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CHIESA

RAGAZZI, L'AMORE

04/12/2011

Dalla simpatia per un coetaneo al rapporto fra mamma e papà al magistero di Gesù. Così l'Arcivescovo di Milano, Cardinale Angelo Scola, si rivolge ai giovanissimi.

Chi è Gesù? È il Figlio di Dio che è venuto e si è abbassato a diventare uno come noi per essere la via, la verità e la vita, cioè per insegnarci ad amare e a lavorare, perché noi, da soli, ci confondiamo spesso.


Ingrandisci immaginePer esempio, riguardo all’amore voi, guardando noi adulti, vi rendete conto di come spesso siamo confusi o contraddittori. Ci teniamo ad essere fedeli, poi non siamo capaci di essere fedeli. Oppure, non siamo capaci di mantenere un giusto equilibrio tra il desiderio di voler bene e la modalità con cui ci comportiamo verso il ragazzo o la ragazza per cui proviamo una simpatia. In questo nostro tempo si è molto superficiali, per esempio, con uno degli aspetti più importanti della nostra vita per capire che cos’è l’amore: la sessualità. Siamo molto superficiali nel parlare e nel praticare queste cose. E questo è molto grave. Per questo abbiamo bisogno di qualcuno per il quale l’amore è stato tutto. Gesù è uno per il quale l’amore ha rappresentato tutto. Perché? Perché ha amato per primo, senza pretendere nulla in cambio. E ha amato con una fedeltà assoluta, per sempre.

Mettetevi bene in testa questa parola: dove non c’è il per sempre non ci può essere l’amore. È questa la ragione per cui non dovete giocare con l'amore, alla vostra età. E i vostri genitori e i vostri educatori vi devono aiutare a capire che cosa vuol dire che là dove non c’è il per sempre, non c’è l’amore, ma soltanto una maschera dell’amore, cioè un amore deturpato, che diventa uno sgorbio. [...]

Essere preoccupati del futuro in una società come la nostra, in cui le trasformazioni sono enormi, è comprensibile. Voi vivete in un momento della storia davvero affascinante, però anche pieno di fatica, di travaglio, a causa di grandissimi e rapidissimi cambiamenti. Quando io avevo la vostra età, era tutto molto più facile... Perciò è normale essere preoccupati del futuro, come essere preoccupati della morte perché la morte è un’esperienza brutta. Il dolore che si prova per il rischio della separazione dei propri genitori, altroché se è un dolore grande! Io non ho avuto questa prova nella mia vita perché i miei genitori sono stati insieme sessant’anni, si sono voluti bene e questo è certamente un grande dono. Però voi dovete essere sempre comprensivi verso i vostri genitori, al di là delle loro fatiche. Dovete essere sicuri che il papà e la mamma, anche quando hanno dei problemi tra loro, non li hanno verso di voi. Anche se fanno fatica tra loro due, il papà è il vostro papà e la mamma è la vostra mamma. E voi dovete rispondere a questo bene col vostro bene perché così li aiutate a stare insieme. Dunque queste paure le ho avute e le ho anch’io, salvo l’ultima perché i miei genitori sono già in Paradiso, quindi sono uniti. Ma è normale avere la paura della morte o la paura del futuro. E Gesù è venuto proprio per questo.

[...] Nel Nuovo Testamento... Sapete cos’è il Nuovo Testamento?... I quattro vangeli più altri libri di San Paolo e di alcuni Apostoli. Dicevo, nel Nuovo Testamento il Paradiso è definito come il luogo del riposo in Dio. Quindi è un luogo di pace, di riposo, di bellezza, in cui tutti faremo l’esperienza dell’amore. E lì vivremo con questo nostro corpo trasformato. Non sappiamo come, perché per imparare come sarà trasformato dobbiamo prima passare attraverso la morte. Però sappiamo che vivremo nel nostro corpo risorto, trasformato - la parola giusta è trasfigurato -, non moriremo più, ci vorremo tutti bene, non ci sarà nessuna invidia, nessuna gelosia. Pensate! Adesso, quando vediamo che uno preferisce un altro a noi, ci dà fastidio o, non appena uno ci sfiora, ci sentiamo feriti.

In Paradiso non ci offenderemo più. Saremo in una situazione di pace e, soprattutto, vedremo Dio faccia a faccia. Non avremo più solo un’intuizione vaga come io (che non ci vedo benissimo) ho di quel quadro di girasoli là in fondo, ma lo vedremo così come Egli è. Saremo sempre con il Signore. E saremo in compagnia degli angeli, perché ci sono già adesso gli angeli. Ognuno di noi ha il suo angelo... custode... che è un modo delicato con cui Dio è presente a te, a me, ad ognuno di noi.

 

di Angelo Scola, Cardinale Arcivescovo di Milano

 

da "Il Giornale" del 4.12.2011

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