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CHIESA

SANTA MADRE RUSSIA

26/11/2013

SANTA MADRE RUSSIA: IL NUOVO (E ULTIMO) BASTIONE DEL CRISTIANESIMO? LA RUSSIA ORTODOSSA DI PUTIN VS. IL NUOVO ORDINE MONDIALE MASSONICO……INCONTRO ALL’ARMAGHEDDON?

 

 

di Gianluca Marletta*
*(Saggista e coautore, con la giornalista Enrica Perucchietti, del libro: N.W.O. Storia e ideologia del Nuovo Ordine Mondiale, che sarà in libreria in autunno per i tipi della Arianna Edizioni).

 

 

DA IMPERO DEL MALE A IMPERO DELLA BENE

E’ l’unica nazione di tradizione cristiana capace di vietare (per Cento Anni!) le manifestazioni pubbliche delle lobby omosessuali “infischiandosene” bellamente delle accuse di autoritarismo lanciatele dai “democratici” d’ogni latitudine; uno dei pochi paesi al mondo dove, stando a tutti i sondaggi e le statistiche, la religione è in crescita esponenziale e la chiesa nazionale (quella Ortodossa) è di gran lunga l’istituzione più popolare; un paese devastato per decenni dalla denatalità e dalla pratica dell’aborto facile che, al giorno d’oggi, “premia” ogni nuova nascita con un bonus equivalente a 9.000 euro1; un paese che ha schiacciato senza pietà il terrorismo islamico locale (quello ceceno di tipo salafita, finanziato dall’Arabia Saudita) ma che intrattiene relazioni amichevoli con buona parte del mondo islamico ed è visto, con evidente simpatia, da tutte quelle forze che si oppongono, per i più svariati motivi, al cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale concepito dalle elite occidentali. Una nazione che, recentemente, sembra essere entrata nelle grazie e nelle speranze persino di molti Cattolici (soprattutto laici), i quali cominciano a vedere in essa quasi una sorta di rinnovato “bastione” o baluardo della Cristianità.


Mosca: 100.000. persone manifestano contro la profanazione compiuta dalle “Pussy Riot”. I media occidentali l’hanno totalmente ignorata
Questa nazione, unica nel suo genere per estensione geografica e complessità culturale, è la Russia: l’immensa Russia euroasiatica dagli spazi sconfinati e dalle esotiche cupole d’oro, cerniera storica tra Europa e Asia, ma anche centro gravitazionale di uno dei “polmoni” del Cristianesimo, quell’Ortodossia che sembra aver conservato, coi suoi pregi e limiti, il sapore di quella spiritualità arcaica che altrove sembra ormai perduta.

Eppure, questa Russia, che oggi sembra quasi riprendere in mano l’eredità di Bisanzio ergendosi a scudo contro le derive sia culturali che militari dell’Occidente post-cristiano, è la stessa che, fino a solo qualche decennio fa, rappresentava “l’impero ateo” per eccellenza e che, ancor più di recente, sotto il regime dell’alcolizzato e filoccidentale Eltsin, sembrava destinata ad un’irrimediabile tracollo e alla totale dissoluzione sociale e politica.

Quello che è accaduto in Russia negli ultimi anni è, pertanto, un evento straordinario, una vera “resurrezione” che, per essere compresa, dev’essere giudicata non con le nostre categorie politiche, culturali e morali occidentali, ma a partire dalla Russia stessa, dalla sua cultura e dai suoi valori.

 

DALLA PALUDE DELLA DISSOLUZIONE ALL’EGEMONIA SULL’EURASIA. RAZZIA DEGLI OLIGARCHI CHE VOLEVANO “IMPORTARE DEMOCRAZIA”. AVARIATA

L’era post-comunista, in Russia, coincide essenzialmente con la dissoluzione dell’Impero Sovietico ma anche, e soprattutto, con la devastazione economica e morale del popolo russo. Sotto il presidente Eltsin, alcolizzato paladino degli interessi occidentali, ha luogo infatti quella drammatica svendita dei “gioielli di famiglia” dell’economica ex-sovietica che crea quella casta degli “oligarchi” spesso appoggiati e finanziati dall’estero.


Mihail Kodorkovsky: il criminale oligarca e faccendiere al soldo di Soros e dei Rothschild, processato per truffa
I registi di questo saccheggio sono essenzialmente identificabili con la grande finanza anglosassone: tra i personaggi più in vista in quegli anni spicca Mikhail Khodorkovsky, (poi condannato nell’era Putin per frode ed evasione fiscale, divenendo così un “martire della democrazia” per i media occidentali), protagonista negli anni ’90 della privatizzazione del gigante petrolifero nazionale Yukos, nonché della svendita del patrimonio minerario russo, grazie alla creazione di società fantasma domiciliate in paradisi fiscali esteri e contando sul supporto finanziario dei Rothchild d’Inghilterra2. In cambio dell’aiuto occidentale, peraltro, Khodorkovsky ha finanziato nel 2001 a Londra la nascita di una Open Russia Fondation (sul modello della Open Society di Soros), finalizzata all’esportazione della “democrazia” nell’immenso paese euroasiatico.

Al tempo stesso, altri oligarchi (tutti successivamente messi sotto processo da Putin) svendevano altre risorse nazionali: come Berezovsky (Aeroflot), Abramovich (Banca Most) o Chernoy (Trans World Metals); tutti regolarmente fuggiti qualche anno dopo dalla Russia per riparare in Gran Bretagna o (in virtù della loro ascendenza ebraica) in Israele.

Alcuni oligarchi sono stati addirittura sospettati e additati dall’opinione pubblica di supportare, in funzione antinazionale, il nascente terrorismo ceceno: fra di essi, il caso più clamoroso è quello di Boris Berezovsky, oligarca dell’epoca Eltsin, poi riparato a Londra e infine in Israele per sfuggire alla giustizia moscovita, e il cui ex-capo delle guardie del corpo è stato, per lungo tempo, il superterrorista Aslan Maskhadov, autore della strage nella scuola di Beslàn.

L’OCCIDENTE VOLEVA FARE UNA RUSSIA A IMMAGINE DEL “PRESIDENTE UBRIACONE” CHE LA DOMINAVA. QUASI RIUSCENDOCI…

Ma il dramma forse più terribile dei primi anni della Russia post-sovietica è stato lo scadimento umano di un intero popolo: un popolo uscito devastato da 70 di ateismo coatto il quale, una volta privato anche delle retoriche certezze ideologiche del sovietismo, sembrava destinato ad una vera e propria putrefazione sociale. L’immagine del “presidente ubriacone” Eltsin è stata per anni quella stessa della Russia: un paese senza identità, falcidiato dall’alcolismo e dalla violenza, fragile e ricattabile da parte di qualsiasi potere forte, infiltrato da una sottocultura di derivazione occidentale permeante e dissolutiva.


L’alcolizzato Eltsin che il corrotto Occidente tentò di utilizzare come piede di porco per divellere la Russia cristiana e ridurla nella sua stessa poltiglia morale, dunque in un immenso cortile per i traffici più immondi del turbocapitalismo anglo-americani
Il vecchio sogno anglosassone della conquista dell’Heartland, la piattaforma euroasiatica da cui poter dominare il mondo, mediante la dissoluzione o il ridimensionamento definitivo della Russia, sembrava, pertanto, vicinissimo a realizzarsi: il crollo dell’impero sovietico, infatti, aveva anche portato a quel “risveglio delle nazionalità” che aveva sottratto all’influenza russa non solo l’Asia Centrale e gran parte della regione caucasica, ma anche quell’Ucraina che, oltre ad essere un paese di quasi 60 milioni di abitanti, è anche la culla storica della Rus.

Come affermava ancora nel 1997 Zbigniew Brzezinsky, nel suo saggio dal titolo The Great Chessboard (Il Grande Scacchiere): “la Russia senza l’Ucraina (…) diverrà un impero sostanzialmente asiatico, probabilmente trascinato in conflitti usuranti con le nazioni dell’Asia Centrale”.

Nel 2003, intanto, grazie ai fondi e alle cosiddette ONG come la Open Society sponsorizzate dal magnate americano George Soros, ma anche da altre fondazioni “private” come il National Endowment For Democracy o la tedesca Konrad Adenauer Foundation, le cosiddette “rivoluzioni colorate” consegnavano in mano all’Occidente sia la Georgia che l’Ucraina, in prospettiva di una futura adesione dei due paesi ex-sovietici alla NATO.

 

E DAL KGB VENNE L’UOMO DELLA PROVVIDENZA: PUTIN

A partire dal 1999, tuttavia, accade qualcosa che porta, lentamente ma inesorabilmente, a trasformare la situazione della Russia. Il 1999, infatti, è l’anno in cui il logorato presidente Eltsin offre la carica di primo ministro ad un personaggio allora semisconosciuto di nome Vladimir Putin.

Putin, divenuto presidente della Federazione Russa solo un anno dopo (2000), è una figura dal passato complesso (ex agente del KGB) ma che si è dimostrato capace di giocare le sue fortune politiche scommettendo sul rimanente orgoglio del popolo russo.

Certamente, i metodi di Putin non sempre coincidono con quell’idea di sedicente democrazia che il political correctness occidentale esalta, ma tale giudizio non tiene conto né del tradizionale autoritarismo connaturato da sempre al potere russo né, tantomeno, dell’ipocrisia per cui un Putinpossa essere considerato un “tiranno” e addirittura il nemico numero uno, da quello stesso Occidente che considera invece “alleati” le brutali tirannie degli stati arabi del Golfo o stati razzisti e guerrafondai come Israele o la stessa Turchia.

La vera “colpa” di Putin agli occhi dell’Occidente, in realtà, è quella di aver trasformato la Russia in un solido blocco strategico economicamente indipendente e quindi non più ricattabile dai Poteri Forti internazionali. In pochi anni, infatti, Putin si è riappropriato dei “gioielli di famiglia” strappandoli dalle mani degli oligarchi; inoltre, approfittando del rialzo del prezzo del petrolio, lo “zar” è riuscito nell’impresa di saldare gli enormi debiti contratti dalla precedente amministrazione Eltsin, rifondendo nel 2005 quasi 15 miliardi di dollari al Club di Parigi (un gruppo di circa una dozzina di paesi occidentali debitori); e con l’estinzione del debito, di fatto, la Russia viene ad essere uno dei pochi paesi realmente sovrani del mondo contemporaneo.

 

PUTIN FA DELLA RUSSIA L’UNICO PAESE AL MONDO REALMENTE SOVRANO. PERCIÒ I POTERI FORTI D’OCCIDENTE LO MINACCIANO: “FARAI LA FINE DI GHEDDAFI”

E’ per questi motivi, essenzialmente, che l’odio occidentale contro Putin e la Russia ha cominciato a salire vertiginosamente di anno in anno, fino ad arrivare a dichiarazioni sconcertanti, come quelle rilasciate nel 2006 in un articolo del prestigioso periodico Foreign Affaire3, (organo del Council on Foreign Relations, il think tank finanziato dai Rockefeller dal quale sono uscite figure come Brzezinsky, Kissinger o l’ideologo dello “scontro di civiltà” Samuel Huntington):


Il Grande Gioco tra Usa e Russia per il dominio del Medio Oriente
“Se dovesse scoppiare un conflitto (gli USA n.d.a.) potrebbero attaccare rapidamente e impunemente il territorio della Russia, e la Russia non avrebbe i mezzi per montare una risposta. (…) E’ finita l’epoca della Mutua Distruzione Assicurata (MAD), (…) infatti, la quantità di bombardieri strategici russa è crollata del 39%, quella dei missili balistici intercontinentali, e dei sottomarini con missili balistici dell’80%. (…) anzi, lo scadimento dell’arsenale russo è anche peggiore di quel che dicono le cifre”.

Più di recente, inoltre, possiamo ricordare le invettive dell’ex candidato presidenziale americano John McCain: “Caro Vlad, la primavera araba è alle tue porte!”, urlate su twitter alla vigilia delle recenti elezioni russe del 2012 -nelle quali Putin è stato rieletto presidente con la maggioranza assoluta del 63,9% dei voti- minacciando esplicitamente il leader moscovita di fare la fine di Gheddafi.

Ma Putin sembra essere perfettamente cosciente di quali siano i “veri nemici” della Russia, ed è per questo che negli anni ha portato avanti una politica sempre più antitetica a quella della NATO e dell’Occidente, specie nel vicino “giardino di casa”, ovvero il Medio Oriente e l’Asia Centrale; divenendo di fatto il “grande protettore” di tutti quei paesi che, per un motivo o per l’altro, si oppongono al progetto mondialista occidentale. Questo “braccio di ferro”, naturalmente, diviene un fattore di pericolosa instabilità, specie dove gli interessi di Russia e Occidente sembrano inevitabilmente scontrarsi (come sta accadendo in questo momento in Siria).

 

L’ORTODOSSIA RUSSA: DALLA DEBOLEZZA ALLA FORZA. CHIESA DI STATO E DI POPOLO

Ma la mossa realmente rivoluzionaria di Putin è stata quella di capire che la resurrezione di un popolo, ancor prima che economica, dev’essere morale e spirituale. Ed è da questo presupposto che nasce l’alleanza del governo russo con le “religioni tradizionali russe” ovvero, in primis, con quella Chiesa Ortodossa senza la quale è impossibile anche solo parlare di un’anima russa.


Mosca: nel novembre 2011, tre milioni di persone sfidano le temperature polari per venerare il Sacro Cingolo di Maria giunto dal Monte Athos
Oggi, a vent’anni dal crollo del comunismo ateo, circa l’80% della popolazione russa è battezzata nella Chiesa Ortodossa; ma i numeri nudi e crudi dicono ben poco, specie agli occhi di quegli occidentali abituati a percepire pregiudizialmente le chiese ortodosse come istituzioni “sottomesse al potere” e portatrici di una religiosità “formalistica”.

In realtà, quello che sta accadendo in Russia è che alcuni aspetti spesso considerati come “debolezze strutturali” del mondo ortodosso sembrano provvidenzialmente tradursi, negli ultimi anni, in “punti di forza”. La stessa “sottomissione al potere” nazionale, che al tempo della Rivoluzione Bolscevica fu uno dei fattori che trascinò alla rovina la Chiesa Russa, diviene oggi un fattore di potenza, al contrario di quello che attualmente avviene in Occidente con la Chiesa Cattolica, la quale, non potendo contare su nessun potere “amico”, è costretta in ultima analisi a negoziare la propria sopravvivenza istituzionale con Poteri assolutamente ostili (le sorprendenti dichiarazioni di Benedetto XVI sul Nuovo Ordine Mondiale sono, da questo punto di vista, fin troppo significative4).

Sul presunto formalismo dell’Ortodossia, peraltro, si dovrebbe comprendere che in Oriente l’adesione al Cristianesimo non è mai stata, in primo luogo, l’adesione ad una morale o ad un catechismo, quanto l’appartenenza ad un universo simbolico comune (“Se qualcuno ti chiede della tua Fede, vai in chiesa e mostragli le nostre icone!” recita un detto russo); un’adesione meno mentale o emotiva che cardiaca, dimostratasi di fatto indistruttibile persino a fronte di 70 anni di ateismo di stato e a 20 anni di tentativi di penetrazione secolarista occidentale. Il risultato è un legame viscerale tra religione e popolo che, se da un lato penalizza fortemente le possibilità di un’opera di evangelizzazione fuori dai confini tradizionali dell’Ortodossia, crea un “fascio di forze” inscindibile.

Da questo punto di vista, anche la preponderanza del clero uxorato favorisce un diffuso senso popolare di “appartenenza” alla Chiesa che non è vista, come spesso accade in Occidente, come “una cosa da preti”. Se il “pope” ortodosso, infatti, proprio a causa del suo status di sacerdote e al contempo di uomo di famiglia, non ha mai conosciuto il prestigio e l’autorità di cui godeva (un tempo) il prete cattolico, è anche vero che tale caratteristica ha impedito che in Oriente si sviluppasse quel pregiudizio sul clero visto come “sacra casta” autoreferenziale, che è oggi uno dei cavalli di battaglia degli anticlericali occidentali.[*NOTA DI REDAZIONE: lasciamo intatta l'analisi dell'autore in questi ultimi capoversi; tuttavia non la condividiamo, e abbiamo sufficiente materiale per dimostrare che questa storia va guardata da un'altra prospettiva che diverge dall'analisi di questo paragrafo]

“DIO CUSTODISCI LO ZAR VLADIMIR” E “LIBERACI DAL MALE ARANCIONE”

Vladimir Putin, al di là del giudizio occidentale sui suoi metodi “dispotici”, non ha fatto altro, in fondo, che favorire questa naturale comunione tra popolo russo e Ortodossia. In un’interessante intervista rilasciata prima delle ultime elezioni presidenziali al mensile cattolico “Tempi”5 da KirillFrolov, il giovane presidente dell’Associazione degli Esperti ortodossi, emerge questa “gratitudine” della Russia profonda verso “lo zar” Vladimir:


Putin bacia la fronte coperta dal sudario del defunto patriarca di tutte le Russie Alessio II
Signor Frolov, come valuta la situazione politica della Russia alla vigilia delle elezioni presidenziali?
La cosa principale è dire di no alla rivoluzione arancione che vogliono imporci i manifestanti anti-Putin. Questi rivoluzionari vogliono farci rivivere le calamità del 1917: gridano “via il sovrano” come fu fatto allora, col risultato che allo zar ortodosso succedette un malvagio governo pagano. E noi ortodossi rispondiamo con l’inno della Russia imperiale: «Dio, custodisci lo zar». Non possiamo amare questa gente che si inginocchia davanti all’ambasciatore americano (…).Per questo chiediamo ai cattolici italiani di appoggiarci come noi ortodossi vi abbiamo appoggiato davanti alla Corte europea nella difesa dei crocefissi nelle scuole (…).

Perché siete così preoccupati di un indebolimento di Vladimir Putin?

Perché sarebbero messi in pericoli i germogli positivi che sono spuntati in Russia in questi anni. L’8 febbraio Putin ha incontrato il patriarca Kirill e tutti i leader religiosi russi: ha confermato l’insegnamento del cristianesimo nelle scuole e ha auspicato una maggiore presenza della Chiesa alla televisione. Se la rivoluzione vincesse, questi accordi sarebbero compromessi. Se la Chiesa avrà più spazio nelle scuole, nelle forze armate e alla televisione, riusciremo a salvare il nostro popolo dalla droga, dall’alcolismo, dalla distruzione delle famiglie, riusciremo a farlo rialzare in piedi. (…) Il Patriarca sta creando decine di nuove diocesi perché tutte le parrocchie del territorio russo possano essere visitate e incoraggiate da vescovi, perché ogni cittadino sofferente o nel bisogno possa sentire l’influenza di un vescovo anche nelle località più disagiate. Ha avviato un piano per la creazione di 200 nuove parrocchie a Mosca, per arrivare a ogni cittadino della capitale. Perché questi progetti si realizzino è necessaria un’alleanza fra Putin e Kirill. Il presidente favorirà la crescita economica e difenderà i nostri interessi nazionali, il patriarca compirà la rinascita spirituale della Russia mettendo la Chiesa in grado di raggiungere ogni cittadino russo.

Lei teme che l’unità della Russia sarà in pericolo se Putin non sarà eletto presidente o se si ritroverà debole?

Il pericolo di perdite territoriali da parte della Russia si sarebbe concretizzato se nel 2000 non fosse salito al potere Putin: i wahabiti stavano conquistando il Daghestan. Il pericolo si riproporrebbe se vincesse la rivoluzione arancione sponsorizzata dagli Usa. (…) E il senatore McCain ha minacciato la ripetizione dello scenario libico in Russia! Immaginatevi cosa sarebbe successo se un senatore russo avesse minacciato uno “scenario libico” per Washington. Queste sono affermazioni che non possiamo tollerare. Come non possiamo tollerare che l’ambasciatore Usa Michael McFaul riceva i leader dell’opposizione (…). Ma le dichiarazioni di McCain o gli incontri dell’opposizione con gli ambasciatori stranieri sortiscono l’effetto opposto a quello desiderato: la gente respinge il parallelo fra Tripoli e Mosca, non vuole alcuna cooperazione fra Nato e Russia, respinge la destabilizzazione. Putin ormai è diventato il simbolo della lotta della Russia per la sua sovranità.

 

…E LA CHIESA CATTOLICA? QUELLA PROGRESSIVA PROTESTANTIZZAZIONE DELLA TEOLOGIA CATTOLICA CHE CI ALLONTANA DAGLI ORTODOSSI

Ma la nuova Russia di Putin non sembra voler limitare la difesa del Cristianesimo solo all’interno dei suoi tradizionali confini. Recentemente, di fronte alle discriminazioni ormai intollerabili che paesi come la Gran Bretagna impongono ai Cristiani (come il divieto di portare addosso la croce!), il Patriarcato di Mosca e persino l’Associazione degli Avvocati Russi ha deciso di porre la questione di fronte al Consiglio d’Europa6.


Traslazione del corpo del defunto patriarca di tutte le Russie, Alessio II
In questa prospettiva sarebbe logico o persino naturale, un’alleanza tra Ortodossia e Cattolicesimo in vista di una difesa dei comuni valori cristiani.

E invece, a dispetto di tutto, questo non avviene!

Da una parte, infatti, il mondo russo rimane fortemente sospettoso verso il Cattolicesimo, visto non solo come una religione “straniera” ma, forse ancor di più, come il cavallo di Troia di una mentalità razionalista e giuridista considerata del tutto aliena rispetto all’anima russa. Non a caso, il Cattolicesimo non rientra tra le quattro “religioni tradizionali russe” che beneficiano dell’aiuto del governo (ossia, oltre all’Ortodossia, l’Islam, il Buddhismo e l’Ebraismo).

Anche da parte cattolica, tuttavia –e fatto salvo alcune dichiarazioni degli ultimi Pontefici rimaste sostanzialmente senza eco- l’Ortodossia rimane “un oggetto misterioso”, un mondo esotico e indecifrabile, dottrinalmente vicino ma lontanissimo in quanto a cultura. Da questo punto di vista, è innegabile che la progressiva protestantizzazione della teologia cattolica che ha caratterizzato gli ultimi decenni non ha certo favorito un approccio con la cultura simbolica, mistica e meta-razionale dell’Oriente. Inoltre, anche da un punto di vista politico, una parte del clero cattolico sembra rimanere legata a datate posizioni filo-atlantiche e filo-occidentali che possono aver avuto un senso al tempo dell’URSS e della minaccia comunista ma che, al giorno d’oggi, appaiono più che altro alla stregua di manifestazioni di pigrizia intellettuale quando non di acquiescenza timorosa verso i Poteri Forti.

 

PERÒ CERTI CATTOLICI (LAICI) GUARDANO ALLA RUSSIA RICORDANDO LA PROMESSA DI FATIMA

Questo non impedisce, tuttavia, che molti Cattolici (soprattutto laici) vedano oggi nella Russia, se non un bastione, almeno un inatteso “spiraglio” di luce in un mondo anticristiano e ostile. Alcuni, in chiave escatologica, ricordano le parole della Madonna di Fatima: “la Russia si convertirà e il mondo conoscerà un periodo di pace”; vedendo nella rinascita spirituale del popolo eurasiatico un frutto di quella “consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria” che, a dispetto degli scrupoli umani e delle paure della Gerarchia, sarebbe comunque avvenuta –non si sa bene in quale forma- negli anni 80…

Ma qualcuno va oltre e sull’onda di un certo apocalittismo “fatimita” vede, nella presunta viltà dimostrata da una parte delle gerarchia cattolica, l’impedimento a che anche la seconda parte della promessa, ovvero l’auspicio della pace, si realizzi. La conversione della Russia, infatti, non sembra affatto essere la premessa di una pace mondiale ma, al contrario, il segno del radicalizzarsi di uno scontro che vede da una parte l’Occidente post-cristiano e massonico fautore di un Nuovo Ordine Mondiale fronteggiarsi con una Russia identitaria che, semplicemente, non accetta questo progetto.

 

VERSO L’ARMAGHEDDON?

Proprio in questi giorni del resto, nel totale silenzio dei nostri TG, navi da guerra russe stanno facendo rotta verso la Siria, mentre forze aeronavali americane, turche, israeliane e saudite si esercitano da mesi davanti alle coste levantine e migliaia di jihadisti sono liberi di entrare dal confine turco spacciati dai media occidentali come “liberatori”.

Uno scenario da Armagheddon che prende forma nel silenzio afoso delle nostre giornate estive, trascorse a parlare di Belen o dell’ultima “uscita” di Casini o di Vendola…

 

 

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