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Home page » Notizie » Padre Cantalamessa predica contro la Dottrina Cattolica sulla Provvidenza davanti al Papa

TRADIZIONE CATTOLICA

Padre Cantalamessa predica contro la Dottrina Cattolica sulla Provvidenza davanti al Papa

24/04/2011

E' la risposta, sbagliata, all'intervento del Prof. Roberto De Mattei a "Radio Maria"

da "Pontifex Roma"

Padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia «Le catastrofi naturali non sono mai un castigo divino» - «Dire il contrario è un’offesa a Dio e agli uomini. Ma i disastri ci ammoniscono a non illuderci che scienza e tecnica basteranno a salvarci» - Il vice presidente del Cnr Prof. Roberto De Mattei, sostenne l’ 11 Marzo 2011 che «I terremoti sono un castigo divino», ribadendo la dottrina Cattolica di sempre sulla Provvidenza. Dice il Corriere del 22/04/2011: «Terremoti, uragani e altre sciagure che colpiscono insieme colpevoli e innocenti non sono mai un castigo di Dio. Dire il contrario, significa offendere Dio e gli uomini». Lo afferma padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa pontificia, nell’omelia alla presenza del Papa in Vaticano in occasione della celebrazione della liturgia del Venerdì Santo. Le parole del frate cappuccino sono una chiara risposta alle affermazioni del vice direttore del Cnr, Roberto de Mattei, cattolico ... ... tradizionalista, il quale ai microfoni di Radio Maria, commentando lo tsunami che ha colpito il Giappone lo scorso 11 marzo, aveva affermato che il sisma andava letto come castigo divino e in rapporto al peccare degli uomini.

CASTIGO – Evidentemente il Vaticano è un luogo pieno di «relativisti», seguendo la logica del pensiero di de Mattei, il quale rispondendo agli attacchi contro le sue affermazioni aveva dichiarato che «gli attacchi contro di me sono un tipico esempio della dittatura del relativismo denunciata da Benedetto XVI (sebbene questa sia la dimostrazione palese di chi sia il vero “dittatore del relativismo”…, n.d.r.).

Io non ho fatto altro che riaffermare la tradizionale dottrina cattolica sulla provvidenza. Come insegnano san Tommaso e sant’Agostino, nell’universo non accade nulla che non sia voluto, o almeno permesso, da Dio per precise ragioni. E tra di esse non è da escludere l’ipotesi di un castigo divino, anche se in materia non vi è certezza», aveva aggiunto il numero due del Consiglio nazionale delle ricerche.

De Mattei ha poi ribadito il 20 aprile il suo concetto in un nuovo intervento a Radio Maria: «La teologia cristiana insegna che quando è un popolo a soffrire una grande catastrofe si tratta spesso di un castigo che serve a scontare i suoi peccati. Le sciagure collettive non sono permesse da Dio solo per scontare i nostri peccati sociali, ma anche per ricordarci la nostra precarietà o per purificarci attraverso la sofferenza, ma sempre per ottenere un bene maggiore».

E per sottolineare «il castigo di Dio», de Mattei riporta un episodio del terremoto di Messina.

«Nella mattina di domenica del 27 dicembre 1908 erano apparse nella città strisce con la scritta “Gesù Cristo non è mai esistito”, e per dimostrare l’empia affermazione, alla sera, in un pubblico dibattito era seguita una processione blasfema che era giunta fino alla spiaggia: un crocifisso era stato buttato a mare tra lazzi e oscenità». Poche ore dopo, all’alba del 28 dicembre, Messina venne distrutta da un terremoto e dal successivo maremoto che provocò circa 80 mila morti. De Mattei cita inoltre la distruzione di Varsavia durante la Seconda guerra mondiale, preannunciata alla santa Faustina Kowalska «per i peccati che in essa si commettevano, soprattutto l’aborto».

AMMONIMENTI – Le sciagure naturali, chiarisce inoltre padre Cantalamessa, «sono però un ammonimento: in questo caso, l’ammonimento a non illuderci che basteranno la scienza e la tecnica a salvarci. Se non sapremo imporci dei limiti, possono diventare proprio esse, lo stiamo vedendo, la minaccia più grave di tutte». E in questo passaggio si può leggere anche un accenno alla vicenda delle centrali nucleari di Fukushima. «La globalizzazione – ha detto ancora Cantalamessa – ha almeno questo effetto positivo: il dolore di un popolo diventa il dolore di tutti, suscita la solidarietà di tutti. Ci dà occasione di scoprire che siamo una sola famiglia umana, legata nel bene e nel male. Ci aiuta a superare le barriere di razza, colore e religione». [Fonte Agere Contra]

 

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