chiesa antica la grande gioia del Natale: Dio è apparso. Non è più soltanto un’idea, non soltanto qualcosa da intuire a partire dalle parole. Egli è "apparso".
Ma ora ci domandiamo: Come è apparso? Chi è Lui veramente? La lettura della Messa dell’aurora dice al riguardo: "Apparvero la bontà di Dio… e il suo amore per gli uomini" (Tt 3,4). Per gli uomini del tempo precristiano, che di fronte agli orrori e alle contraddizioni del mondo temevano che anche Dio non fosse del tutto buono, ma potesse senz’altro essere anche crudele ed arbitrario, questa era una vera "epifania", la grande luce che ci è apparsa: Dio è pura bontà. Anche oggi, persone che non riescono più a riconoscere Dio nella fede si domandano se l’ultima potenza che fonda e sorregge il mondo sia veramente buona, o se il male non sia altrettanto potente ed originario quanto il bene e il bello, che in attimi luminosi incontriamo nel nostro cosmo. "Apparvero la bontà di Dio… e il suo amore per gli uomini": questa è una nuova e consolante certezza che ci viene donata a Natale.
In tutte e tre le Messe del Natale la liturgia cita un brano tratto dal Libro del Profeta Isaia, che descrive ancora più concretamente l’epifania avvenuta a Natale: "Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà: Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace. Grande sarà il suo potere e la pace non avrà fine" (Is 9,5s).
Non sappiamo se il profeta con questa parola abbia pensato a un qualche bambino nato nel suo periodo storico. Sembra però impossibile. Questo è l’unico testo nell’Antico Testamento in cui di un bambino, di un essere umano si dice: il suo nome sarà Dio potente, Padre per sempre. Siamo di fronte ad una visione che va di gran lunga al di là del momento storico verso ciò che è misterioso, collocato nel futuro. Un bambino, in tutta la sua debolezza, è Dio potente. Un bambino, in tutta la sua indigenza e dipendenza, è Padre per sempre. "E la pace non avrà fine". Il profeta ne aveva prima parlato come di "una grande luce" e a proposito della pace proveniente da Lui aveva affermato che il bastone dell’aguzzino, ogni calzatura di soldato che marcia rimbombando, ogni mantello intriso di sangue sarebbero stati bruciati (cfr Is 9,1.3-4).
Dio è apparso – come bambino. Proprio così Egli si contrappone ad ogni violenza e porta un messaggio che è pace. In questo momento, in cui il mondo è continuamente minacciato dalla violenza in molti luoghi e in molteplici modi; in cui ci sono sempre di nuovo bastoni dell’aguzzino e mantelli intrisi di sangue, gridiamo al Signore: Tu, il Dio potente, sei apparso come bambino e ti sei mostrato a noi come Colui che ci ama e mediante il quale l’amore vincerà. E ci hai fatto capire che, insieme con Te, dobbiamo essere operatori di pace. Amiamo il Tuo essere bambino, la Tua non violenza, ma soffriamo per il fatto che la violenza perdura nel mondo, e così Ti preghiamo anche: dimostra la Tua potenza, o Dio. In questo nostro tempo, in questo nostro mondo, fa’ che i bastoni dell’aguzzino, i mantelli intrisi di sangue e gli stivali rimbombanti dei soldati vengano bruciati, così che la Tua pace vinca in questo nostro mondo.
Natale è epifania – il manifestarsi di Dio e della sua grande luce in un bambino che è nato per noi. Nato nella stalla di Betlemme, non nei palazzi dei re. Quando, nel 1223, Francesco di Assisi celebrò a Greccio il Natale con un bue e un asino e una mangiatoia piena di fieno, si rese visibile una nuova dimensione del mistero del Natale. Francesco di Assisi ha chiamato il Natale "la festa delle feste" – più di tutte le altre solennità – e l’ha celebrato con "ineffabile premura" (2 Celano, 199: Fonti Francescane, 787). Baciava con grande devozione le immagini del bambinello e balbettava parole di dolcezza alla maniera dei bambini, ci racconta Tommaso da Celano (ivi).
Per la Chiesa antica, la festa delle feste era la Pasqua: nella risurrezione, Cristo aveva sfondato le porte della morte e così aveva radicalmente cambiato il mondo: aveva creato per l’uomo un posto in Dio stesso. Ebbene, Francesco non ha cambiato, non ha voluto cambiare questa gerarchia oggettiva delle feste, l’interna struttura della fede con il suo centro nel mistero pasquale. Tuttavia, attraverso di lui e mediante il suo modo di credere è accaduto qualcosa di nuovo: Francesco ha scoperto in una profondità tutta nuova l’umanità di Gesù.
Questo essere uomo da parte di Dio gli si rese evidente al massimo nel momento in cui il Figlio di Dio, nato dalla Vergine Maria, fu avvolto in fasce e venne posto in una mangiatoia. La risurrezione presuppone l’incarnazione. Il Figlio di Dio come bambino, come vero figlio di uomo – questo toccò profondamente il cuore del Santo di Assisi, trasformando la fede in amore. "Apparvero la bontà di Dio e il suo amore per gli uomini": questa frase di san Paolo acquistava così una profondità tutta nuova. Nel bambino nella stalla di Betlemme, si può, per così dire, toccare Dio e accarezzarlo. Così l’anno liturgico ha ricevuto un secondo centro in una festa che è, anzitutto, una festa del cuore.
Tutto ciò non ha niente di sentimentalismo. Proprio nella nuova esperienza della realtà dell’umanità di Gesù si rivela il grande mistero della fede. Francesco amava Gesù, il bambino, perché in questo essere bambino gli si rese chiara l’umiltà di Dio. Dio è diventato povero. Il suo Figlio è nato nella povertà della stalla. Nel bambino Gesù, Dio si è fatto dipendente, bisognoso dell’amore di persone umane, in condizione di chiedere il loro – il nostro – amore. Oggi il Natale è diventato una festa dei negozi, il cui luccichio abbagliante nasconde il mistero dell’umiltà di Dio, la quale ci invita all’umiltà e alla semplicità. Preghiamo il Signore di aiutarci ad attraversare con lo sguardo le facciate luccicanti di questo tempo fino a trovare dietro di esse il bambino nella stalla di Betlemme, per scoprire così la vera gioia e la vera luce.
Sulla mangiatoia, che stava tra il bue e l’asino, Francesco faceva celebrare la santissima Eucaristia (cfr 1 Celano, 85: Fonti, 469). Successivamente, sopra questa mangiatoia venne costruito un altare, affinché là dove un tempo gli animali avevano mangiato il fieno, ora gli uomini potessero ricevere, per la salvezza dell’anima e del corpo, la carne dell’Agnello immacolato Gesù Cristo, come racconta il Celano (cfr 1 Celano, 87: Fonti, 471). Nella Notte santa di Greccio, Francesco, quale diacono, aveva personalmente cantato con voce sonora il Vangelo del Natale. Grazie agli splendidi canti natalizi dei frati, la celebrazione sembrava tutta un sussulto di gioia (cfr 1 Celano, 85 e 86: Fonti, 469 e 470). Proprio l’incontro con l’umiltà di Dio si trasformava in gioia: la sua bontà crea la vera festa.
Chi oggi vuole entrare nella chiesa della Natività di Gesù a Betlemme, scopre che il portale, che un tempo era alto cinque metri e mezzo e attraverso il quale gli imperatori e i califfi entravano nell’edificio, è stato in gran parte murato. È rimasta soltanto una bassa apertura di un metro e mezzo. L’intenzione era probabilmente di proteggere meglio la chiesa contro eventuali assalti, ma soprattutto di evitare che si entrasse a cavallo nella casa di Dio. Chi desidera entrare nel luogo della nascita di Gesù, deve chinarsi.
Mi sembra che in ciò si manifesti una verità più profonda, dalla quale vogliamo lasciarci toccare in questa Notte santa: se vogliamo trovare il Dio apparso quale bambino, allora dobbiamo scendere dal cavallo della nostra ragione "illuminata". Dobbiamo deporre le nostre false certezze, la nostra superbia intellettuale, che ci impedisce di percepire la vicinanza di Dio. Dobbiamo seguire il cammino interiore di san Francesco – il cammino verso quell’estrema semplicità esteriore ed interiore che rende il cuore capace di vedere. Dobbiamo chinarci, andare spiritualmente, per così dire, a piedi, per poter entrare attraverso il portale della fede ed incontrare il Dio che è diverso dai nostri pregiudizi e dalle nostre opinioni: il Dio che si nasconde nell’umiltà di un bimbo appena nato.
Celebriamo così la liturgia di questa Notte santa e rinunciamo a fissarci su ciò che è materiale, misurabile e toccabile. Lasciamoci rendere semplici da quel Dio che si manifesta al cuore diventato semplice. E preghiamo in quest’ora anzitutto anche per tutti coloro che devono vivere il Natale in povertà, nel dolore, nella condizione di migranti, affinché appaia loro un raggio della bontà di Dio; affinché tocchi loro e noi quella bontà che Dio, con la nascita del suo Figlio nella stalla, ha voluto portare nel mondo. Amen.
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CASA REALE D'ITALIA - MESSAGGIO DI S.A.R. IL PRINCIPE AMEDEO DI SAVOIA PER IL SANTO NATALE E IL NUOVO ANNO
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24/12/2011 |
Italiani!
si chiude un anno in cui abbiamo celebrato il 150° anniversario della proclamazione del Regno d'Italia.
Si è parlato di Unità, ma questa, per il vero, fu raggiunta più tardi, con Venezia nel 1866, con Roma nel 1870, con Trento e Trieste nel 1918.
Si è parlato di ombre, più che di luci, di quella epopea: ma le ombre, che nessuno vuole negare, sono parte di ogni vicenda umana, che sia personale o collettiva.
Ciò che resta è che un gran Re come Vittorio Emanuele II, uno statista come Cavour, uomini di pensiero e di azione come Mazzini e Garibaldi, spiriti immortali come Foscolo, Leopardi, Verdi, Manzoni, Carducci fecero sì che, dopo lunghi secoli di servaggio e di divisione, il popolo italiano ritrovasse unità, indipendenza e libertà.
Si chiude un anno in cui abbiamo attraversato grandi difficoltà economiche e sociali.
Esse hanno radici internazionali ma anche, e soprattutto, interne.
Ho ripetuto tante volte - ma non mi stancherò di farlo - che, senza un profondo rinnovamento culturale e istituzionale, le riforme, auspicate da ogni parte, si risolveranno sempre in operazioni di potere a vantaggio di pochi e a detrimento di molti.
Auspico comunque che - nonostante tutto - la classe dirigente del Paese voglia e sappia operare per il bene comune, tutelando soprattutto, in questi momenti difficilissimi, i più deboli e i più indifesi.
Unitamente a mio figlio Aimone, rivolgo a tutti i concittadini, agli italiani che lavorano in ogni parte del mondo, ai militari impegnati nelle missioni all'estero, l'augurio di trascorrere un sereno Santo Natale e di vivere un buon 2012!
Affrontiamo - tutti insieme - l'anno che viene, con speranza e determinazione," ciascuno dal posto che la Provvidenza ci ha assegnato!", secondo l'esortazione che, in un Suo memorabile messaggio, ci rivolse il Re Umberto II.
Viva l'Italia!
Amedeo di Savoia
Castiglion Fibocchi, 24 Dicembre 2011
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POLITICA ITALIANA - Napolitano, il presidente anomalo
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22/12/2011 |
Intervista al professor Andrea Simoncini, docente di Diritto Costituzionale all’Università di Firenze Continua >>
di Riccardo Cascioli 22-12-2011
da "La Bussola Quotidiana"
«Nella costituzione del governo Monti, il presidente Napolitano è stato formalmente corretto, ciò non toglie che lo stile della sua presidenza sia improntato a un interventismo senza precedenti, al limite se non oltre la Costituzione». E’ quanto sostiene il professor Andrea Simoncini, docente di Diritto Costituzionale all’Università di Firenze, commentando le polemiche suscitate dall’ultimo intervento del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Professor Simoncini, allora non è corretto parlare di “sospensione della democrazia”.
Guardi, questa non è una polemica nuova, ma bisogna distinguere due piani: dal punto di vista formale, il governo Monti è stato nominato dopo le dimissioni del precedente governo, ha ottenuto la fiducia in Parlamento con un’ampia maggioranza, e la manovra varata è stata anch’essa approvata dal Parlamento. Quindi non c’è nessuno strappo, la Costituzione è stata rispettata alla lettera.
E il secondo piano?
Il tutto è avvenuto in un contesto politico anomalo. La politica è stata esautorata e comunque c’è un’incapacità della politica di dettare indirizzi. Gran parte delle scelte sono state imposte dall’esterno, a cominciare dalla famosa lettera della BCE. In generale si può dire che la partecipazione del Parlamento in questa fase sia estremamente bassa, le misure sono dettate da fuori. Quindi le mosse di Napolitano vanno considerate in questo contesto che è patologico.
Ciò non toglie che i suoi interventi siano apparsi molto invadenti.
Ripeto, il problema è la patologia dell’attuale momento. Quando la politica funziona e fa il suo dovere il ruolo del presidente della Repubblica è molto limitato, ma se la politica non funziona allora i suoi poteri si dilatano. Nella nostra Costituzione fortunatamente è prevista anche la crisi, ci sono i meccanismi per gestire l’emergenza. Sicuramente la scelta di Monti è stata molto forte, Napolitano ha chiaramente espresso il suo indirizzo, ma la Costituzione glielo consentiva.
C’è però da dire che l’interventismo di Napolitano non nasce con il governo Monti, lo abbiamo visto recitare da protagonista da lungo tempo, dal caso Englaro in poi..
Ah, se lei mi chiede un giudizio sulla fase precedente a quella che ha portato al governo Monti, allora le dico che non giustifico affatto Napolitano. E’ sicuramente uno dei presidenti più interventisti della storia della Repubblica, forse solo Einaudi ha fatto di peggio. Certamente la sua prassi, dal punto di vista costituzionale, è innovativa, è tutta da studiare. Va da sé che ogni presidente della Repubblica ha avuto il desiderio di influire in qualche modo sul governo, ma nessuno l’ha mai messo per iscritto. Quella di Napolitano è la presidenza con il più alto numero di comunicati ufficiali, e basta andare sul sito del Quirinale e confrontarli con quelli dei suoi predecessori per rendersene conto. Napolitano è un presidente estremamente interventista.
Ma nel limite della Costituzione o va oltre? Nel caso Englaro, ad esempio, con la lettera “preventiva” al governo, si è reso protagonista di un atto senza precedenti.
Diciamo che i suoi interventi sono estremamente discutibili, al limite estremo di quanto permesso dalla Costituzione e anche oltre. Il capo dello Stato dovrebbe intervenire solo su casi di alto profilo istituzionale, e su questioni inoppugnabili. Invece è entrato moltissime volte nel merito, non solo nel caso Englaro. Sono innumerevoli gli interventi e i rinvii di decreti legge in cui è entrato nel merito di provvedimenti che non hanno attinenza con il suo ruolo. Napolitano ha corretto il governo tantissime volte. In questo modo è andato ad occupare una posizione di indirizzo politico che non gli compete.
Certo però che anche il “governo tecnico” è un’anomalia tutta italiana, in altri paesi le soluzioni alle crisi sono sempre politiche.
Mi permetta di contestare la definizione di “governo tecnico”. Che sia prevalentemente composto di cosiddetti “tecnici”, non eletti in Parlamento ma scelti per le loro specifiche competenze, non significa affatto che si possa parlare di “governo tecnico”, perché il suo è un programma di indirizzo politico sul quale si chiede una maggioranza parlamentare. Quando si fa una riforma delle pensioni o si aumenta l’Iva o si reintroduce l’ICI, si fanno scelte di indirizzo politico. Che lo facciano dei “tecnici” non cambia la sostanza. Peraltro da questo punto di vista anche la Grecia è nella stessa condizione dell’Italia, ma ciò diventa possibile quando la politica si dimostra incapace di assolvere al proprio compito. Anche con i “tecnici” però c’è un problema, non si capisce mai chi ha ragione. Basta guardare alle polemiche di questi giorni: economisti che si scagliano contro la politica della BCE, eppure sono tutti tecnici. Il fatto è che non ci sono criteri oggettivi per stabilire chi abbia ragione. Ma il vero problema, ripeto, è l’eclissi della politica.
Un governo così non rischia di emarginarla ancora di più? Come fare per ridare il giusto spazio alla politica?
Credo si debba chiudere il più presto possibile questa fase. Il governo faccia quelle due-tre cose fondamentali che i politici finora non sono stati in grado di fare e poi si vada rapidamente alle elezioni. Del resto mi pare che all’interno dei partiti – sicuramente nel PDL ma anche nel PD - le cose si stiano muovendo e ci siano buone possibilità che alle prossime elezioni si presenti una classe dirigente rinnovata. Quindi, subito le riforme essenziali e poi al voto senza perdere tempo.
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IN MEMÓRIAM - Il pio transito di Sua Eminenza il Cardinale John Patrick Foley.
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12/12/2011 |
Era il Gran Maestro emerito dell'Ordine del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Continua >>
Ieri nella sua casa di Filadelfia è piamente morto Sua Eminenza il Cardinale John Patrick Foley, Gran Maestro emerito dell'Ordine del Santo Sepolcro di Gerusalemme.
Aveva mantenuto una rispettosa e cordiale corrispondenza con S.E. il nostro Gran Maestro.
Domenica 18 Dicembre la S. Messa comunitaria nella Chiesa Magistrale sarà celebrata in suo suffragio.
Nel suo ultimo discorso come Gran Maestro dell’ Ordine di Gerusalemme il cardinale Foley salutò tutti così. “Chiedo a tutti voi di pregare per la pace e la giustizia in Terra Santa - e vi chiedo anche di pregare per me che mi appresto ad affrontare l'ultima fase della mia vita. Potete essere certi che io pregherò per tutti voi!”
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DIFESA DELLA VITA - Adesso i cattolici che"capiscono" l'aborto non parlino di amore.
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11/12/2011 |
Dilemma etico sulla 16enne di Trento costretta a interrompere la gravidanza. La famiglia si è rivolta al giudice perché oggi si pretende il diritto di fare qualunque cosa evitando le conseguenze
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di Giuliano Ferrara - 11 dicembre 2011 da "Il Giornale".
La scomparsa della pietà è una notizia che sovrasta la crisi dell’euro e qualsiasi altra notizia. Una ragazza di sedici anni ha abortito, cioè si è liberata annichilendola di una creatura umana concepita nel suo grembo, dopo e a causa di una campagna pedagogica scatenata con le migliori intenzioni dai suoi genitori a nome di un valore sociale sordo a ogni remora di tipo etico (di buone intenzioni è lastricata... eccetera). Padre e madre hanno addirittura chiesto un’ingiunzione di tribunaleper costringere all’aborto, senza ottenerla per adesso, e arrivando lo stesso allo scopo attraverso la persuasione forte e la conduzione per mano al patibolo della vita di una bambina recalcitrante. In tempo liturgico, come direbbero i cattolici e come dice la tradizione cristiana, di Avvento. La storia l’ha raccontata Cinzia Sasso, giornalista di Repubblica e first lady della Milano progressista e bendicente. È una storia maledetta e semplice.
Il sesso degli adolescenti, protetto o non protetto dal punto di vista sanitario e concezionale, è un dato di fatto accettato, e perfino custodito in un amicale rigetto delle inibizioni da parte delle famiglie, della maggioranza degli insegnanti, delle amiche e degli amici più grandi, e di ogni altra pallida autorità superstite. Se hai sedici anni, se sei fervorosa e innamorata o anche solo spigliata e avventurosa, e i sentimenti o le pulsioni ti comandano di seguire senza troppi problemi le tempeste ormonali della tua età, allora il massimo del suggerimento cautelativo che scuola, famiglia e stato sanitario ti offrono è quello di garantirti con un preservativo, e guai se alla tv non si parla del preservativo, e guai se il Papa dice che in Africa non è la soluzione del problema della promiscuità generatrice di epidemie, e guai se manca a scuola un distributore automatico. Ma le conseguenze dell’amore non prevedono il laico e fatalista «fa' quel che devi e avvenga quel che può»,e nemmeno l’agostiniano «ama (dilige) e fa' ciò che vuoi»; no, la regola etica moderna e spietata dice che sei autorizzato a fare quel che vuoi, perché sei un soggetto libero, a patto che scansi il rischio delle conseguenze di quello che fai, anche se tra le conseguenze ci fosse la vita umana innocente di un essere concepito per la libertà di nascere e di esistere. Questa la lezione atroce inferta alla ragazzina che amava un poco di buono, secondo gli standard di felicità e benessere della sua famiglia.
La sordità morale rispetto all' aborto è ormai la legge educativa dell'occidente, a solo trentacinque anni dal varo delle norme che sanarono la piaga degli aborti clandestini in Europa, ma insistendo ipocritamente sulla «tutela sociale della maternità». Lo è al punto tale che il tribunale genitoriale chiede aiuto al tribunale civile, perché la cultura prevalente è quella di Obama, che chiama «incidente» e «rischio» l’ipotetica gravidanza di una delle sue figlie, è quella ormai diffusa, nella media considerazione dell’uomo e della donna comuni: le ragazze e i ragazzi devono essere compresi, assecondati e educati secondo principi di critica e decostruzione di ogni possibile autorità o interdetto, e in mezzo a tanto libertarismo sorge però l’idea che devono essere costretti a difendersi dall’aggressione di una creatura nuova, dall’evento patologico del parto, creatura e parto che perfino appigliandosi alla legge è totalmente lecito scongiurare in nome di una vita che sarebbe colpita e devastata da una maternità precoce. Come se l’interruzione precoce della maternità non fosse una devastazione di coscienza e di spirito infinitamente superiore a qualunque sindrome successiva a un parto. Come se non contasse nulla, e non conta nulla, il rispetto creaturale per il terzo incomodo, per l’embrione formato e unico e irripetibile destinato a soccombere per il peso di una scelta ideologica o sociologica.
Anche gli uomini di chiesa si sentono costretti a sociologizzare il problema, a dirsi come il direttore del giornale cattolico chiamato a commentare la storia, «amareggiati» per un aborto che non si può accettare, ma pieni di comprensione per le ansie dei genitori e per la situazione in cui si è trovata la ragazzina.
La comprensione per chi può decidere da forte dell'esistenza dei deboli è solo l'altra faccia della spietatezza verso la vittima di una inversione e trasvalutazione di tutti i valori della vita e dell’amore. Non mi stiano più a disturbare, questi cattolici comprendenti, con il tema loro caro dell’amore e della solidarietà. Si tengano quelle parole falsamente religiose, e ci lascino una laica e sacra pietà.
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CASA REALE D'ITALIA - Ancora d'attualità la profezia di Padre Pio. Tornerà la Monarchia?
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11/12/2011 |
Il Professor Vignoli, dell'Università di Genova, ha riportato a galla la vicenda in occasione della celebrazione dei 150 anni dell'Unità d'Italia a Roma. Il Santo qualche mese prima della morte, incontrando Amedeo di Savoia, vedendo il figlio Aimone, predisse per lui un futuro di regnante. La profezia in un basso rilievo a San Giovanni Rotondo, stranamente fatto spostare in uno spazio difficilmente visibile. Nel quattordicinale "SI" diretto da Maria Giovanna Elmi, in questi giorni in edicola, compare un sibillino articolo firmato da Eugenio Parisi, circa una profezia di San Padre Pio riguardante l’Italia ed un possibile ritorno della monarchia. A regnare sarebbero i discendenti dell’attuale V Duca d’Aosta, Amedeo di Savoia. A fare dell’incredibile vaticinio del frate è stato il professor Giulio Vignoli dell’Università di Genova durante una celebrazione a Roma in Campidoglio per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Presenti il Duca d’Aosta, la figlia di Re Umberto II, Maria Gabriella, Aimone di Savoia, autorità politiche ed amministrative delle Repubblica, nonché storici della caratura di Aldo Alessandro Mola, Vignoli ha ricordato allo sbigottito uditorio come Padre Pio, già prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, avesse annunciato, durante un toccante incontro, alla allora Principessa di Piemonte, Maria Josè – poi ultima Regina d’Italia – che casa Savoia avrebbe perso il trono e che la Pianta principale del casato sarebbe seccata ma che "un virgulto sarebbe sbocciato ridando onore e forza alla famiglia riottenendole il regno". La profezia fu confermata anche dopo la guerra dalla stessa Maria Josè a diversi testimoni che si sarebbe verificata nella sua prima parte sia nei minimi particolari. Dunque, se la profezia fosse veritiera, all’attuale Repubblica, dovrebbe subentrare una nuova monarchia. Secondo l’articolo di SI , al Santo, qualche mese prima della morte, fu portato il figlio di Amedeo di Savoia e di Claudia di Francia, Aimone. Padre Pio appena visto il piccolo avrebbe esclamato “bimbo innanzi a te vi è onore e regalità”. La frase turbò non poco i presenti e poco dopo il Santo frate, volle parlandone ad alcuni suoi “figli spirituali” che dopo la sua morte fosse realizzato un basso rilievo in cui fosse in qualche modo consacrata la sua profezia. L’opera fu effettivamente scolpita. Posta nella cripta a San Giovanni Rotondo, dove sino a poco fa giaceva il corpo del Santo, il bassorilievo presenta una scena che ha dell’incredibile: vi compaiono la Madonna con Gesù Bambino in grembo e San Giuseppe. Innanzi alla Sacra famiglia, Padre Pio che regge tra le braccia un agnello. Compare poi un gruppo di giovinetti e una ragazzina inginocchiati intorno alla sacra famiglia. Tutti i componenti la raffigurazione sono rappresentati negli abiti tradizionali. Tutti eccettuati due personaggi: lo stesso Padre Pio, con il saio francescano, ed uno dei ragazzi ritratto in abito moderno da cerimonia. A ben guardare quest’ultima figura c’è da rimanere di stucco: il ragazzo ha le sembianze di Aimone di Savoia ed indossa il collare dell’Annunziata (suprema onorificenza sabauda) conferita da Re Umberto II ad Aimone quando il giovane aveva 15 anni. Titolo dell’opera: “Bellezza e regalità ti stanno d’intorno”. Cosa vuole dire questo titolo? Aimone sarà Re d’Italia? Ora con la crisi gravissima che il nostro Paese sta attraversando il bassorilievo è rimasto collocato nella vecchia cripta dove riposava Padre Pio ma è stato spostato in posizione difficilmente visibile. Forse qualcuno ha paura della profezia e che possa cadere la Repubblica? chiudi
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CELEBRAZIONI - QUALCUNO ORDINI IN CHIESA IL CESSATE LE PAROLE! Il castigo divino della “Preghiera dei fedeli”.
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10/12/2011 |
Quella Chiesa postconciliare che ha abolito il silenzio. La Preghiera dei fedeli: la “madre di tutti gli eccessi”. Se si dimentica che il peccato sociale altro non è che la somma dei peccati individuali. Se l’ossessione del “sociale” che tuona dagli amboni diventa idolatria. Quando si scambia il “Fatto” per eccellenza con Il Fatto Quotidiano. L’ultima moda clericale: il prete che non si inginocchia mai nella messa. “I ragionamenti tortuosi allontanano da Dio”. Quelle Preghiere dei fedeli riprese dalla scaletta del tg di mezzogiorno.
Prendi la preghiera dei fedeli: voluta dalla riforma liturgica, è diventata la “madre di tutti gli eccessi”, il luogo di ogni abuso; nei casi migliori uno sfogatoio, nei peggiori la latrina di ogni verbosità para-ideologica; l’introito, l’allusione neppure troppo velata verso l’opinionismo politico legato alla cronaca, la terra di nessuno dei comitati parrocchiali che hanno fatto di sacrestie proprietà privata e sezione partitica, e che talvolta sembrano fermi psicologicamente all’assetto da guerriglia verbale sindacalizzata anni ’70, con tutti i loro proclami da ambone.
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dic 9, 2011
di Antonio Margheriti Mastino
da "Papalepapale"
QUELLA CHIESA POSTCONCILIARE CHE HA ABOLITO IL SILENZIO
Ero partito con l’intenzione di scrivere un articolo sui generis sul come si prega, per smentire l’idea che la preghiera sia fatta solo di parole, di un fiume di parole, spesso fuoriluogo; e di lì sarei passato a spiegare che c’è un modo “alternativo” di adorare il Sacramento. Ma mentre scrivevo, però, sono stato fulminato da una parola che mi è rimbombata nella memoria: “Preghiera dei Fedeli”, che durante la messa sempre più va degenerando, nei più casi, in veri e propri proclami ideologici, partitici spesso, arroganti e pretenziosi molte volte, demenziali e interminabili quasi sempre. È di questo che voglio parlare adesso.
Se c’è una cosa della quale più d’altre la Chiesa postconciliare, con le manie di protagonismo, presenzialismo, personalismo dei suoi membri s’è scordata, è il silenzio. E, di riflesso, il guardarsi dalle vane parole.
L’ho sempre detto: preferisco frequentare a Roma le messe in rito antico per tante ragioni, una della quali è proprio il silenzio; quella messa lì ha conservato la consapevolezza delle virtù balsamiche per lo spirito del “cessate le parole”. Quelle inutili, almeno. La certezza che non solo la lingua, le parole, il vociare, il clamore possono esprimere la lode a Dio. Ma che anzi, talora possono indurre al contrario: all’esibizione, allo sfoggio, a perdere di vista l’essenziale. In una parola: ad autocelebrarsi, mentre Dio diventa solo il pretesto, l’introduzione al nostro peccato di vanità, e orgoglio poi. O possono diventare un rito sociale: il culto di una comunità che si parla addosso, celebrando se stessa. E il passo verso il comizio è breve assai. Non è un caso che l’allora cardinale Ratzinger parlò delle odierne liturgie come “danze vuote intorno al vitello d’oro che siamo noi stessi”.
LA PREGHIERA DEI FEDELI: LA “MADRE DI TUTTI GLI ECCESSI”
Prendi la preghiera dei fedeli: voluta dalla riforma liturgica, è diventata la “madre di tutti gli eccessi”, il luogo di ogni abuso; nei casi migliori uno sfogatoio, nei peggiori la latrina di ogni verbosità para-ideologica; l’introito, l’allusione neppure troppo velata verso l’opinionismo politico legato alla cronaca, la terra di nessuno dei comitati parrocchiali che hanno fatto di sacrestie proprietà privata e sezione partitica, e che talvolta sembrano fermi psicologicamente all’assetto da guerriglia verbale sindacalizzata anni ’70, con tutti i loro proclami da ambone. Anzi: se negli anni ’60 viravano sul sociologismo, negli anni ’70 al puro ideologismo, negli anni ’80 allo psicologismo, nei ’90 all’umanitarismo, all’inizio del 2000 al buonismo un tantino sincretista, da qualche tempo a questa parte puntano sull’economicismo… che è sempre l’introduzione più nobile verso l’antiberlusconismo tout-court. E ve lo dimostro fra poco.
Vane parole, nelle quali Dio è interpellato per assecondare e ratificare d’ufficio schemi tutti umani, orizzontali. E dove, proprio per ciò, cancellata la spinta verticale, Dio è scomparso dalla loro prospettiva. Tutto è consumato sull’altare pagano del plurale sociologico, dell’astrattezza della “società”. Fateci caso: la maggior parte delle interminabili e soporifere “pregherie dei fedeli” (ossia dei magnaccia di sacrestia) iniziano in due modi: “In questa società”; “in questo mondo”… di ladri! Eppure, se tu vai a guardare le parole del Nazareno, ti rendi conto di una cosa: non sembra mai interessato ai gruppi sociali, non parla mai in astratto, non si rivolge ad entità collettive e anonime, non v’è nella sua predicazione ombra di “peccato sociale” se non come riflesso unico del peccato individuale, che a sua volta è il prezzo di quello originale che tutti ci accomuna. E appunto, il Cristo, nei vangeli si rivolge unicamente al cuore dell’uomo. Cioè del singolo. Perché è il cuore di ogni singolo uomo che gli interessa: per lui tutto da lì parte. Dall’individuo uti singuli. Ossia io, tu. Separatamente. Solo così resta chiara alla nostra coscienza la colpa, il nostro peccato, la responsabilità di ciascuno dunque: senza scaricarla su una entità collettiva indefinita, quasi quasi autoassolvendosi, e compiendo così un doppio e triplo peccato. Resta emblematica quella dichiarazione di Andrè Frossard, il grande convertito francese: “Il bello del cristianesimo è che ognuno si sente figlio unico dinanzia a Dio”. Mi sentirei di correggerlo: per un disegno misterioso e incomprensibile alla mente umana, noi in un certo senso non ci “sentiamo”, ma siamo “figli unici” di Dio.
SE SI DIMENTICA CHE IL PECCATO SOCIALE ALTRO NON È CHE LA SOMMA DEI PECCATI INDIVIDUALI
Talvolta mi domando se negli sproloqui logorroici e socialmente “utili” delle Preghiere dei fedeli durante la liturgia, non vi sia traccia non solo di vane parole, non solo di paganesimo, ma proprio di idolatria; idolatria dell’immanente, delle strutture e sovrastrutture, del solo umano, delle cose di questa terra. In una parola: del “sociale”. Tutte cose che è lo stesso Cristo a definire passeggere, e nel Libro Antico, è il Dio di Mosè, attraverso l’Ecclesiaste, a marchiarle in modo efficacissimo come “vanitas vanitatis… vanità delle vanità, tutto è vanità”. Ma a sentire questi declamatori liturgici, sembrano eterne, le sole che contino. Idolatria del “sociale” appunto, ossia culto di una comunità verso se stessa e le sue dinamiche, autocelebrazione, autocompiacimento, autoesaltazione, autoadorazione. Gridano contro la “parzialità” e l’ingiustizia di un mondo che proprio questi ragionamenti hanno contribuito in modo determinante a creare; e dimenticano la cosa fondamentale: che alla base dell’ingiustizia sociale non c’è un governo sbagliato o una errata dottrina economica. Alla base di quella e di questi c’è solo una cosa: il peccato. Individuale. Che, propalandosi attraverso i suoi untori, infettivo com’è, diventa anche “sociale”. Il peccato sociale, non è la tara di un gruppo dominante, il capriccio di un destino cinico e baro: è la somma dei peccati individuali.
SE L’OSSESSIONE DEL “SOCIALE” CHE TUONA DAGLI AMBONI DIVENTA IDOLATRIA
Eppure, come si diceva, è proprio l’Antico Testamento a metterci a chiare lettere sempre in guardia da questo pericolo, il pericolo delle vane parole e dalla sopravvalutazione delle cose di questo mondo e dei suoi idoli, che siano strutture, sovrastrutture, istituzioni, ideologie.
Siccome ho un debole per i Libri Sapienziali, li apro a caso e l’occhio mi cade sul Libro della Sapienza. Al capitolo 13 si spiega come materialmente l’idolatra costruisce il suo idolo: sembra quasi una lezione di falegnameria per fai-da-te. Così inizia: “Infelici sono coloro le cui speranze sono in cose morte e che chiamano dèi i lavori di mano d’uomo”. E dopo averci edotti tecnicamente su come fare di un pezzo di legno un idolo, conclude: “Esso è solo un’immagine [l'idolo]… Eppure quando [l'idolatra] prega per i suoi beni, per le sue nozze e per i suoi figli, non si vergogna di parlare a quell’oggetto inanimato; per la sua salute invoca un essere debole, per la sua vita prega un morto; per un aiuto supplica un essere inetto, per il suo viaggio chi non può neppure camminare; per acquisti, lavoro e successo negli affari, chiede abilità ad uno che è il più inabile di mani”.
Come non farsi venire in mente tutti questi declamatori sindacalizzati di “preghiere dei fedeli”, che ultimamente si son fatti venire la passionaccia dell’economia, secondo il vangelo dei banchieri, dopo che hanno smaltito la sbornia di operaismo immaginario?
Vado oltre, e nello stesso Libro attribuito miticamente a Salomone, si racconta di come Dio si serve degli elementi della terra per punire gli idolatri e aiutare i suoi figli. E in questo capitolo 16 c’è un grave monito per chi crede davvero che ogni male stia nella stultizia delle cose terrestri e che mondana sia l’unica giustizia possibile; grave monito agli appassionati foss’anche liturgici di cose “sociali” e conseguenti “ricette economiche” toccasana, di panacee di tutti i mali elaborate in laboratorio; che parlano come se la Chiesa esistesse non per salvare le anime ma per guidare le sorti dell’economia, come se invece dei mali dell’anima debba occuparsi dei presunti “mali” sociali, che ignorano essere proprio la conseguenza dei primi e non il contrario. Leggo, infatti, in questo capitolo sapienziale: “Gli egiziani [idolatri] infatti furono uccisi dai morsi di cavallette e mosche, né si trovò un rimedio per la loro vita, meritando di essere puniti con tali mezzi. Invece contro i tuoi figli neppure i denti dei serpenti velenosi prevalsero, perché intervenne la tua misericordia a guarirli. Perché ricordassero le tue parole, feriti dai morsi, erano subito guariti, per timore che, caduti in un profondo oblio, fossero esclusi dai tuoi benefici. Non li guarì né un’erba né un emolliente, ma la tua parola, o Signore, la quale tutto risana. Tu infatti hai potere sulla vita e la morte: conduci alle porte degli inferi e fai risalire”.
QUANDO SI SCAMBIA IL “FATTO” PER ECCELLENZA COL FATTO QUOTIDIANO
Dicevo che assisto (e dico: assisto, non “partecipo”) spesso alle messe antiche: sono un’altra cosa, rimbombano dentro, esplodendo silenziosamente nell’anima, è un precipitare improvviso e al contempo un ascendere vertiginoso dentro un Mistero, antichissimo e nuovo, che travalica il tempo. Ma siccome il papa ha scritto nel Motu Proprio che il fedele deve “completarsi” assistendo all’uno e all’altro rito, a quello straordinario ma anche a quello ordinario, che poi sono due forme dello stesso canone romano, allora, spesso facendo violenza su me stesso, mi obbligo ad andare alla messa nuova nella chiesa sotto casa. Certe volte lo faccio pure per pigrizia, ché non mi va di prendere il bus per arrivare sino al centro di Roma, verso Campo de’ Fiori, dove sta la parrocchia che celebra esclusivamente secondo il messale di Giovanni XXIII: la Santissima Trinità dei Pellegrini.
Ci vado con tutte le migliori intenzioni. Ma poi arriva, arriva sempre, il momento della predica e, ahimé, delle maledette “preghiere dei fedeli”, ossia dei bollettini dei tre sindacati congiunti: iniziano col tono moroteo della Cisl, giungono al linguaggio nenniano della Uil, degenerano in finale col proclama cofferatiano della Cgil. Pronunciate ora con un certo risentimento sociale, ora con moralismo civile allarmistico, ma più spesso in modo cantilenato, atono, non sentito, monocorde, come di chi neppure sta capendo cosa diavolo sta leggendo. E neppure io lo capisco: il linguaggio è fumoso, farraginoso, una moralistica verbosità dorotea nei casi migliori, insolente da ciclostilato di gruppuscoli politicizzati marxisti d’altri tempi nel peggiore dei casi; ma dove nell’uno nell’altro caso si scaricano sulle parole, sul proclama, il valore che dovrebbero avere i fatti. Anzi, il Fatto, il solo che conta: il Nazareno, figlio di Dio incarnato nell’umanità, morto in croce per redimerci dai peccati, al terzo giorno resuscitato dai morti, come avevano annunciato i profeti. Ebbene, ho l’impressione che spesso, questa strana fauna di sacrestia, questi laici clericalizzati, abbiano scambiato il Fatto per eccellenza, per Il Fatto Quotidiano delle edicole.
L’ULTIMA MODA CLERICALE: IL PRETE CHE NON SI INGINOCCHIA MAI NELLA MESSA
Vi porto un esempio tipico, uno solo di centinaia che potrei raccontare. Entro in Santa Maria Goretti in Roma. Quartiere Africano. Che è anche una parrocchia che, nelle altre ore, è assolutamente gestita dai neocatecumenali, suppongo con maggiore beneficio morale e religioso per i credenti. Ma che nelle ore “canoniche” è in mano al clero secolare, sempre più internazionale, e anzi sempre più mulatto. Uno pensa: almeno questi sono stranieri, di recente cristanizzazione, capace siano più ferventi e scrupolosi dei preti italiani, troppo devastati da anni di democristianismo. È un’illusione: i professori, i libri di teologia degli uni e degli altri, sempre gli stessi sono. Come ne è corrotto quello di antica cristianizzazione a maggior ragione lo è quello di recente.
Messa appena iniziata. Ripetitori di microfoni al massimo da sfondarti i timpani, tanto da far vibrare il pavimento sotto i piedi. Pochi fedeli si inginocchiano nei momenti previsti anche dal messale di Paolo VI: poco male dico, nel Sud della Puglia l’inginocchiarsi dei fedeli è caduto sistematicamente in disuso. Per la verità -l’ultima moda clericale è questa- neppure il sacerdote si inginocchia mai: manco dove sarebbe d’obbligo, come durante il canone di consacrazione: si limita a un laico frigido inchino, non sia mai si dica che ecceda in cupidigia di servilismo verso l’Altissimo: ti verrebbe una voglia di infilargli un calcione nel sedere da farlo prostrare faccia a terra direttamente. Mi domando, mentre vedo quanto è stitica la pietà di questi preti sempre aggiornati a ogni ultima moda liturgica, se davvero credono alla Presenza Reale nell’ostia e nel vino… e mi rispondo anche che se davvero ci credessero scoppierebbero in lacrime, faccia a terra si prostrerebbero da soli, senza calcioni negli stinchi. A un pezzo di pane che vuoi fare, invece? Un inchino basta e avanza: andare oltre, ha osato dire più di qualche prete aggiornato, potrebbe rasentare l’idolatria: poche idee, ma belle confuse. Durata in tutto 2 minuti e 20 secondi. Poi rifletti che mentre dinanzi al Cristo Eucaristico si vergognano di inginocchiarsi, solo poco prima si sono prostrati in corpo e anima dinanzi a tutti i feticci imposti dal politicamente corretto dominante, ai suoi santuari posticci, ai suoi martirologi fasulli. Ma non è su questo che voglio soffermarmi, quanto sulla predica.
“I RAGIONAMENTI TORTUOSI ALLONTANANO DA DIO”
Tralascio per pietà cristiana (e anche perché ve lo immaginate da voi) cosa s’è detto nel mezzo, un mezzo interminabile, pieno di vuote parole in libertà, una fiumana, uno straripamento che ci ha inondati tutti per 35 minuti abbondanti. Un discorso senza un centro, una meta, una logica: “amore” di qua “ricchezza” di là, “povertà” qua e là: la solita spaghettata alla sacrestana. Ma che vuole questo? Ma di cosa vuole parlare? Mi chiedo perché si sforzi di blaterare, teorizzare, complicare tutto quando potrebbe risolvere ogni cosa in 5 minuti, lasciando la parola al Cristo del Vangelo: il quale sapeva quel che diceva e come dirlo, e dicendolo usava la sintesi, seppure immaginifica. Mi chiedevo anche se non avesse ragione il Messori di Ipotesi su Gesù quando diceva che ogni problema nasce dal fatto che si sia voluto sostituire il Cristo della storia con quello della filosofia, sino a sfigurarlo, renderlo irriconoscibile, farne “tanti cristi in maschera”. Alla fine constato che non puoi spiegare una cosa che non hai capito manco tu. Non puoi giustificare agli occhi dei fedeli quello nel quale non credi, che a te per primo sembra gratuito, carente di senso, e dove lo scandalo del Cristo, diluito sino a tal punto in mille solventi diversi, ha perso ogni sapore e forma, ogni utilità: tant’è che si cercano nel mondo, nella politica le cose che possano giustificare in qualche modo ancora la sussistenza di Cristo. Come se il Nazareno fosse un’idea e non un fatto: appunto, ha ragione Messori, si è sacrificato tutto al Nazareno dei filosofi che mai avrebbe dovuto esserci a quello della fede e della storia, che è molto più semplice, e perciò molto più scandaloso. Questi preti, penso, nel loro conformismo senza più vita tentano di ripetere dal pulpito la vuota, inutilmente complicata astrattezza delle teorizzazioni dei libri di teologia ultima generazione in uso nei seminari. Che sembrano spiegare tutto lo scibile umano ma non spiegano niente, ingarbugliano tutto anzi, talora tutto demoliscono. Che vorrebbero su ogni cosa intrattenersi meno che sull’Essenziale. Una volta che ti sei deformato su queli libri, che hai da spiegare più? Non c’è più nulla da dire, da capire, tanta è ormai la confusione. Hai perso il filo, che si diparte da Cristo, e lungo la ininterrotta successione apostolica, passando di mano in mano, a lui ci lega. Ecco perché è un parlarsi addosso. Apro il Libro della Sapienza, che inizia in un modo che più significativo non potrebbe essere: “I ragionamenti tortuosi allontanano da Dio” (Sap. 1,3).
QUELLE PREGHIERE DEI FEDELI RIPRESE DALLA SCALETTA DEL TG DI MEZZOGIORNO
Ma mi sono dilungato. Piuttosto volevo riportarvi l’incipit e il finale dell’omelia sindacalizzata. Inizio: “In questa società…”; finale: “… per via della crisi economica che attanaglia l’Europa, l’Italia in particolare”. Manco a dire che non abbiamo capito le idee politiche del prete mulatto. Semmai serbassimo ancora dubbi, gli immancabili “laici” impegnati a comandare in sacrestia giungono a proposito a schiarirci le idee, e ci indicano il come pensarla, con la (ci risiamo!) “Preghiere dei fedeli”, che sembrano piuttosto un rosario che non finisci mai di sgranare, e, ti rendi conto subito, sono riprese dalla scaletta delle notizie del tg di mezzogiorno, e soprattutto dai titoloni e dagli articoli di fondo di Repubblica della mattinata.
“Per la crisi economica…”, ascoltaci Signore!;
“Per questo momento di sbandamento morale che coinvolge i vertici di quelle istituzioni che dovrebbero esserci d’esempio” [come se quei “vertici” non fossero composti di peccatori come tutti, come se la Bibbia non mettesse in guardia chi “confida negli uomini”... “ciechi che guidano altri ciechi”] , ascoltaci Signore!!;
“Per la famiglia della povera Yara, affinchè siano trovati i colpevoli e assicurati alla giustizia” [va da sé: umana, non divina... figurarsi poi se qualcuno ha pensato alla conversione degli assassini], assassinata o da un pedofilo o da un rumeno, magari pure, hai visto mai, da un prete rumeno e pedofilo, o da Berlusconi notorio bazzicatore di minorenni… ad ogni modo… ariascoltaci Signore!!!;
“Perché i governanti”, ossia sempre Berlusconi, “siano promotori di giustizia ed equità soprattutto fra i lavoratori”, [perché, tutti gli altri che ci hanno la rogna? Cristo non ha mai parlato di “lavoratori” e disoccupati, ma di uomini] per non dire classe operaia: la quale che ci sia ciascun lo dice dove sia nessun lo sa, e chi lo sa, sa pure che è ormai non solo un privilegio sociale avere un posto da operaio ma persino da netturbino… ma Signore, “ascoltaci!” pure per questi altri.
“Per la vergogna del nostro tempo di nostri fratelli dell’Africa che giungono in questa nostra terra come la terra promessa a bordo di un gommone: che trovino, questi nuovi cittadini di domani, accoglienza nella nostra comunità resa indifferente dall’opulenza [un momento prima, pur di dare addosso a Berlusconi, il precedente fedele sindacalizzato aveva definito questa “comunità” in agonia da “crisi economica”, 30 secondi dopo è già diventata “opulenta”... l'ideologia, che gran prostituta!]. Ascoltaci, Signore pure per i musulmani!
“Fa, o Signore, che i governanti”, ancora una volta Berlusconi, “comprendano l’importanza della cooperazione solidale con le istituzioni dell’Europa, per il riconoscimento dei nuovi e antichi diritti dei cittadini”. A questo punto non ce la faccio più: qui si è passati dal bollettino del ministero dello sviluppo economico a guida Bersani, a Radio Radicale direttamente. Senza imbarazzo alcuno e ad alta voce ripeto: “Non dargli retta, Signore!”. Ché non sanno quel che dicono.
Che c’è da aggiungere? Quante anime saranno convertite, salvate, da questo clericalismo parolaio? Manca il silenzio, la concentrazione sull’Essenziale, in queste messe che sono diventate prima riverbero di piovaschi temporaleschi ideologici che tuonavano fuori, poi culto di una comunità, culto di una personalità, alla fine sono degenerate in declamazioni contro qualcuno; null’altro che riproposizione su scala ridotta dei tg e dell’opinion-makerismo da columnist Repubblichino (e non quelli di una volta: i nipotini di Scalfari).
Sentendo questi blateratori para-liturgici, questi feticisti del “sociale” (quando non del socialismo), questi che scambiano i talk-show e i tg per cattedre di omiletica, fonti della sapienza alle quali ubriacarsi, viene da ripensare a Paolo di Tarso, il Saulo dalla lingua come spada di fuoco. Il quale Paolo rivolgendosi ai romani (Let. Rom. 1,18-32), gli spiega come -guardacaso- l’iniquità, le perversioni sessuali, la depravazione morale dell’umanità altro non sono che il segno dell’abbandono da parte di Dio, a sua volta e per primo ripudiato (uuuhhh quante immagini contemporanee mi vengono in mente!) dagli uomini. E scrive in modo inequivocabile: “… Essi sono dunque inescusabili, perché, pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria né gli hanno reso grazie come a Dio, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si è ottenebrata la loro mente ottusa. Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti e hanno cambiato la gloria dell’incorruttibile Dio con l’immagine e la figura dell’uomo corruttibile (…) hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del Creatore. Perciò Dio li ha abbandonati a passioni infami (…) E poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balia d’una intelligenza depravata…”.
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CHIESA - ICI-CHIESA: CONFONDE LE IDEE ANCHE IL MINISTRO CATTOLICO. Il cardinale Angelo Bagnasco spiega il perché dell'esenzione. Chiesa e ICI. Quell’esenzione che vale miliardi.
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09/12/2011 |
di Riccardo Cascioli 09-12-2011
da "La Bussola Quotidiana"
Ci mancava anche il ministro Riccardi ad aggiungere un po’ di confusione sul tema Ici e Chiesa. E’ vero, le sue parole pronunciate durante un’intervista in un programma tv della Rai sono state volutamente forzate: non ha detto “la Chiesa paghi l’Ici”, come hanno titolato alcuni giornali online; ha detto che gli edifici ecclesiastici adibiti ad attività commerciali già pagano l’Ici, e che se ci sono abusi tocca ai Comuni vigilare. Ma non c’è dubbio che le parole di Riccardi restano ambigue e fonte di ulteriore confusione, in un momento in cui è stato rilanciato il tormentone dell’Ici per attaccare la Chiesa.
Per la esatta e puntuale spiegazione dell’argomento Chiesa-Ici rimandiamo ad un articolo già da noi pubblicato mesi fa e preparato dall’avvocato Marco Ciamei, che spiega sinteticamente l’attuale situazione legislativa e risponde ai più diffusi luoghi comuni. Qui però vogliamo riprendere almeno un paio di questioni fondamentali che sarebbe bene che un ministro della Repubblica spiegasse ogni volta che deve intervenire sul tema, e non per difendere la Chiesa ma per ristabilire la verità e fare chiarezza.
Primo: non esiste alcuna legge che privilegia la Chiesa. L’esenzione dall’Ici prevista dalla legge riguarda tutti gli immobili utilizzati da un “ente non commerciale” e destinati “esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive”. In pratica c’è un’esenzione che riguarda tutto il mondo no profit ed è circoscritta a otto attività ben definite dalla legge. Al di fuori di queste attività, anche gli enti non commerciali pagano l’Ici. Sarebbe davvero curioso – ma sarebbe giusto dire discriminatorio - se con una legge ad hoc si escludessero soltanto gli immobili ecclesiastici dall’esenzione.
Secondo: “commerciale” non vuol dire “a fine di lucro”. Ed è su questo termine che si gioca il grande equivoco. Da un punto di vista tecnico, infatti, “commerciale” è tutto ciò che chiede un corrispettivo a fronte di un servizio, quale è ad esempio una retta per la frequenza della scuola materna. Ma questo tipo di attività commerciale rientra giustamente nell’esenzione perché è tra le otto categorie previste dalla legge. Quindi per questo genere di attività commerciali la Chiesa – come tutti gli altri enti no profit – non deve pagare l’Ici. La tassa sugli immobili viene pagata invece per altri tipi di attività commerciali, come ad esempio quella alberghiera. Ma anche qui bisogna essere chiari: un pensionato per studenti fuori sede o per l’ospitalità di parenti di malati ricoverati in ospedali lontani dalla residenza, non è assimilabile a un albergo. E’ invece una struttura ricettiva complementare, di carattere sociale, che rientra nelle otto attività suddette. E del resto soltanto un pazzo accecato dall’ideologia può sostenere che un pensionato per studenti fuori sede sia “concorrente” di un albergo.
Detto questo, i cattolici che oggi si stracciano le vesti per questo nuovo attacco pretestuoso e vergognoso alla Chiesa, guardino bene gli effetti in Parlamento di questa nuova campagna promossa dai Radicali. E ci pensino la prossima volta che sponsorizzano il finanziamento “illecito” di Radio Radicale a spese dei contribuenti.
Il non profit non paga l'ICI
Il cardinale Angelo Bagnasco spiega il perché dell'esenzione
ROMA, venerdì, 9 dicembre 2011 (ZENIT.org) - “In linea di principio, la normativa vigente è giusta, in quanto riconosce il valore sociale delle attività svolte da una pluralità di enti non profit e, fra questi, degli enti ecclesiastici. Questo è il motivo che giustifica e al tempo stesso delimita la previsione di una norma di esenzione”.
Con queste parole, il Card. Angelo Bagnasco, Presidente della CEI, (Conferenza Episcopale Italiana) è intervenuto oggi a Genova a margine di un incontro promosso dal gruppo ligure dell’Ucid (Unione cristiana imprenditori dirigenti) sul tema Elite di potere ed etica.
“E’ altrettanto giusto – ha aggiunto Bagnasco – se vi sono dei casi concreti nei quali un tributo dovuto non è stato pagato, che l’abuso sia accertato e abbia fine".
“In quest’ottica – ha concluso il Cardinale – non vi sono da parte nostra preclusioni pregiudiziali circa eventuali approfondimenti volti a valutare la chiarezza delle formule normative vigenti, con riferimento a tutto il mondo dei soggetti non profit, oggetto dell’attuale esenzione”.
In sostanza l’Arcivescovo di Genova ha sostenuto la ragionevolezza della normativa vigente, che “riconosce il valore sociale delle attività svolte da una pluralità di enti non profit”.
La trasparenza di fondo: “Se vi sono casi concreti, nei quali un tributo dovuto non è stato pagato, l’abuso sia accertato e abbia fine”.
La disponibilità a “valutare la chiarezza delle formule normative vigenti, con riferimento a tutto il mondo dei soggetti non profit”.
Chiesa e ICI. Quell’esenzione che vale miliardi
Postato in General il 9 dicembre, 2011
Infuria l’attacco contro la Chiesa cattolica che non paga l’ICI. Ed è vero: per molti suoi immobili la Chiesa non la paga né la deve pagare. Non per un privilegio esclusivo, ma per una legge, la 504 del 30 dicembre 1992 (primo ministro Giuliano Amato), che, se oggi fosse fatta cadere, penalizzerebbe assieme alla Chiesa una schiera nutritissima di altre confessioni religiose, di organizzazioni di volontariato, di fondazioni, di Onlus, di Ong, di Pro loco, di patronati, di enti pubblici territoriali, di aziende sanitarie, di istituti previdenziali, di associazioni sportive dilettantistiche, insomma di enti non commerciali. Per non dire dei partiti e dei sindacati, per i quali vige un’analoga disciplina.
La legge esenta tutti questi enti non profit, compresi quelli che compongono la galassia della Chiesa cattolica, dal pagare l’ICI sugli immobili di loro proprietà “destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, nonché delle attività di cui all’articolo 16, lettera a) della legge 20 maggio 1985 n. 222″, ovvero le attività di religione o di culto.
Questo vuol dire, ad esempio:
– che una parrocchia di Milano non paga l’ICI per le aule di catechismo e l’oratorio, ma la paga per l’albergo che ha sulle Dolomiti, abbia o no questo al suo interno una cappella.
– che la Caritas di Roma non paga l’ICI per le sue mense per i poveri, né per l’ambulatorio alla Stazione Termini, né per l’ostello nel quale ospita i senza tetto. E ci vuole un bel coraggio a dire che così fa concorrenza sleale a ristoranti, hotel e ospedali.
– che la Chiesa valdese giustamente non paga l’ICI per il suo tempio di Piazza Cavour a Roma, né per le sale di riunione, né per l’adiacente facoltà di teologia. La paga, però, per la libreria che è a fianco del tempio.
– che la comunità ebraica di Roma non paga l’ICI per la Sinagoga, per il Museo, per le scuole. Ma la paga per gli edifici di sua proprietà adibiti ad abitazioni o negozi.
– che Emergency non deve pagare l’ICI per le sue sedi. Ma la deve pagare per gli eventuali suoi immobili dati in affitto.
– che non va pagata l’ICI per l’ex convento che fa da quartier generale della comunità di Sant’Egidio, né per le sue case per anziani. Va pagata invece per il ristorante che la comunità gestisce a Trastevere.
Insomma, questo vuol dire che su case date in affitto, negozi, librerie, cinema, ristoranti, hotel, eccetera, di proprietà di un qualsiasi ente non commerciale, l’ICI già la si paga da un pezzo. Per legge. E da quest’obbligo la Chiesa cattolica non ha alcuna esenzione.
Tant’è vero che a Roma, dove Propaganda Fide e l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica possiedono un buon numero di palazzi, questi due enti vaticani “sono tra i primi se non i primi contribuenti ICI della capitale”, testimonia Giuseppe Dalla Torre, presidente del tribunale e dell’autorità di informazione finanziaria della Santa Sede.
Questo stabilisce la legge. Eppure i giornali e i giornalisti che danno prova di esserne a conoscenza si contano sulle dita di una mano sola.
E gli altri? Saranno anche grandi testate e grandi firme, ma se in una materia così elementare non si mostrano capaci di una minima verifica dei fatti, non fanno onore alla professione.
Come obnubilati dalla febbre della polemica, tutti costoro nemmeno sembrano capire che pretendere che la Chiesa cattolica paghi l’ICI anche per gli immobili su cui è esentata – cioè le chiese, i musei, le biblioteche, le scuole, gli oratori, le mense, i centri d’accoglienza, e simili – vuol dire punire l’immenso contributo dato alla vita dell’intera nazione non solo dalla Chiesa stessa ma anche da ebrei e da valdesi, da Caritas e da Emergency, da Telethon e da Amnesty International, insomma da tutti quegli enti non profit per i quali vige l’identica normativa.
Se l’esigenza numero uno dell’Italia è la crescita, tale multiforme, generosa, formidabile offerta di apporti non va penalizzata, ma sostenuta.
Le esenzioni dall’ICI previste dalla legge non sono denari in perdita. Sono risorse che ritornano moltiplicate allo Stato e alla società.
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POST SCRIPTUM – Nel pomeriggio del 9 dicembre il cardinale Angelo Bagnasco ha detto a proposito della normativa sull’ICI:
“In linea di principio, la normativa vigente è giusta, in quanto riconosce il valore sociale delle attività svolte da una pluralità di enti non profit e, fra questi, degli enti ecclesiastici. Questo è il motivo che giustifica e al tempo stesso delimita la previsione di una norma di esenzione.
“È altrettanto giusto, se vi sono dei casi concreti nei quali un tributo dovuto non è stato pagato, che l’abuso sia accertato e abbia fine.
“In quest’ottica non vi sono da parte nostra preclusioni pregiudiziali circa eventuali approfondimenti volti a valutare la chiarezza delle formule normative vigenti, con riferimento a tutto il mondo dei soggetti non profit, oggetto dell’attuale esenzione”.
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ATTUALITA' - Fiorin Fiorello, il profilattico è bello!
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07/12/2011 |
di Riccardo Cascioli 07-12-2011
da "La Bussola Quotidiana"
E meno male che ci sarebbe stato l’ordine di non parlare nelle trasmissioni Rai dei profilattici come strumento di prevenzione dell’Aids. L’altra sera lo showman Fiorello, durante il suo seguitissimo programma su Rai1– che ha raggiunto ascolti record – ha dedicato una gag alla promozione del preservativo: ha fatto dire in coro “profilattico” a tutto il pubblico, ha affermato che usandolo “non si prendono le malattie e non si prende l’AIDS. Salva la vita come il Beghelli”, ha proposto di piazzare un enorme profilattico al posto del cavallo di viale Mazzini (sede della Rai), per concludere: “L’importante è che lo usiate”.
A dire il vero non è stato l’unico esempio, perché già il 1° dicembre – giornata mondiale della lotta all’Aids, a causa della quale sarebbe scattato il presunto divieto – su Radio 2, a Caterpillar, c’è stata una lunga intervista all’infettivologa Cristina Mussini che ha fatto eguale, sperticato elogio alle virtù del profilattico, addirittura affermando che la liceità di tale strumento è stata dichiarata anche dal Papa.
Evidentemente la dottoressa Mussini non solo è ignorante per quel che riguarda il Papa – che non ha mai invitato a usare il preservativo – ma anche nel campo che più dovrebbe conoscere. E come Fiorello è responsabile di pubblicità ingannevole. Perché il profilattico non salva affatto la vita: riduce sicuramente i rischi di contagio, ma propagandandolo come salvavita in realtà si incentivano comportamenti a rischio con la conseguenza che le infezioni aumentano anziché diminuire. Ormai c’è abbondante letteratura scientifica a dimostrarlo: non solo in Africa, dove «dopo 20 anni di pandemia non c’è alcuna evidenza che più preservativi portino a meno Aids», come ha scritto il ricercatore Edward Green, vera autorità in materia (per approfondimenti cfr. Luigi Negri-Riccardo Cascioli, Perché la Chiesa ha ragione, Lindau 2010). Lo stesso discorso vale anche per l’Europa: una ricerca di cui abbiamo parlato pochi mesi fa, dimostra che le malattie sessualmente trasmissibili sono in aumento in Europa e l’aumento è direttamente proporzionale all’uso del profilattico.
Continuare a raccontare la storiella del “salvavita” perciò, non solo è errato, non solo è ingannevole, ma è un atto altamente irresponsabile.
Perché allora tanti esperti del settore, tanti medici e scienziati continuano a propagare questa menzogna? Probabilmente perché l’unica cosa che funziona davvero contro l’Aids è l’educazione. L’educazione a una sessualità responsabile, alla fedeltà, a una corretta affettività e all’amore vero. Ma per educare bisogna avere qualcosa da proporre, vivere un’esperienza che dia senso alla vita. Perché educare è essenzialmente trasmettere le ragioni per vivere. Merce rara di questi tempi nella nostra Europa.
E allora chi non ha ragioni per vivere non può trasmetterle: molto più semplice cavarsela scrivendo una ricetta, consigliando una marca di profilattici, indicando medici o cliniche per abortire, invitando ipocritamente alla «promiscuità controllata», come ha fatto la dottoressa Mussini.
Sostanzialmente lasciando sole le persone – e soprattutto i giovani - davanti alla vita.
Fiorello ha soltanto espresso il nulla e la solitudine di questa società. Prendersela con lui serve a poco, anche se è doveroso esigere dalla Rai che non si faccia disinformazione o si mandino messaggi pericolosi. Serve invece prendere coscienza dell’«emergenza educativa» che c’è nel nostro paese, serve riscoprire per noi le ragioni del vivere, serve assumersi la responsabilità di trasmetterle agli altri.
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DIFESA DELLA VITA - SUICIDIO ASSISTITO - Il medico salva, non uccide. Parola di Travaglio.
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05/12/2011 |
di Andrea Tornielli 05-12-2011
da "La Bussola Quotidiana"
Venerdì scorso Il Fatto quotidiano ha ospitato un botta e risposta sul suicidio assistito in relazione al gesto di Lucio Magri, che è andato in Svizzera per sottoporsi all’eutanasia. A confrontarsi sono stati il direttore della rivista MicroMega, Paolo Flores d’Arcais e il giornalista Marco Travaglio. Il contributo di quest’ultimo, intitolato «Il medico salva, non uccide», è particolarmente interessante.
Travaglio esordisce dicendo di non voler giudicare Magri, ma aggiunge di considerare «orrenda ipocrisia» la definizione di «suicidio assistito» che andrebbe invece chiamato «col suo vero nome: “Omicidio del consenziente”». Travaglio ricorda che Magri «non era un malato terminale, né tanto meno in coma vegetativo irreversibile tenuto artificialmente in vita da una macchina: era fisicamente sano e integro, anche se depresso». E afferma di voler trattare l’argomento dal punto di vista logico, giuridico, deontologico e pratico.
«Dal punto di vista logico, non si scappa: chi sostiene il diritto al “suicidio assistito” afferma che ciascuno di noi è il solo padrone della sua vita. Ammettiamo pure che sia così: ma proprio per questo chi vuole sopprimere la “sua” vita deve farlo da solo; se ne incarica un altro, la vita non è più sua, ma di quell’altro. Dunque, se vuole farla finita, deve pensarci da sé».
«Dal punto di vista giuridico – aggiunge Travaglio – c’è una barriera insormontabile: l’articolo 575 del Codice penale, che punisce con la reclusione da 21 anni all’ergastolo “chiunque cagiona la morte di un uomo”. Sono previste attenuanti, ma non eccezioni: nessuno può sopprimere la vita di un altro, punto. Se lo fa volontariamente, commette omicidio volontario. Anche se la vittima era consenziente, o l’ha pregato di farlo, o addirittura l’ha pagato per farlo. Non è che sia “trattato da criminale”: “È” un criminale. Ed è giusto che sia così. Se si comincia a prevedere qualche eccezione, si sa dove si inizia e non si sa dove si finisce».
Dal punto di vista deontologico, il giornalista parla del «giuramento di Ippocrate» considerandolo un «muro invalicabile»: «Giuro di… perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale , ogni mio atto professionale; di curare ogni paziente con eguale scrupolo e impegno…».
«Come si può – osserva Travaglio – chiedere a un medico di togliere la vita al suo paziente, cioè di ribaltare di 180 gradi il suo dovere professionale di salvarla sempre e comunque? Sarebbe molto meno grave se chi vuole suicidarsi, ma non se la sente di farlo da solo, assoldasse un killer professionista per farsi sparare a distanza quando meno se l’aspetta: almeno il killer, per mestiere, ammazza la gente; il medico, per mestiere, deve salvarla. Se ti aiuta ad ammazzarti è un boia, non un medico».
Dal punto di vista pratico, aggiunge il popolare giornalista, «gli impedimenti alla legalizzazione del “suicidio assistito” sono infiniti. Che si fa? Si va dal medico e gli si chiede un’iniezione letale perché si è stanchi di vivere? O si prevede un elenco di patologie che lo consentono? E quali sarebbero queste patologie? Quasi nessuna patologia, grazie ai progressi della scienza medica, è di per sé irreversibile. Nemmeno la depressione. Ma proprio una patologia passeggera può obnubilare il libero arbitrio della persona che, una volta guarita, non chiederebbe mai di essere “suicidata”».
«E se poi un medico o un infermiere senza scrupoli provvedono all’iniezione letale senza un’esplicita richiesta scritta, ma dicendo che il paziente, prima di cadere in stato momentaneo di incoscienza e dunque impossibilitato a scrivere, aveva espresso la richiesta oralmente? E se un parente ansioso di ereditare comunica al medico che l’infermo, prima di cadere in stato temporaneo di incoscienza, aveva chiesto di farla finita?».
«Se incontriamo per strada un tizio che sta per buttarsi nel fiume – conclude Travaglio – che facciamo: lo spingiamo o lo tratteniamo cercando di farlo ragionare? Voglio sperare che l’istinto naturale di tutti noi sia quello di salvarlo. Un attimo di debolezza o disperazione può capitare a tutti, ma se in quel frangente c’è qualcuno che ti aiuta a superarlo, magari ti salvi. Del resto, il numero dei suicidi è indice dell’infelicità, non della “libertà” di un Paese. E, quando i suicidi sono troppi, il compito della politica e della cultura è di interrogarsi sulle cause e di trovare i rimedi. Che senso ha allora esaltare il diritto al suicidio ed escogitare norme che lo facilitino? Il suicidio passato dal Servizio Sanitario Nazionale: ma siamo diventati tutti matti?». chiudi
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CHIESA - RAGAZZI, L'AMORE "PER SEMPRE" C'E' SOLTANTO IN PARADISO.
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04/12/2011 |
Dalla simpatia per un coetaneo al rapporto fra mamma e papà al magistero di Gesù. Così l'Arcivescovo di Milano, Cardinale Angelo Scola, si rivolge ai giovanissimi. Continua >>
Chi è Gesù? È il Figlio di Dio che è venuto e si è abbassato a diventare uno come noi per essere la via, la verità e la vita, cioè per insegnarci ad amare e a lavorare, perché noi, da soli, ci confondiamo spesso.
Ingrandisci immaginePer esempio, riguardo all’amore voi, guardando noi adulti, vi rendete conto di come spesso siamo confusi o contraddittori. Ci teniamo ad essere fedeli, poi non siamo capaci di essere fedeli. Oppure, non siamo capaci di mantenere un giusto equilibrio tra il desiderio di voler bene e la modalità con cui ci comportiamo verso il ragazzo o la ragazza per cui proviamo una simpatia. In questo nostro tempo si è molto superficiali, per esempio, con uno degli aspetti più importanti della nostra vita per capire che cos’è l’amore: la sessualità. Siamo molto superficiali nel parlare e nel praticare queste cose. E questo è molto grave. Per questo abbiamo bisogno di qualcuno per il quale l’amore è stato tutto. Gesù è uno per il quale l’amore ha rappresentato tutto. Perché? Perché ha amato per primo, senza pretendere nulla in cambio. E ha amato con una fedeltà assoluta, per sempre.
Mettetevi bene in testa questa parola: dove non c’è il per sempre non ci può essere l’amore. È questa la ragione per cui non dovete giocare con l'amore, alla vostra età. E i vostri genitori e i vostri educatori vi devono aiutare a capire che cosa vuol dire che là dove non c’è il per sempre, non c’è l’amore, ma soltanto una maschera dell’amore, cioè un amore deturpato, che diventa uno sgorbio. [...]
Essere preoccupati del futuro in una società come la nostra, in cui le trasformazioni sono enormi, è comprensibile. Voi vivete in un momento della storia davvero affascinante, però anche pieno di fatica, di travaglio, a causa di grandissimi e rapidissimi cambiamenti. Quando io avevo la vostra età, era tutto molto più facile... Perciò è normale essere preoccupati del futuro, come essere preoccupati della morte perché la morte è un’esperienza brutta. Il dolore che si prova per il rischio della separazione dei propri genitori, altroché se è un dolore grande! Io non ho avuto questa prova nella mia vita perché i miei genitori sono stati insieme sessant’anni, si sono voluti bene e questo è certamente un grande dono. Però voi dovete essere sempre comprensivi verso i vostri genitori, al di là delle loro fatiche. Dovete essere sicuri che il papà e la mamma, anche quando hanno dei problemi tra loro, non li hanno verso di voi. Anche se fanno fatica tra loro due, il papà è il vostro papà e la mamma è la vostra mamma. E voi dovete rispondere a questo bene col vostro bene perché così li aiutate a stare insieme. Dunque queste paure le ho avute e le ho anch’io, salvo l’ultima perché i miei genitori sono già in Paradiso, quindi sono uniti. Ma è normale avere la paura della morte o la paura del futuro. E Gesù è venuto proprio per questo.
[...] Nel Nuovo Testamento... Sapete cos’è il Nuovo Testamento?... I quattro vangeli più altri libri di San Paolo e di alcuni Apostoli. Dicevo, nel Nuovo Testamento il Paradiso è definito come il luogo del riposo in Dio. Quindi è un luogo di pace, di riposo, di bellezza, in cui tutti faremo l’esperienza dell’amore. E lì vivremo con questo nostro corpo trasformato. Non sappiamo come, perché per imparare come sarà trasformato dobbiamo prima passare attraverso la morte. Però sappiamo che vivremo nel nostro corpo risorto, trasformato - la parola giusta è trasfigurato -, non moriremo più, ci vorremo tutti bene, non ci sarà nessuna invidia, nessuna gelosia. Pensate! Adesso, quando vediamo che uno preferisce un altro a noi, ci dà fastidio o, non appena uno ci sfiora, ci sentiamo feriti.
In Paradiso non ci offenderemo più. Saremo in una situazione di pace e, soprattutto, vedremo Dio faccia a faccia. Non avremo più solo un’intuizione vaga come io (che non ci vedo benissimo) ho di quel quadro di girasoli là in fondo, ma lo vedremo così come Egli è. Saremo sempre con il Signore. E saremo in compagnia degli angeli, perché ci sono già adesso gli angeli. Ognuno di noi ha il suo angelo... custode... che è un modo delicato con cui Dio è presente a te, a me, ad ognuno di noi.
di Angelo Scola, Cardinale Arcivescovo di Milano
da "Il Giornale" del 4.12.2011 chiudi
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ALMANACCO - 3 Dicembre: San Galgano, Cavaliere ed Eremita. Massoni a San Galgano.
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03/12/2011 |
Oggi si festeggia San Galgano, Cavaliere ed Eremita, Compatrono della Milizia del Tempio.
Purtroppo ecco a che serve oggi la splendida Abbazia di San Galgano a Chiusdino: per le tornate rituali del Grande Oriente d'Italia!
Povero San Galgano! Continua >>
San Galgano 17 giugno 2011 - Tornata rituale in Abbazia, consueto appuntamento del Collegio toscano organizzato dalle logge senesi.
Grande Oriente d'Italia
San Galgano 17 giugno 2011
Tornata rituale in Abbazia, consueto appuntamento del Collegio toscano organizzato dalle logge senesi.
Consueto appuntamento per il solstizio d'estate nel meraviglioso scenario naturale dell'ex abbazia di San Galgano nella valle del Merse in provincia di Siena, promosso dalle Logge senesi e dal Collegio Circoscrizionale.
Anche quest' anno si comincia alle 18 con una merenda-cena a buffet (prevista la prenotazione e il versamento di euro 20 (utilizzando il cod.. IBAN del c/c aperto presso la Cassa di risparmio di Firenze filiale di Siena piazza Tolomei IT82 W061 6014 2001 0000 0000 260 intestato a circolo culturale Arbia 138) per poi all'imbrunire passare all'apertura rituale dei lavori in primo grado alle 19.30 e terminarli sotto la volta stellata. Durante la serata sospensione dei lavori e apertura del tempio ai familiari.
Appuntamento venerdì 17 giugno.
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MASSONI A SAN GALGANO
di Francesco Colafemmina
A proposito di arte e architettura sacra. Vorrei parlarvi oggi della magnifica abbazia di San Galgano, nei pressi di Siena. La chiesa dell'abbazia, a croce latina, fu costruita tra il 1224 e il 1288 dai monaci cistercensi in uno stile tardo gotico. Purtroppo nel corso dei secoli l'abazzia fu abbandonata e la chiesa cominciò a rovinare. Attualmente il complesso monumentale, di proprietà del demanio, è in uno stato di discreto abbandono.
L'interno di San Galgano è un luogo estremamente suggestivo. Lo spazio è suddiviso in tre navate da sedici pilastri cruciformi composti da quattro semicolonne. Le arcate sono a sesto acuto con doppio archivolto. Il transetto è a tre navate, ma la navata orientale appare trasformata in quattro cappelle, due a due laterali alla cappella maggiore, con abside rettangolare. Sulla destra della chiesa si trova il Monastero, di cui rimangono la Sala capitolare, la Sala dei monaci, e un piccolo tratto del chiostro ad arcate su colonnine binate.
A qualche decina di metri dal complesso sorge la chiesa edificata da Galgano Guidotti verso il 1180: il cosiddetto "eremo" di Monte Siepi. La chiesa ha una struttura piuttosto rara: è a pianta perfettamente circolare con al centro la famosa "roccia" in cui la leggenda vuole che il santo abbia conficcato la spada per adorarne l’elsa in forma di croce. L’annessa cappella, dei primi del Trecento, è impreziosita da alcuni affreschi piuttosto malandati di Ambrogio Lorenzetti.
Fin qui l'arte e l'architettura. Aggiungo però che, come al solito, quando la Chiesa abbandona i propri tesori e spende i suoi milioni di euro per costruire obbrobri, invece di reimpossessarsi delle testimonianze della sua tradizione, molto spesso questi tesori vengono usurpati o trasformati da altri.
In questo caso dagli ubiqui Massoni, i quali proprio in occasione dello scorso solstizio d'estate hanno organizzato una "tornata" all'interno del complesso monumentale di San Galgano. Anzitutto sarebbe interessante comprendere come sia possibile che lo Stato abbia autorizzato un simile raduno in un complesso monumentale di proprietà demaniale, in secondo luogo ci sarebbe da domandarsi il perchè dell'interesse massonico per una ex abbazia ed una ex chiesa. In terzo luogo ci si dovrebbe domandare perchè la Chiesa Cattolica sborsi numerosi milioni per costruire nuove chiese e nuovi adeguamenti liturgici in chiese antiche e invece lasci nell'abbandono il patrimonio artistico del passato. Basta guardare - lo dico per chi è a Roma - lo stato di totale abbandono della chiesa di Santa Maria della Consolazione o di quella di San Silvestro in Capite (dove la venerazione della reliquia di San Giovanni Battista è praticamente impossibile visto che mancano gli inginocchiatoi). Forse che per dar lustro e valore alle chiese antiche dobbiamo attendere l'arrivo dei volitivi figli della vedova?
Pubblicato da Francesco Colafemmina su "Fides & Forma".
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E i buoni cattolici di Chiusdino che fanno? E l'Amministrazione Comunale che conta anche qualche componente cattolico?
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