AREA NOTIZIE

Ultime Notizie

Area Notizie

Notizie su Facebook

Notizie su Twitter

LA MILIZIA DEL TEMPIO

I poveri Cavalieri di Cristo

Storia

Restaurazione

Scopi

Spiritualità e Liturgia

Abito e Insegne

Sostenere la Milizia

GLI ORGANI
DELLA MILIZIA

Il Gran Maestro

Governo della Milizia

Membri della Milizia

ENTI COLLEGATI

La Fondazione

L'Accademia

La Casa Editrice

IL CASTELLO
DELLA MAGIONE

Il Complesso Monumentale

La Sede Magistrale

La Chiesa Magistrale

La Via Francigena

Come raggiungerci

Orario per le visite

SCAUTISMO

La Milizia e lo Scautismo

PUBBLICAZIONI

Documenti

Bollettino

SCRIVI
ALLA MILIZIA

Contatti

La Milizia nel Mondo

Cerca nel sito

Ultimi Interventi

Home page » Notizie » Se un Vescovo crea confusione: Mons. Domenico Mogavero ce l'ha con tutti (o quasi...), dal Papa a Berlusconi.

CHIESA

Se un Vescovo crea confusione: Mons. Domenico Mogavero ce l'ha con tutti (o quasi...), dal Papa a Berlusconi.

07/10/2011


di Massimo Introvigne 07-10-2011

 

 

Eccellenza Reverendissima mons. Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo, ho letto la Sua intervista su "Famiglia Cristiana" che si apre con la drastica affermazione secondo cui il presidente del Consiglio "deve dimettersi punto e basta. Sarebbe la prima volta che fa qualcosa che giova al Paese", e si conclude con una critica alle iniziative della CEI dove, a proposito dei cattolici presenti in politica, Ella esprime il timore che "si cerchi di ricondurli dentro lo steccato, organizzando una nuova falange offensiva".


Non so se "Famiglia Cristiana" abbia l'abitudine di fare rileggere i testi agli intervistati prima della pubblicazione e, vittima talora anch'io di fraintendimenti, Le chiedo scusa in anticipo se fossero state riportate parole non Sue, certo che in tal caso non mancherà la smentita.


Da sociologo, Le confesso la mia perplessità sulla Sua affermazione secondo cui mentre il cardinale Bagnasco parla come vescovo, Lei esprime opinioni "come cittadino italiano" e non ama "nasconderle per convenienze ecclesiastiche". In linea di principio, il ragionamento non fa una piega e questo giornale ha sempre sostenuto che i vescovi non hanno certamente meno diritti di altri cittadini italiani di dire la loro. In linea di fatto, una elementare sociologia della comunicazione ci insegna che i lettori hanno difficoltà a distinguere fra l'opinione del cittadino e quella del vescovo quando si tratta della stessa persona, e questo anche a prescindere dalla puntuale e prevedibile strumentalizzazione di quotidiani come "Repubblica" che hanno presentato la sua intervista come presa di posizione "dei vescovi" e non di un privato cittadino.


È per questo rischio - che è più di un rischio - che mi permetto rispettosamente di entrare nel merito della Sua intervista. Certamente ci sono affermazioni condivisibili, come quella secondo cui il ciclo politico dell'onorevole Berlusconi sembra ormai volgere alla fine, e l'altra che i suoi comportamenti privati diffondono scandalo fra molti fedeli cattolici. Anche se in questo caso si dovrebbe forse aggiungere che la responsabilità dello scandalo - rispetto a comportamenti privati riprovevoli, ma che avvengono a casa propria dopo avere chiuso la tenda che dà sull'esterno - è condivisa da chi tira la tenda e sbatte il privato in prima pagina. Mi creda, Eccellenza, anche diversi esponenti politici e culturali a Lei più simpatici non rivelerebbero un privato immacolato se fossero colpiti da oltre centomila intercettazioni offerte ai giornali per la libera pubblicazione, il che - Lei così attento alla superiore moralità dei politici stranieri - vorrà convenire che è cosa che accade solo in Italia.


Gli stessi fedeli potrebbero però rimanere sconcertati dalla Sua opinione secondo cui, dimettendosi, l'on.le Berlusconi "sarebbe la prima volta che fa qualcosa che giova al Paese". Sconcertano infatti i fedeli le divisioni tra le autorità ecclesiastiche. Il Santo Padre in discorsi molto importanti ha ringraziato non una ma tre volte il governo italiano per la decisione di ricorrere alla Grande Camera della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo sul caso del crocifisso nelle scuole, vincendo poi la causa di appello. Si tratta di una decisione presa dal Presidente del Consiglio. Lei pensa che il Santo Padre sbagli e che quella decisione non abbia "giovato al Paese"?


Lo stesso Benedetto XVI ha ringraziato pubblicamente il governo presieduto dall'on.le Berlusconi - la materia mi sta a cuore perché me ne occupo istituzionalmente - per l'impegno profuso a favore dei cristiani vittime di persecuzioni in Pakistan e altrove. Questo giova certo anzitutto ai cristiani perseguitati: ma si sente davvero di dire che non "giova al Paese"? Infine - sono solo esempi - la CEI ha riconosciuto gli sforzi del governo e quelli personali del Presidente del Consiglio - frustrati, ricorderà, da un intervento del Presidente della Repubblica, cui va la Sua ammirazione - per salvare la vita della povera Eluana Englaro. I Suoi colleghi vescovi avevano torto? Anche salvare Eluana non "giovava al Paese"?


Vorrei anche capire meglio che cosa significa la Sua affermazione secondo cui Berlusconi non Le piace per il suo tipico "taglio dell'imprenditore borghese". Lei pensa che gli "imprenditori borghesi" in genere debbano essere eliminati? Sostituiti da che cosa?
Avendo - glielo confesso - qualche simpatia per i principi che ispiravano le società precedenti alla borghese Rivoluzione francese, nonostante le ingiustizie che non mancavano quando questi principi non erano rispettati nella pratica, condivido una critica della borghesia in quanto responsabile di avere "distrutto tutte le condizioni di vita feudali, patriarcali, idilliche. Ha lacerato spietatamente tutti i variopinti vincoli feudali che legavano l'uomo al suo superiore naturale, e non ha lasciato fra uomo e uomo altro vincolo che il nudo interesse, il freddo pagamento in contanti. Ha affogato nell'acqua gelida del calcolo egoistico i sacri brividi dell'esaltazione devota, dell'entusiasmo cavalleresco" del Medioevo. Ha scritto qualcosa di simile anche Papa Leone XIII ma avrà riconosciuto le parole, che immagino a Lei più familiari, del "Manifesto del Partito Comunista" di Marx ed Engels.


Mi piacerebbe però sapere se la sua critica della borghesia è in funzione delle soluzioni di Marx ed Engels, quel socialismo che ha portato a regimi a suo tempo definiti dalla Congregazione per la Dottrina della Fede "la vergogna del nostro tempo", ovvero delle soluzioni della dottrina sociale della Chiesa, che non trovo citata nella Sua intervista.


E qui vedo un ulteriore problema. Lei non nasconde - da cittadino, beninteso - la Sua viva antipatia per il centro-destra, anzi Le "dispiace, per essere ancora più chiaro, che tanti italiani si riconoscano politicamente in Silvio Berlusconi" ed è preoccupato del fatto che, uscito eventualmente di scena il Presidente del Consiglio, continuino a riconoscersi nel suo partito o nel suo schieramento. Alla fine dell'intervista esprime antipatia anche per soluzioni centriste e "cose bianche" che secondo una certa stampa sarebbero viste con favore da Suoi illustri confratelli vescovi. Tolto il centro e tolta la destra, resta solo la sinistra.


Certo per limitare la lunghezza dell'intervista, non Le sono state chieste eventuali riserve e perplessità nei confronti della sinistra e se per esempio il "taglio dell'imprenditore borghese" non abbia qualcosa a che fare anche con Carlo De Benedetti, la famosa "tessera numero uno" del Partito Democratico e l'editore del quotidiano, "Repubblica", che dà la linea politica alla sinistra italiana. Soprattutto, non Le è stato chiesto se prima di concedere il Suo generoso sostegno alla sinistra - sempre come cittadino, ci mancherebbe altro - non abbia fatto qualche domanda su quelli che il Papa chiama principi non negoziabili in materia - per esempio - di eutanasia, riconoscimento delle unioni omosessuali, pillole abortive, libertà per i genitori cattolici di scegliere la scuola cattolica in condizioni di effettiva parità. Se ha fatto queste domande, sarei interessato a conoscere le risposte.


Se non le ha fatte, mi piacerebbe sapere se Lei - come cittadino - sconsiglia esplicitamente agli italiani di seguire l'insegnamento del Santo Padre secondo cui i principi non negoziabili - espressione tecnica che designa solo quanto attiene alla vita, alla famiglia e alla libertà di educazione, cui si aggiunge la libertà religiosa - debbano prevalere su altre materie, pure importanti, quando si compiono scelte politiche. Perché se così fosse Le si porrebbe un piccolo problema. Lei dovrebbe dare un certo consiglio agli elettori della Sua diocesi come cittadino italiano e il consiglio opposto come vescovo, di cui nessuno mette in dubbio la fedeltà ai documenti del Magistero sul primato dei principi non negoziabili e sull'identificazione come non negoziabili di certi principi e non di altro, pure molto rilevanti.


Eccellenza, ammiro la sua passione per la vita sociale e politica del nostro Paese. Condivido molte Sue preoccupazioni per la moralità pubblica, le famiglie in difficoltà, il Sud. Ma auspico che nelle Sue preoccupazioni e nel Suo cuore possano trovare un posto non secondario anche quelle di tanti fedeli per la vita, la famiglia, la scuola cattolica e l'attacco sempre più tracotante alla Chiesa di una parte politica che non è quella guidata dall'on.le Berlusconi.
Con devoto ossequio

 

Massimo Introvigne

 

da "La Bussola Quotidiana"

 

*******************************************************************************************************************************************************************************************

 

ANDREA TORNIELLI
Città del Vaticano

Alcune decisioni di Papa Benedetto, come la liberalizzazione della messa antica e la revoca della scomunica ai vescovi lefebvriani generano «perplessità e turbamenti». Lo afferma il vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero, già sottosegretario della Conferenza episcopale italiana, in un libro-intervista che porta la prefazione del cardinale Dionigi Tettamanzi e che arriva in questi giorni in libreria.

Il volume, intitolato La Chiesa che non tace, è dialogo che il vescovo ha scritto con il vaticanista de La Stampa Giacomo Galeazzi (BUR, pp. 208, 14 euro). «Non mi nascondo – dice Mogavero – che in questi anni si siano verificate anche situazioni di imbarazzo a seguito di pronunciamenti del Papa, addebitabili, secondo me, a qualche distrazione dell’entourage che non ha saputo accompagnare con la dovuta accortezza certi passaggi piuttosto impegnativi dei suoi insegnamenti».

Uno di questi, per il vescovo di Mazara, è il motu proprio Summorum Pontificum. «Qualche scelta papale – afferma – l’ho percepita come una poco comprensibile marcia indietro rispetto alle indicazioni maturate negli anni precedenti come frutto del Concilio Vaticano II. Osservo che negli ultimi tempi si sono registrate con sempre maggiore insistenza e petulanza all’interno della Chiesa orientamenti neotradizionalisti che tentano di svuotare di senso taluni punti nodali della riforma liturgica… Il ripristino del messale latino di san Pio V non è risultato coerente con il cammino fatto, sia perché è apparso come una concessione immotivata ai contestatori della riforma conciliare, sia perché rischia di creare tensioni e divisioni all’interno della Chiesa, delle quali non si avverte alcun bisogno».

Il vescovo cita poi un secondo «momento di perplessità», riferito a quando «Benedetto XVI ha tentato di far rientrare lo scisma dei lefebvriani». Papa Ratzinger «ha tentato in tutti i modi di risanare quella ferita alla comunione che, sicuramente, gli pesava tantissimo. Ha ritenuto, perciò, di derogare alla disciplina ecclesiastica che impone il pentimento e l’abbandono della condotta contraria alla normativa canonica, previamente all’assoluzione della pena».

«Nel tentativo di vincere le resistenze che si opponevano alla riconciliazione – afferma Mogavero nel libro-intervista – Benedetto XVI, con gesto di buona volontà, il 24 gennaio 2009 ha tolto la scomunica ai seguaci di Lefebvre, frattanto deceduto nel 1991. Guardando i fatti dalla prospettiva canonistica e convinto del valore pedagogico del diritto penale canonico, ho ritenuto eccessiva la condiscendenza del Papa. L’epilogo della vicenda, che non ha portato affatto al pentimento e alla riconciliazione dei seguaci di Lefebvre, ha finito con il vanificare il gesto di buona volontà del Papa e confermare, purtroppo, le mie perplessità».

Il vescovo di Mazara spiega che «non è in discussione» da parte sia l’accettazione delle decisioni papali, ma aggiunge: «Mi piacerebbe se si potesse avere un confronto più diretto e più franco con il Papa, considerato che in quanto vescovi siamo tutti successori degli apostoli e che con lui portiamo insieme la sollecitudine verso tutte le Chiese».


 

Condividi su

AREA RISERVATA

Username

Password

EFFETTUA LA TUA DONAZIONE

Regola della Milizia del Tempio

Divinum Officium

EVENTI:

I VENERDI’ DELLA MAGIONE

- Compleanni del mese: Dicembre

S. Messa Tridentina in Toscana in Italia e nel Mondo

Motu Proprio e Istruzione

Galleria fotografica

La Bussola Quotidiana

Corrispondenza Romana

Ecomuseo della Val d’Elsa

holyart.it - Accessori per la Liturgia

Sito registrato in:

Clicca qui per iscriverti

Le immagini presenti nel sito sono registrate e sottoposte a Copyright © ORDO MILITIAE TEMPLI E' fatto assoluto divieto di pubblicare, tutte o in parte, le immagini e/o i contenuti di questo sito, salvo espressa autorizzazione Copyright © 2002 Militia Templi