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Home page » Notizie » «Quando esco per aiutare i poveri il Papa vorrebbe venire con me»

SOMMO PONTEFICE

«Quando esco per aiutare i poveri il Papa vorrebbe venire con me»

29/11/2013

L'elemosiniere di Francesco parla degli aiuti ai barboni per le strade di Roma: «Lui mi dice sempre: il tuo conto è buono quando è vuoto»

Andrea Tornielli
Città del Vaticano

«Se dico al Papa che stasera esco per strada ad aiutare i poveri c'è sempre il rischio che voglia uscire con me. Lui è così, non pensa ai disagi...». L'arcivescovo Krajewski, per tutti in Vaticano ancora oggi «don Corrado», è il braccio caritativo del Papa al quale si rivolgono i bisognosi per chiedere aiuto. Francesco l'ha scelto e fatto vescovo perché ha saputo della sua attività in favore dei barboni, ai quali portava il cibo la sera nei dintorni di San Pietro. Ieri mattina Krajewski ha incontrato in modo informale un gruppo di giornalisti e ha raccontato loro di come il Papa vuole venga fatta la sua carità.

 

A don Corrado è stato chiesto se Francesco sia mai andato con lui in incognito a portare aiuto ai poveri. Il prelato ha risposto con un sorriso e ha aggiunto: «passiamo a un'altra domanda». Poco prima, a questo proposito, aveva detto: «Ci siamo subito resi conto che potevano esserci problemi di sicurezza, è una cosa difficile, complicata, anche se il Papa è così e non pensa ai disagi». Le fonti vaticane smentiscono che Francesco sia mai uscito in incognito con il suo elemosiniere, però nessuno ha dubbi che, potendo, lo avrebbe già fatto molte volte.

 

«Il Papa mi manda quasi ogni giorno le buste con le richieste di aiuto, e spesso ci scrive sopra "Tu sai cosa devi fare"», ha raccontato Krajewski. Lo scorso anno dall'Elemosineria pontificia sono partiti 6500 aiuti per un totale di un milione di euro, «ma ora queste cifre stanno raddoppiando». Don Corrado ha spiegato che le richieste devono arrivare per lo più con il timbro del parroco per avere una certificazione che siano autentiche. «Quando abbiamo accertato l'autenticità mandiamo un assegno circolare al parroco che lo va ad incassare e porta l'aiuto, a nome del Papa». Dunque non si mandano i soldi, si portano di persona. E il Papa vuole che l'arcivescovo polacco faccia lo stesso a suo nome nella città di Roma o in situazioni di emergenza, come quella di Lampedusa, dove l'elemosiniere ha portato e regalato ai profughi 1660 ricariche telefoniche.

 

«Il Papa mi ha detto: nel tuo conto della elemosineria non ci devono essere soldi, non devi vincolare o investire, devi spendere. E spesso mi chiede: hai bisogno di soldi? Mi ha detto anche: tu fai il lavoro più bello di tutti».

 

Krajewski ha raccontato di aver coinvolto le guardie svizzere nel lavoro notturno di assistenza ai bisognosi, che i soldati del Papa compiono al di fuori dell'orario di servizio. Per adeguarsi allo stile di Francesco, don Corrado ha dismesso l'auto blu per un'utilitaria. E ha rivelato un aneddoto legato all'ormai famosa «Misericordina», il rosario nella scatoletta che Francesco ha consigliato come «medicina» all'Angelus di due settimane fa. «Stavo portando al Papa le fatture con il costo dell'operazione, mi sono fermato al bar, ho incontrato il presidente di una fondazione, che conoscevo. E lui si è offerto di pagare tutto: in vita sua non aveva mai fatto l'elemosina».

 

 

E oggi la Sala stampa vaticana ha precisato che papa Bergoglio «non esce» in occasioni serali con l'elemosiniere mons. Konrad Krajewski, nei giri che quest'ultimo fa nella città di Roma in aiuto di poveri e bisognosi.

«Il Papa - ha chiarito Krajewski - fa già tanto del bene. `Esce´ comunque attraverso di me, `esce´ con le sue parole, `esce´ soffermandosi per ore in ogni occasione, come nelle udienze generali, ad abbracciare i malati e i sofferenti».

 

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