{"id":73,"date":"2018-06-14T15:44:24","date_gmt":"2018-06-14T13:44:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ordo-militiae-templi.org\/castello-della-magione\/?page_id=73"},"modified":"2018-09-04T12:44:44","modified_gmt":"2018-09-04T10:44:44","slug":"motu-proprio-summorum-pontificum","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.ordo-militiae-templi.org\/castello-della-magione\/motu-proprio-summorum-pontificum\/","title":{"rendered":"Motu Proprio \u201cSummorum Pontificum\u201d"},"content":{"rendered":"<h4 style=\"text-align: justify;\">e Istruzione \u201cUniversae Ecclesiae<\/h4>\n<p class=\"sottotitolo_pagina\" style=\"text-align: justify;\">&#8211; LETTERA APOSTOLICA DI SUA SANTIT\u00c0 BENEDETTO XVI MOTU PROPRIO DATA SUMMORUM PONTIFICUM<br \/>\n&#8211; ISTRUZIONE SULL\u2019APPLICAZIONE DELLA LETTERA APOSTOLICA MOTU PROPRIO DATA SUMMORUM PONTIFICUM DI S.S. BENEDETTO PP. XVI<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Lettera Apostolica<br \/>\n<strong>Motu Proprio<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">data<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>&#8221;Summorum Pontificum&#8221;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di\u00a0S.S. BENEDETTO PP. XVI<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Sommi Pontefici fino ai nostri giorni ebbero costantemente cura che la Chiesa di Cristo offrisse alla Divina Maest\u00e0 un culto degno, \u201ca lode e gloria del Suo nome\u201d ed \u201cad utilit\u00e0 di tutta la sua Santa Chiesa\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da tempo immemorabile, come anche per l\u2019avvenire, \u00e8 necessario mantenere il principio secondo il quale \u201cogni Chiesa particolare deve concordare con la Chiesa universale, non solo quanto alla dottrina della fede e ai segni sacramentali, ma anche quanto agli usi universalmente accettati dalla ininterrotta tradizione apostolica, che devono essere osservati non solo per evitare errori, ma anche per trasmettere l\u2019integrit\u00e0 della fede, perch\u00e9 la legge della preghiera della Chiesa corrisponde alla sua legge di fede\u201d[1].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i Pontefici che ebbero tale doverosa cura eccelle il nome di san Gregorio Magno, il quale si adoper\u00f2 perch\u00e9 ai nuovi popoli dell\u2019Europa si trasmettesse sia la fede cattolica che i tesori del culto e della cultura accumulati dai Romani nei secoli precedenti. Egli comand\u00f2 che fosse definita e conservata la forma della sacra Liturgia, riguardante sia il Sacrificio della Messa sia l\u2019Ufficio Divino, nel modo in cui si celebrava nell\u2019Urbe. Promosse con massima cura la diffusione dei monaci e delle monache, che operando sotto la regola di san Benedetto, dovunque unitamente all\u2019annuncio del Vangelo illustrarono con la loro vita la salutare massima della Regola: \u201cNulla venga preposto all\u2019opera di Dio\u201d (cap. 43). In tal modo la sacra Liturgia celebrata secondo l\u2019uso romano arricch\u00ec non solo la fede e la piet\u00e0, ma anche la cultura di molte popolazioni. Consta infatti che la liturgia latina della Chiesa nelle varie sue forme, in ogni secolo dell\u2019et\u00e0 cristiana, ha spronato nella vita spirituale numerosi Santi e ha rafforzato tanti popoli nella virt\u00f9 di religione e ha fecondato la loro piet\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti altri Romani Pontefici, nel corso dei secoli, mostrarono particolare sollecitudine a che la sacra Liturgia espletasse in modo pi\u00f9 efficace questo compito: tra essi spicca s. Pio V, il quale sorretto da grande zelo pastorale, a seguito dell\u2019esortazione del Concilio di Trento, rinnov\u00f2 tutto il culto della Chiesa, cur\u00f2 l\u2019edizione dei libri liturgici, emendati e \u201crinnovati secondo la norma dei Padri\u201d e li diede in uso alla Chiesa latina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i libri liturgici del Rito romano risalta il Messale Romano, che si svilupp\u00f2 nella citt\u00e0 di Roma, e col passare dei secoli a poco a poco prese forme che hanno grande somiglianza con quella vigente nei tempi pi\u00f9 recenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cFu questo il medesimo obbiettivo che seguirono i Romani Pontefici nel corso dei secoli seguenti assicurando l\u2019aggiornamento o definendo i riti e i libri liturgici, e poi, all\u2019inizio di questo secolo, intraprendendo una riforma generale\u201d[2]. Cos\u00ec agirono i nostri Predecessori Clemente VIII, Urbano VIII, san Pio X[3], Benedetto XV, Pio XII e il B. Giovanni XXIII.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei tempi pi\u00f9 recenti, il Concilio Vaticano II espresse il desiderio che la dovuta rispettosa riverenza nei confronti del culto divino venisse ancora rinnovata e fosse adattata alle necessit\u00e0 della nostra et\u00e0. Mosso da questo desiderio, il nostro Predecessore, il Sommo Pontefice Paolo VI, nel 1970 per la Chiesa latina approv\u00f2 i libri liturgici riformati e in parte rinnovati. Essi, tradotti nelle varie lingue del mondo, di buon grado furono accolti da Vescovi, sacerdoti e fedeli. Giovanni Paolo II rivide la terza edizione tipica del Messale Romano. Cos\u00ec i Romani Pontefici hanno operato \u201cperch\u00e9 questa sorta di edificio liturgico [&#8230;] apparisse nuovamente splendido per dignit\u00e0 e armonia\u201d[4].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma in talune regioni non pochi fedeli aderirono e continuano ad aderire con tanto amore ed affetto alle antecedenti forme liturgiche, le quali avevano imbevuto cos\u00ec profondamente la loro cultura e il loro spirito, che il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, mosso dalla cura pastorale nei confronti di questi fedeli, nell\u2019anno 1984 con lo speciale indulto \u201cQuattuor abhinc annos\u201d, emesso dalla Congregazione per il Culto Divino, concesse la facolt\u00e0 di usare il Messale Romano edito dal B. Giovanni XXIII nell\u2019anno 1962; nell\u2019anno 1988 poi Giovanni Paolo II di nuovo con la Lettera Apostolica \u201cEcclesia Dei\u201d, data in forma di Motu proprio, esort\u00f2 i Vescovi ad usare largamente e generosamente tale facolt\u00e0 in favore di tutti i fedeli che lo richiedessero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A seguito delle insistenti preghiere di questi fedeli, a lungo soppesate gi\u00e0 dal Nostro Predecessore Giovanni Paolo II, e dopo aver ascoltato Noi stessi i Padri Cardinali nel Concistoro tenuto il 22 marzo 2006, avendo riflettuto approfonditamente su ogni aspetto della questione, dopo aver invocato lo Spirito Santo e contando sull\u2019aiuto di Dio, con la presente Lettera Apostolica stabiliamo quanto segue:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Art. 1. Il Messale Romano promulgato da Paolo VI \u00e8 la espressione ordinaria della \u201clex orandi\u201d (\u201clegge della preghiera\u201d) della Chiesa cattolica di rito latino. Tuttavia il Messale Romano promulgato da S. Pio V e nuovamente edito dal B. Giovanni XXIII deve venir considerato come espressione straordinaria della stessa \u201clex orandi\u201d e deve essere tenuto nel debito onore per il suo uso venerabile e antico. Queste due espressioni della \u201clex orandi\u201d della Chiesa non porteranno in alcun modo a una divisione nella \u201clex credendi\u201d (\u201clegge della fede\u201d) della Chiesa; sono infatti due usi dell\u2019unico rito romano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perci\u00f2 \u00e8 lecito celebrare il Sacrificio della Messa secondo l\u2019edizione tipica del Messale Romano promulgato dal B. Giovanni XXIII nel 1962 e mai abrogato, come forma straordinaria della Liturgia della Chiesa. Le condizioni per l\u2019uso di questo Messale stabilite dai documenti anteriori \u201cQuattuor abhinc annos\u201d e \u201cEcclesia Dei\u201d, vengono sostituite come segue:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Art. 2. Nelle Messe celebrate senza il popolo, ogni sacerdote cattolico di rito latino, sia secolare sia religioso, pu\u00f2 usare o il Messale Romano edito dal beato Papa Giovanni XXIII nel 1962, oppure il Messale Romano promulgato dal Papa Paolo VI nel 1970, e ci\u00f2 in qualsiasi giorno, eccettuato il Triduo Sacro. Per tale celebrazione secondo l\u2019uno o l\u2019altro Messale il sacerdote non ha bisogno di alcun permesso, n\u00e9 della Sede Apostolica, n\u00e9 del suo Ordinario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Art. 3. Le comunit\u00e0 degli Istituti di vita consacrata e delle Societ\u00e0 di vita apostolica, di diritto sia pontificio sia diocesano, che nella celebrazione conventuale o \u201ccomunitaria\u201d nei propri oratori desiderano celebrare la Santa Messa secondo l\u2019edizione del Messale Romano promulgato nel 1962, possono farlo. Se una singola comunit\u00e0 o un intero Istituto o Societ\u00e0 vuole compiere tali celebrazioni spesso o abitualmente o permanentemente, la cosa deve essere decisa dai Superiori maggiori a norma del diritto e secondo le leggi e gli statuti particolari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Art. 4. Alle celebrazioni della Santa Messa di cui sopra all\u2019art. 2, possono essere ammessi \u2013 osservate le norme del diritto \u2013 anche i fedeli che lo chiedessero di loro spontanea volont\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Art. 5. \u00a7<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1. Nelle parrocchie, in cui esiste stabilmente un gruppo di fedeli aderenti alla precedente tradizione liturgica, il parroco accolga volentieri le loro richieste per la celebrazione della Santa Messa secondo il rito del Messale Romano edito nel 1962. Provveda a che il bene di questi fedeli si armonizzi con la cura pastorale ordinaria della parrocchia, sotto la guida del Vescovo a norma del can. 392, evitando la discordia e favorendo l\u2019unit\u00e0 di tutta la Chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a7 2. La celebrazione secondo il Messale del B. Giovanni XXIII pu\u00f2 aver luogo nei giorni feriali; nelle domeniche e nelle festivit\u00e0 si pu\u00f2 anche avere una celebrazione di tal genere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a7 3. Per i fedeli e i sacerdoti che lo chiedono, il parroco permetta le celebrazioni in questa forma straordinaria anche in circostanze particolari, come matrimoni, esequie o celebrazioni occasionali, ad esempio pellegrinaggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a7 4. I sacerdoti che usano il Messale del B. Giovanni XXIII devono essere idonei e non giuridicamente impediti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a7 5. Nelle chiese che non sono parrocchiali n\u00e9 conventuali, \u00e8 compito del Rettore della chiesa concedere la licenza di cui sopra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Art. 6. Nelle Messe celebrate con il popolo secondo il Messale del B. Giovanni XXIII, le letture possono essere proclamate anche nella lingua vernacola, usando le edizioni riconosciute dalla Sede Apostolica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Art. 7. Se un gruppo di fedeli laici fra quelli di cui all\u2019art. 5 \u00a7 1 non abbia ottenuto soddisfazione alle sue richieste da parte del parroco, ne informi il Vescovo diocesano. Il Vescovo \u00e8 vivamente pregato di esaudire il loro desiderio. Se egli non pu\u00f2 provvedere per tale celebrazione, la cosa venga riferita alla Commissione Pontificia \u201cEcclesia Dei\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Art. 8. Il Vescovo, che desidera rispondere a tali richieste di fedeli laici, ma per varie cause \u00e8 impedito di farlo, pu\u00f2 riferire la questione alla Commissione \u201cEcclesia Dei\u201d, perch\u00e9 gli offra consiglio e aiuto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Art. 9<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a7 1. Il parroco, dopo aver considerato tutto attentamente, pu\u00f2 anche concedere la licenza di usare il rituale pi\u00f9 antico nell\u2019amministrazione dei sacramenti del Battesimo, del Matrimonio, della Penitenza e dell\u2019Unzione degli infermi, se questo consiglia il bene delle anime.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a7 2. Agli Ordinari viene concessa la facolt\u00e0 di celebrare il sacramento della Confermazione usando il precedente antico Pontificale Romano, qualora questo consigli il bene delle anime.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a7 3. Ai chierici costituiti \u201cin sacris\u201d \u00e8 lecito usare il Breviario Romano promulgato dal B. Giovanni XXIII nel 1962.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Art. 10. L\u2019Ordinario del luogo, se lo riterr\u00e0 opportuno, potr\u00e0 erigere una parrocchia personale a norma del can. 518 per le celebrazioni secondo la forma pi\u00f9 antica del rito romano, o nominare un cappellano, osservate le norme del diritto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Art. 11. La Pontificia Commissione \u201cEcclesia Dei\u201d, eretta da Giovanni Paolo II nel 1988[5], continua ad esercitare il suo compito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale Comissione abbia la forma, i compiti e le norme, che il Romano Pontefice le vorr\u00e0 attribuire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Art. 12. La stessa Commissione, oltre alle facolt\u00e0 di cui gi\u00e0 gode, eserciter\u00e0 l\u2019autorit\u00e0 della Santa Sede vigilando sulla osservanza e l\u2019applicazione di queste disposizioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto ci\u00f2 che da Noi \u00e8 stato stabilito con questa Lettera Apostolica data a modo di Motu proprio, ordiniamo che sia considerato come \u201cstabilito e decretato\u201d e da osservare dal giorno 14 settembre di quest\u2019anno, festa dell\u2019Esaltazione della Santa Croce, nonostante tutto ci\u00f2 che possa esservi in contrario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Dato a Roma, presso San Pietro, il 7 luglio 2007, anno terzo del nostro Pontificato.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">BENEDICTUS PP. XVI<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[1] Ordinamento generale del Messale Romano, 3a ed., 2002, n. 397.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[2] Giovanni Paolo II, Lett. ap. Vicesimus quintus annus, 4 dicembre 1988, 3: AAS 81 (1989), 899.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[3] Ibid.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[4] S. Pio X, Lett. ap. Motu propio data, Abhinc duos annos, 23 ottobre 1913: AAS 5 (1913), 449-450; cfr Giovanni Paolo II, lett. ap. Vicesimus quintus annus, n. 3: AAS 81 (1989), 899.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[5] Cfr Ioannes Paulus II, Lett. ap. Motu proprio data Ecclesia Dei, 2 luglio 1988, 6: AAS 80 (1988), 1498.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a9 Copyright 2007 &#8211; Libreria Editrice Vaticana<\/p>\n<hr \/>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><strong>ISTRUZIONE<\/strong><\/h5>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>&#8221;Universae Ecclesiae&#8221;<\/strong><br \/>\nsull\u2019applicazione della Lettera Apostolica<br \/>\nMotu Proprio data Summorum Pontificum di<br \/>\nS.S. BENEDETTO PP. XVI<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; PONTIFICIA COMMISSIONE ECCLESIA DEI &#8211;<\/p>\n<p>I.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Introduzione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1. La Lettera Apostolica, Summorum Pontificum Motu Proprio data, del Sommo Pontefice Benedetto XVI del 7 luglio 2007, entrata in vigore il 14 settembre 2007, ha reso pi\u00f9 accessibile alla Chiesa universale la ricchezza della Liturgia Romana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2. Con tale Motu Proprio il Sommo Pontefice Benedetto XVI ha promulgato una legge universale per la Chiesa con l\u2019intento di dare una nuova normativa all\u2019uso della Liturgia Romana in vigore nel 1962.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3. Il Santo Padre, dopo aver richiamato la sollecitudine dei Sommi Pontefici nella cura per la Sacra Liturgia e nella ricognizione dei libri liturgici, riafferma il principio tradizionale, riconosciuto da tempo immemorabile e necessario da mantenere per l\u2019avvenire, secondo il quale &#8220;ogni Chiesa particolare deve concordare con la Chiesa universale, non solo quanto alla dottrina della fede e ai segni sacramentali, ma anche quanto agli usi universalmente accettati dalla ininterrotta tradizione apostolica, che devono essere osservati non solo per evitare errori, ma anche per trasmettere l\u2019integrit\u00e0 della fede, perch\u00e9 la legge della preghiera della Chiesa corrisponde alla sua legge di fede&#8221;1.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">4. Il Sommo Pontefice ricorda inoltre i Pontefici Romani che, in modo particolare, si sono impegnati in questo compito, specificamente San Gregorio Magno e San Pio V. Il Papa sottolinea altres\u00ec che, tra i sacri libri liturgici, particolare risalto nella storia ha avuto il Missale Romanum, che ha ricevuto nuovi aggiornamenti lungo il corso dei tempi fino al Beato Papa Giovanni XXIII. Successivamente, in seguito alla riforma liturgica posteriore al Concilio Vaticano II, Papa Paolo VI nel 1970 approv\u00f2 per la Chiesa di rito latino un nuovo Messale, poi tradotto in diverse lingue. Papa Giovanni Paolo II nell\u2019anno 2000 ne promulg\u00f2 una terza edizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">5. Diversi fedeli, formati allo spirito delle forme liturgiche precedenti al Concilio Vaticano II, hanno espresso il vivo desiderio di conservare la tradizione antica. Per questo motivo, Papa Giovanni Paolo II con lo speciale Indulto Quattuor abhinc annos, emanato nel 1984 dalla Sacra Congregazione per il Culto Divino, concesse a determinate condizioni la facolt\u00e0 di riprendere l\u2019uso del Messale Romano promulgato dal Beato Papa Giovanni XXIII. Inoltre, Papa Giovanni Paolo II, con il Motu Proprio Ecclesia Dei del 1988, esort\u00f2 i Vescovi perch\u00e9 fossero generosi nel concedere tale facolt\u00e0 in favore di tutti i fedeli che lo richiedevano. Nella medesima linea si pone Papa Benedetto XVI con il Motu Proprio Summorum Pontificum, nel quale vengono indicati alcuni criteri essenziali per l\u2019Usus Antiquior del Rito Romano, che qui \u00e8 opportuno ricordare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">6. I testi del Messale Romano di Papa Paolo VI e di quello risalente all\u2019ultima edizione di Papa Giovanni XXIII, sono due forme della Liturgia Romana, definite rispettivamente ordinaria e extraordinaria: si tratta di due usi dell\u2019unico Rito Romano, che si pongono l\u2019uno accanto all\u2019altro. L\u2019una e l\u2019altra forma sono espressione della stessa lex orandi della Chiesa. Per il suo uso venerabile e antico, la forma extraordinaria deve essere conservata con il debito onore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">7. Il Motu Proprio Summorum Pontificum \u00e8 accompagnato da una Lettera del Santo Padre ai Vescovi, con la stessa data del Motu Proprio (7 luglio 2007). Con essa vengono offerte ulteriori delucidazioni sull\u2019opportunit\u00e0 e sulla necessit\u00e0 del Motu Proprio stesso; si trattava, cio\u00e8, di colmare una lacuna, dando una nuova normativa all\u2019uso della Liturgia Romana in vigore nel 1962. Tale normativa si imponeva particolarmente per il fatto che, al momento dell\u2019introduzione del nuovo Messale, non era sembrato necessario emanare disposizioni che regolassero l\u2019uso della Liturgia vigente nel 1962. In ragione dell\u2019aumento di quanti richiedono di poter usare la forma extraordinaria, si \u00e8 reso necessario dare alcune norme in materia.<br \/>\nTra l\u2019altro Papa Benedetto XVI afferma: &#8220;Non c\u2019\u00e8 nessuna contraddizione tra l\u2019una e l\u2019altra edizione del Messale Romano. Nella storia della liturgia c\u2019\u00e8 crescita e progresso, ma nessuna rottura. Ci\u00f2 che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non pu\u00f2 essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso&#8221;2.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">8. Il Motu Proprio Summorum Pontificum costituisce una rilevante espressione del Magistero del Romano Pontefice e del munus a Lui proprio di regolare e ordinare la Sacra Liturgia della Chiesa3 e manifesta la Sua sollecitudine di Vicario di Cristo e Pastore della Chiesa Universale4.<br \/>\nEsso si propone l\u2019obiettivo di:<br \/>\na) offrire a tutti i fedeli la Liturgia Romana nell\u2019Usus Antiquior, considerata tesoro prezioso da conservare;<br \/>\nb) garantire e assicurare realmente a quanti lo domandano, l\u2019uso della forma extraordinaria, nel presupposto che l\u2019uso della Liturgia Romana in vigore nel 1962 sia una facolt\u00e0 elargita per il bene dei fedeli e pertanto vada interpretata in un senso favorevole ai fedeli che ne sono i principali destinatari;<br \/>\nc) favorire la riconciliazione in seno alla Chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">II.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Compiti della Pontificia Commissione Ecclesia Dei<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">9. Il Sommo Pontefice ha conferito alla Pontificia Commissione Ecclesia Dei potest\u00e0 ordinaria vicaria per la materia di sua competenza, in modo particolare vigilando sull\u2019osservanza e sull\u2019applicazione delle disposizioni del Motu Proprio Summorum Pontificum (cf. art. 12).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">10. \u00a7 1. La Pontificia Commissione esercita tale potest\u00e0, oltre che attraverso le facolt\u00e0 precedentemente concesse dal Papa Giovanni Paolo II e confermate da Papa Benedetto XVI (cf. Motu Proprio Summorum Pontificum, artt. 11-12), anche attraverso il potere di decidere dei ricorsi ad essa legittimamente inoltrati, quale Superiore gerarchico, avverso un eventuale provvedimento amministrativo singolare dell\u2019Ordinario che sembri contrario al Motu Proprio.<br \/>\n\u00a7 2. I decreti con i quali la Pontificia Commissione decide i ricorsi, potranno essere impugnati ad normam iuris presso il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">11. Spetta alla Pontificia Commissione Ecclesia Dei, previa approvazione da parte della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, il compito di curare l\u2019eventuale edizione dei testi liturgici relativi alla forma extraordinaria del Rito Romano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">III.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Norme specifiche<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">12. Questa Pontificia Commissione, in forza dell\u2019autorit\u00e0 che le \u00e8 stata attribuita e delle facolt\u00e0 di cui gode, a seguito dell\u2019indagine compiuta presso i Vescovi di tutto il mondo, con l\u2019animo di garantire la corretta interpretazione e la retta applicazione del Motu Proprio Summorum Pontificum, emana la seguente Istruzione, a norma del can. 34 del Codice di Diritto Canonico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La competenza dei Vescovi diocesani<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">13. I Vescovi diocesani, secondo il Codice di Diritto Canonico, devono vigilare in materia liturgica per garantire il bene comune e perch\u00e9 tutto si svolga degnamente, in pace e serenit\u00e0 nella loro Diocesi5, sempre in accordo con la mens del Romano Pontefice chiaramente espressa dal Motu Proprio Summorum Pontificum6. In caso di controversia o di dubbio fondato circa la celebrazione nella forma extraordinaria, giudicher\u00e0 la Pontificia Commissione Ecclesia Dei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">14. \u00c8 compito del Vescovo diocesano adottare le misure necessarie per garantire il rispetto della forma extraordinaria del Rito Romano, a norma del Motu Proprio Summorum Pontificum.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il coetus fidelium (cf. Motu Proprio Summorum Pontificum, art. 5 \u00a7 1)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">15. Un coetus fidelium potr\u00e0 dirsi stabiliter exsistens ai sensi dell\u2019art. 5 \u00a7 1 del Motu Proprio Summorum Pontificum, quando \u00e8 costituito da alcune persone di una determinata parrocchia che, anche dopo la pubblicazione del Motu Proprio, si siano unite in ragione della loro venerazione per la Liturgia nell\u2019Usus Antiquior, le quali chiedono che questa sia celebrata nella chiesa parrocchiale o in un oratorio o cappella; tale coetus pu\u00f2 essere anche costituito da persone che provengano da diverse parrocchie o Diocesi e che a tal fine si riuniscano in una determinata chiesa parrocchiale o in un oratorio o cappella.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">16. Nel caso di un sacerdote che si presenti occasionalmente in una chiesa parrocchiale o in un oratorio con alcune persone ed intenda celebrare nella forma extraordinaria, come previsto dagli artt. 2 e 4 del Motu Proprio Summorum Pontificum, il parroco o il rettore di chiesa o il sacerdote responsabile di una chiesa, ammettano tale celebrazione, seppur nel rispetto delle esigenze di programmazione degli orari delle celebrazioni liturgiche della chiesa stessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">17. \u00a7 1. Per decidere in singoli casi, il parroco o il rettore, o il sacerdote responsabile di una chiesa, si regoler\u00e0 secondo la sua prudenza, lasciandosi guidare da zelo pastorale e da uno spirito di generosa accoglienza.<br \/>\n\u00a7 2. Nei casi di gruppi numericamente meno consistenti, ci si rivolger\u00e0 all\u2019Ordinario del luogo per individuare una chiesa in cui questi fedeli possano riunirsi per ivi assistere a tali celebrazioni, in modo tale da assicurare una pi\u00f9 facile partecipazione e una pi\u00f9 degna celebrazione della Santa Messa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">18. Anche nei santuari e luoghi di pellegrinaggio si offra la possibilit\u00e0 di celebrare nella forma extraordinaria ai gruppi di pellegrini che lo richiedano (cf. Motu Proprio Summorum Pontificum, art. 5 \u00a7 3), se c\u2019\u00e8 un sacerdote idoneo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">19. I fedeli che chiedono la celebrazione della forma extraordinaria non devono in alcun modo sostenere o appartenere a gruppi che si manifestano contrari alla validit\u00e0 o legittimit\u00e0 della Santa Messa o dei Sacramenti celebrati nella forma ordinaria e\/o al Romano Pontefice come Pastore Supremo della Chiesa universale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sacerdos idoneus (cf. Motu Proprio Summorum Pontificum, art. 5 \u00a7 4)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">20. In merito alla questione di quali siano i requisiti necessari, affinch\u00e9 un sacerdote sia ritenuto &#8220;idoneo&#8221; a celebrare nella forma extraordinaria, si enuncia quanto segue:<br \/>\na) Ogni sacerdote che non sia impedito a norma del Diritto Canonico \u00e8 da ritenersi idoneo alla celebrazione della Santa Messa nella forma extraordinaria7.<br \/>\nb) Per quanto riguarda l\u2019uso della lingua latina, \u00e8 necessaria una sua conoscenza basilare, che permetta di pronunciare le parole in modo corretto e di capirne il significato.<br \/>\nc) Per quanto riguarda la conoscenza dello svolgimento del Rito, si presumono idonei i sacerdoti che si presentano spontaneamente a celebrare nella forma extraordinaria, e l\u2019hanno usato precedentemente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">21. Si chiede agli Ordinari di offrire al clero la possibilit\u00e0 di acquisire una preparazione adeguata alle celebrazioni nella forma extraordinaria. Ci\u00f2 vale anche per i Seminari, dove si dovr\u00e0 provvedere alla formazione conveniente dei futuri sacerdoti con lo studio del latino8 e, se le esigenze pastorali lo suggeriscono, offrire la possibilit\u00e0 di apprendere la forma extraordinaria del Rito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">22. Nelle Diocesi dove non ci siano sacerdoti idonei, i Vescovi diocesani possono chiedere la collaborazione dei sacerdoti degli Istituti eretti dalla Pontificia Commissione Ecclesia Dei, sia in ordine alla celebrazione, sia in ordine all\u2019eventuale apprendimento della stessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">23. La facolt\u00e0 di celebrare la Messa sine populo (o con la partecipazione del solo ministro) nella forma extraordinaria del Rito Romano \u00e8 data dal Motu Proprio ad ogni sacerdote sia secolare sia religioso (cf. Motu Proprio Summorum Pontificum, art. 2). Pertanto in tali celebrazioni, i sacerdoti a norma del Motu Proprio Summorum Pontificum, non necessitano di alcun permesso speciale dei loro Ordinari o superiori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La disciplina liturgica ed ecclesiastica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">24. I libri liturgici della forma extraordinaria vanno usati come sono. Tutti quelli che desiderano celebrare secondo la forma extraordinaria del Rito Romano devono conoscere le apposite rubriche e sono tenuti ad eseguirle correttamente nelle celebrazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">25. Nel Messale del 1962 potranno e dovranno essere inseriti nuovi santi e alcuni dei nuovi prefazi9, secondo la normativa che verr\u00e0 indicata in seguito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">26. Come prevede il Motu Proprio Summorum Pontificum all\u2019art. 6, si precisa che le letture della Santa Messa del Messale del 1962 possono essere proclamate o esclusivamente in lingua latina, o in lingua latina seguita dalla traduzione in lingua vernacola, ovvero, nelle Messe lette, anche solo in lingua vernacola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">27. Per quanto riguarda le norme disciplinari connesse alla celebrazione, si applica la disciplina ecclesiastica, contenuta nel vigente Codice di Diritto Canonico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">28. Inoltre, in forza del suo carattere di legge speciale, nell\u2019ambito suo proprio, il Motu Proprio Summorum Pontificum, deroga a quei provvedimenti legislativi, inerenti ai sacri Riti, emanati dal 1962 in poi ed incompatibili con le rubriche dei libri liturgici in vigore nel 1962.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Cresima e Ordine sacro<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">29. La concessione di usare la formula antica per il rito della Cresima \u00e8 stata confermata dal Motu Proprio Summorum Pontificum (cf. art. 9 \u00a7 2). Pertanto non \u00e8 necessario utilizzare per la forma extraordinaria la formula rinnovata del Rito della Confermazione promulgato da Papa Paolo VI.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">30. Con riguardo alla tonsura, agli ordini minori e al suddiaconato, il Motu Proprio Summorum Pontificum non introduce nessun cambiamento nella disciplina del Codice di Diritto Canonico del 1983; di conseguenza, negli Istituti di Vita Consacrata e nelle Societ\u00e0 di Vita Apostolica che dipendono dalla Pontificia Commissione Ecclesia Dei, il professo con voti perpetui oppure chi \u00e8 stato incorporato definitivamente in una societ\u00e0 clericale di vita apostolica, con l\u2019ordinazione diaconale viene incardinato come chierico nell\u2019istituto o nella societ\u00e0, a norma del canone 266 \u00a7 2 del Codice di Diritto Canonico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">31. Soltanto negli Istituti di Vita Consacrata e nelle Societ\u00e0 di Vita Apostolica che dipendono dalla Pontificia Commissione Ecclesia Dei e in quelli dove si mantiene l\u2019uso dei libri liturgici della forma extraordinaria, \u00e8 permesso l\u2019uso del Pontificale Romanum del 1962 per il conferimento degli ordini minori e maggiori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Breviarium Romanum<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">32. Viene data ai chierici la facolt\u00e0 di usare il Breviarium Romanum in vigore nel 1962, di cui all\u2019art. 9 \u00a7 3 del Motu Proprio Summorum Pontificum. Esso va recitato integralmente e in lingua latina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il Triduo sacro<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">33. Il coetus fidelium, che aderisce alla precedente tradizione liturgica, se c\u2019\u00e8 un sacerdote idoneo, pu\u00f2 anche celebrare il Triduo Sacro nella forma extraordinaria. Nei casi in cui non ci sia una chiesa o oratorio previsti esclusivamente per queste celebrazioni, il parroco o l\u2019Ordinario, d\u2019intesa con il sacerdote idoneo, dispongano le modalit\u00e0 pi\u00f9 favorevoli per il bene delle anime, non esclusa la possibilit\u00e0 di ripetere le celebrazioni del Triduo Sacro nella stessa chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I Riti degli Ordini Religiosi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">34. \u00c8 permesso l\u2019uso dei libri liturgici propri degli Ordini religiosi in vigore nel 1962.<br \/>\nPontificale Romanum e Rituale Romanum<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">35. \u00c8 permesso l\u2019uso del Pontificale Romanum e del Rituale Romanum, cos\u00ec come del Caeremoniale Episcoporum in vigore nel 1962, a norma del n. 28 di questa Istruzione e fermo restando quanto disposto nel n. 31 della medesima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Sommo Pontefice Benedetto XVI, nell\u2019 Udienza concessa il giorno 8 aprile 2011 al sottoscritto Cardinale Presidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, ha approvato la presente Istruzione e ne ha ordinato la pubblicazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dato a Roma, dalla Sede della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, il 30 aprile 2011, nella memoria di san Pio V.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">William Cardinale Levada<br \/>\nPresidente<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mons. Guido Pozzo<br \/>\nSegretario<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>e Istruzione \u201cUniversae Ecclesiae &#8211; LETTERA APOSTOLICA DI SUA SANTIT\u00c0 BENEDETTO XVI MOTU PROPRIO DATA SUMMORUM PONTIFICUM &#8211; ISTRUZIONE SULL\u2019APPLICAZIONE DELLA LETTERA APOSTOLICA MOTU PROPRIO&hellip; <\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":433,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ordo-militiae-templi.org\/castello-della-magione\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/73"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ordo-militiae-templi.org\/castello-della-magione\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ordo-militiae-templi.org\/castello-della-magione\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ordo-militiae-templi.org\/castello-della-magione\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ordo-militiae-templi.org\/castello-della-magione\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=73"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.ordo-militiae-templi.org\/castello-della-magione\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/73\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":432,"href":"https:\/\/www.ordo-militiae-templi.org\/castello-della-magione\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/73\/revisions\/432"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ordo-militiae-templi.org\/castello-della-magione\/wp-json\/wp\/v2\/media\/433"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ordo-militiae-templi.org\/castello-della-magione\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=73"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}