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CALENDARIO LITURGICO - Appuntamenti liturgici speciali per la Milizia del Tempio nel mese di Maggio:

17/05/2012

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CASA REALE D'ITALIA - LUTTO NELLA FAMIGLIA REALE: LA SCOMPARSA DI DONNA ROSANNA PATERNÒ DI REGIOVANNI, MADRE DELLA PRINCIPESSA SILVIA DI SAVOIA

13/05/2012

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CHIESA - Per il cardinale messo al bando è finita la quarantena: Jean Danielou.

11/05/2012

di Sandro Magister ROMA, 11 maggio 2012 – "Finestre aperte sul mistero": è questo il titolo del convegno con cui due giorni fa la Pontificia Università della Santa Croce ha rotto il silenzio su uno dei maggiori teologi del Novecento, il francese Jean Daniélou, gesuita, fatto cardinale da Paolo VI nel 1969. Un silenzio durato quasi quarant'anni e cominciato con la sua scomparsa nel 1974. In effetti, il ricordo di Daniélou si riduce oggi, per tanti, al mistero della sua morte per infarto, un pomeriggio di maggio, nella casa di una prostituta, al quarto piano di rue Dulong 56, a Parigi. Quando in realtà il vero mistero su cui Daniélou aprì a molti le finestre, nella sua attività di teologo e uomo spirituale, è quello del Dio trinitario. Una delle sue opere maggiori ebbe per titolo: "Saggio sul mistero della storia". Una storia non governata dal caso, né dalla necessità, ma riempita dalle "magnalia Dei", dalle grandiose meraviglie di Dio, una più stupefacente dell'altra. Oggi, pochi dei suoi libri sono ancora in commercio. Eppure sono tuttora di straordinaria ricchezza e freschezza. Semplici eppure profondissimi, come pochi teologi hanno saputo fare nell'ultimo secolo, oltre a lui e a quell'altro campione di chiarezza che ha nome Joseph Ratzinger. Daniélou si accompagna all'attuale papa per l'impianto biblico e storico più che filosofico della sua teologia, per la competenza nei Padri della Chiesa (innamorato l'uno di Gregorio di Nissa, l'altro di Agostino), per il ruolo centralissimo dato alla liturgia. Daniélou, assieme al confratello gesuita Henri De Lubac, fu il geniale iniziatore nel 1942 di quella collana di testi patristici denominata "Sources Chrétiennes" che ha segnato la rinascita della teologia nel secondo Novecento e ha preparato il meglio del Concilio Vaticano II. Un autore, insomma, assolutamente da riscoprire. Ma va sciolto anche il giallo della sua morte e della taciturna squalifica che ne seguì. Mimì Santoni, la prostituta, lo vide cadere in ginocchio col volto a terra, prima di spirare. E per lei "fu una bella morte, per un cardinale". Era andato a portarle dei soldi per pagare un avvocato capace di tirar fuori di prigione suo marito. Fu l'ultima delle sue opere di carità compiute in segreto, per persone disprezzate e bisognose d'aiuto e perdono. I gesuiti fecero indagini serrate, per appurare la verità. Accertarono la sua innocenza. Ma di fatto avvolsero il caso in un silenzio che non fugò i sospetti. La rottura tra Daniélou e altri suoi confratelli gesuiti di Parigi e di Francia fu in effetti la vera origine dell'oblio caduto su questo grande teologo e cardinale. Una rottura che precedette la sua morte almeno di due anni. Dal 1972, infatti, Daniélou non abitava più nella casa di "Etudes", la rivista culturale di punta dei gesuiti francesi, dove aveva vissuto per decenni. Si era trasferito in un convento di suore, le Figlie del Cuore di Maria. A far precipitare lo scontro era stata un'intervista di Daniélou alla Radio Vaticana nella quale criticava duramente la "decadenza" che devastava tanti ordini religiosi maschili e femminili, a causa di "una falsa interpretazione del Vaticano II". L'intervista fu letta come un'accusa portata contro la stessa Compagnia di Gesù, il cui generale era all'epoca padre Pedro Arrupe, che era anche a capo dell'Unione dei superiori generali degli ordini religiosi. Il gesuita Bruno Ribes, direttore di "Etudes", fu tra i più attivi nel far terra bruciata attorno a Daniélou. Le posizioni dei due si erano fatte antitetiche. Nel 1974, l'anno della morte di Daniélou, Ribes schierò "Etudes" in disobbedienza aperta rispetto all'insegnamento dell'enciclica "Humanae Vitae" sulla contraccezione. E collaborò con altri teologi "progressisti" – tra i quali i domenicani Jacques Pohier e Bernard Quelquejeu – alla stesura della legge che in quello stesso anno introdusse il libero aborto in Francia, con Simone Veil ministro della sanità, Valéry Giscard d'Estaing presidente e Jacques Chirac primo ministro. L'anno dopo, nel 1975, padre Ribes lasciò la direzione di "Etudes". E successivamente abbandonò prima la Compagnia di Gesù e poi la Chiesa cattolica. Ecco qui di seguito l'intervista che costò a Daniélou la messa al bando. A distanza di quarant'anni, la decadenza degli ordini religiosi in essa denunciata è ancora in atto, come prova negli Stati Uniti la vicenda della "Leadership Conference of Women Religious":

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VITA DELL'ORDINE - 13 Maggio: 34.a festa della Magione

10/05/2012

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SCAUTISMO - "Capi gay agli scout? È meglio di no..." Dibattito tra cattolici

07/05/2012

La relazione dell'Assistente Nazionale dell'AGESCI, p. Francesco Compagnoni, ha finalmente messo i puntini sulle "ì" e non poteva essere diversamente. Nello Scoutismo si educa per modelli: un Capo Scout non può essere gay (o una Capo lesbo) perchè non può educare che secondo natura e secondo lo stile di vita del movimento "inventato" da Baden-Powell, lo Scoutismo, appunto; altrimenti è un'altra cosa e non si tratta solo dello Scoutismo di impronta cattolica. Discorso diverso per un giovane, o una giovane, in fase educativa che dimostrasse un orientamento omosessuale; i Capi dovranno parlarne con i Genitori che sono i titolari dell'educazione dei figli e concordare soluzioni che siano coerenti con i principi dell'associazione alla quale li hanno liberamente iscritti. Anche la reazione del mondo gay non poteva essere diversa. Quando Patanè parla di cultura del rispetto non si rende conto che il rispetto è sempre a senso unico, il suo; la signora Madaschi si sente disgustata perchè l'AGESCI fino ad allora era rispettata e ripettabile, come se la maggiore associazione scout cattolica avesse potuto avere nel passato una diversa impostazione; tutto il rispetto per il figlio gay che, comunque, non potrà diventare un educatore. Risibile il commento di Grillini (ma non è l'unico): non si capisce bene a quale Concilio si riferisca (il gay pride, almeno fino ad ora, non è un Concilio), senza necessariamente scomodare il Tridentino, ma nemmeno il Vaticano II; come al solito riferirsi al "Concilio" va sempre bene per tutto ed il contrario di tutto; non sarebbe l'ora di dare almeno una scorsa rapida ai documenti del Concilio chiamato in causa?

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DIFESA DELLA VITA - MARCIA NAZIONALE PER LA VITA

06/05/2012

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CHIESA - Santa Sede FSSPX: IMPORTANTE editoriale sulle discussioni

01/05/2012

Sempre dalla Francia: Forum Fecit, di orientamento tradizionalista, pubblica oggi questo interessante Editoriale da Seignadou [Bollettino del priorato Saint-Joseph-des-Carmes] di maggio 2012, di Don Michel SIMOULIN, cappellano di Fanjeaux. Importante perché rievoca dati storici e puntualizza con chiarezza i termini dell'accaduto del 1988, che distingue nettamente dalla situazione attuale e nel contempo dimostra anche i dubbi e le perplessità sorti in seno alla Fraternità che cerca evidentemente di fugare.

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DIFESA DELLA VITA - ILLUSTRE OSPITE A SIENA: GIUSEPPE NOIA, NEONATOLOGO ALL’OSPEDALE GEMELLI DI ROMA

01/05/2012

Non si può negare facilmente che l’individuo sia già tale nei primi otto giorni di vita dal concepimento, dal momento che la scienza può dimostrare la rilevanza che quei giorni avranno sul resto della sua intera vita

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CHIESA - La Cristologia antropocentrica del Concilio Vaticano II

30/04/2012

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VITA DELL'ORDINE - ORDINAZIONE SACERDOTALE DI DON ANDREA CAPPELLI

28/04/2012

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