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Home page » Notizie » Nostro Signor Gesù Cristo Re dell'Universo

OMELIE

Nostro Signor Gesù Cristo Re dell'Universo

31/10/2010

Omelia di S.E. Mons. Juan Rodolfo Laise O.F.M.Capp., Vescovo emerito di San Luis (Argentina), nella Chiesa Magistrale di San Giovanni in Jerusalem - 31 Ottobre 2010.

La liturgia chiude oggi il suo ciclo con gli splendori della festa di Cristo “Re dell'universo”.

 

L’istituzione di questa festa fu proclamata da Pio XI , con la enciclica “Quas primas”, alla fine dell'Anno Santo del 1925.

 

La sua origine, però, risale a Cristo stesso, che alla domanda di Pilato se davvero egli fosse Re, rispose; “Tu lo dici. Io sono Re” (Gv 18,37), anche se si affrettò a precisare che “il suo regno non è di questo mondo” (v.36).

 

Se la Chiesa la propone a conclusione dell'anno liturgico, si è perché la regalità di Cristo sintetizza liturgicamente e spiritualmente il ciclo del culto annuale come una festa in cui di fatto si sintetizza tutta la nostra fede e anche la nostra vita quale espressione della fedeltà e dell'amore dovuti a Cristo, il Capo, il Maestro, il Salvatore, il Verbo incarnato, l'Agnello di Dio, Sacerdote e Vittima d'infinita bontà”.

 

Pio XI, il cui moto era “Pax Christi in Regno Christi”, nell’istituire questa festa, comincia col richiamare quanto egli aveva detto nella sua prima enciclica “Ubi arcano” (23 dicembre 1922).

 

Interrogandosi sulle “cause di quel diluvio di mali che aveva sommerso l'umanità”, egli ne vedeva la causa nel fatto che la “maggior parte degli uomini avevano allontanato Gesù Cristo e la sua santa legge dalla loro vita individuale e familiare, nonché dalla società”.
E aggiungeva che non ci sarebbe stata speranza di pace durevole tra i popoli fino quando le nazioni e i loro cittadini si rifiutassero di riconoscere e di proclamare l'autorità del nostro Salvatore. E concludeva: “E' nel regno di Cristo che dobbiamo cercare la pace di Cristo”.
 

Pio XI affermava, al momento di istituire la festa di Cristo Re, che in un clima di laicismo molto attivo, le strutture cristiane della società cedevano; la Chiesa perdeva il ruolo sociale che la storia le aveva imposto. Si negava, infatti, l'autorità di Cristo: negandosi dopo alla Chiesa il diritto di insegnare, legiferare e governare gli uomini per condurli all'eterna beatitudine. In seguito la religione cristiana fu assimilata alle false religioni e indecorosamente abbassata al livello di queste fino a voler sostituire alla religione di Cristo un certo sentimento religioso naturale arrivando al disprezzo di Dio stesso.
Pio XI, riprendendo quanto aveva scritto nella Ubi arcano Dei, descrive “i pessimi frutti di questa apostasia individuale e sociale”. “Per riassumere - manifestava - “il tutto in una frase: la società a causa della sua ribellione contro Dio e contro Cristo, è minacciata di rovina irrimediabile”.

 

Dall'instaurazione della festa di Cristo Re il papa spera in un risveglio dei cattolici per “lavorare attivamente a preparare e ad affrettare il ritorno tanto auspicato della società al suo Salvatore”, desiderando che la festa di Cristo Re esercitasse un'azione efficace contro il laicismo per acclamare e annunziare dappertutto i diritti della sua regale dignità e potestà.

 

Oggi Benedetto XVI costata che è il relativismo il fattore che scava, distrugge la validità dei principi inviolabili del diritto naturale e divino, mettendo in un piano di somiglianza totale la verità e la menzogna, il vizio e la virtù, il bene e il male facendo all'uomo arbitro assoluto nel campo del pensiero e delle opere, fino a negare addirittura la storia, e le radice cristiane dell'Europa, vuol dire, non voler riconoscere che è Cristo che per i suoi discepoli è un punto di riferimento innegabile presente nella cultura e la meravigliosa trasformazione operata per la predicazione del suo Vangelo.

 

Il Vangelo che abbiamo letto ci descrive appunto il grande giudizio che Gesù istituirà quando ritornerà alla fine della storia. Questo giudizio ci viene descritto con la scena di un solenne tribunale, dove Gesù siede in trono e davanti a lui vengono radunati tutti i popoli della terra.
Il giudizio che lui pronunzierà viene descritto con l'immagine del pastore che separa le pecore dei capri, cioè i buoni dai cattivi.
Attraverso quest'immagine l'evangelista vuole dire che il giudizio di Gesù consisterà nel far apparire in tutta la pienezza della luce la netta distinzione e separazione del bene del male, della verità e dell'errore e dalla menzogna. Allora si vedrà con estrema chiarezza che cosa è il bene e che cosa è il male, che cosa è la verità e che cosa è la menzogna. Verranno separate, cioè eliminate definitivamente, tutte le dottrine errate apparse nel corso della storia, come pure verranno condannate e eliminate definitivamente tutte le menzogne, tutto il male operato nel mondo.

 

P. Pio da Pietrelcina fece della sua vita un servizio incondizionato a Cristo Re, nella difesa della verità, fedelmente, con i suoi insegnamenti e con la sua vita. Come lui, sia pure per noi, come lo volle Pio XI all'istituire questa festa, chiari e coraggiosi testimoni della verità nella sequela di Cristo ascoltando la sua voce e manifestarla nella vita di ogni giorno.

 

 

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