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Home page » Notizie » NELLA CONCELEBRAZIONE QUANTE SONO LE SS. MESSE?

CELEBRAZIONI

NELLA CONCELEBRAZIONE QUANTE SONO LE SS. MESSE?

12/07/2011

Senza voler negare il grande valore della Concelebrazione, in quelle particolari occasioni in cui questa è raccomandata dal Magistero della Chiesa, ci sono validissime ragioni per ritenere che la Concelebrazione sia un’unica S. Messa. Ma il mondo ha bisogno di S. Messe! Allora, l’abitudine di concelebrare sempre e in ogni caso, anche quando si potrebbe celebrare da soli, costituisce una calamità che trascende le più grandi disgrazie che si sono verificate sulla terra (terremoti, guerre, tsunami, epidemie, catastrofi nucleari etc.): il clero stesso diminuisce, quoad nos, la portata del flusso di grazie che sgorgano dalla S. Messa, per la salvezza degli uomini.

 

di Don Alfredo M. Morselli

 

1. La posta in gioco.
San Pio da Petrelcina diceva che il mondo potrebbe stare anche senza sole, ma non senza la santa Messa.

Ma è proprio vero quanto diceva il grande santo cappuccino?
Se la Santa Messa è la rinnovazione incruenta dell’unica Sacrificio di Gesù Cristo, non è forse sufficiente alla salvezza del mondo questo stesso Sacrificio perfetto compiuto una volta per tutte?
Ha forse senso la terribile riduzione di K. Rahner, secondo il quale l’unico fattore che, nella Messa, potrebbe arricchire la Chiesa, è la più intensa preghiera e devozione che la Messa è in grado di provocare; e in ciò - sempre secondo il celebre teologo - sarebbe da ricercare il principio in base al quale la Chiesa dovrebbe trovare «la vera norma per la regolazione della frequenza delle Messe» [1]?
La buona dottrina cattolica ci dice, al contrario, che ciò che è stato conquistato da Gesù Cristo una volta per tutte deve essere elargito alla Chiesa - e tramite questa a tutta la povera umanità - nel tempo e nello spazio.
È per questo che il santo profeta Malachia aveva preannunziato un’oblazione monda che sarebbe stata offerta al buon Dio in ogni luogo: in omni loco sacrificatur et offertur nomini meo oblatio munda (Ml 1,11).

Ogni uomo, molte volte nella sua vita, deve adorare e ringraziare Dio per tutti i suoi benefici, e non può farlo se non unendosi all’Adorazione e al Ringraziamento che Gesù Cristo ha realizzato nel suo sacrifico supremo.
Ogni uomo deve, più volte ogni giorno chiedere perdono e ogni altra grazia; e non può farlo se non unendosi realmente alla Propiziazione e all’Impetrazione del Sommo ed Eterno Sacerdote.

Così spiega S. Tommaso:


“… ogni nostra azione raggiunge la sua perfezione attraverso Gesù Cristo; e pertanto, quando in un giorno capita di dover ricordare i vari benefici di Dio, per i quali a Dio stesso bisogna render grazie, o anche di dover impetrare da Dio più grazie, per la salvezza dei vivi e dei defunti: [allora] è necessario che la Messa sia celebrata molte volte nella Chiesa, se si può; né – per i suddetti motivi – ne consegue che si debba talvolta smettere” [2].

Inoltre, ad ogni peccato dell’uomo, il demonio acquista sempre più potere, a tal punto da poter essere chiamato “principe di questo mondo” (Gv 12,31) e “dio di questo secolo” (2 Cor 4,4). Ne consegue che molte volte deve ri-scoccare quell’”ora” in cui il principe di questo mondo viene “cacciato fuori” (Gv 12,31). E quest’ora scocca nuovamente, puntualissima ed efficacissima, ogni volta che il Sacrifico è rinnovato sui candidi altari.
Se dunque l’applicazione all’umanità dei frutti della Redenzione e la cacciata di satana dal mondo si realizza soprattutto con la continua celebrazione, in ogni luogo e in ogni ora, del Santo Sacrifico della Messa [3], è chiaro che è importante sapere se la Concelebrazione è una Messa sola, oppure se vengono celebrate tante Messe quanti sono i concelebranti.
Se fosse vero primo caso, la concelebrazione - a tutti i costi e sistematica, specialmente nelle comunità religiose e nei seminari, occluderebbe lentamente - quoad nos - quella divina sorgente di Acqua e Sangue che zampilla ad ogni S. Messa e a cui l’umanità è invitata ad attingere continuamente e con gioia.

 


2. I pronunciamenti del magistero
Talvolta, per suffragare la tesi secondo cui si celebrano tante Messe quanti sono i concelebranti, si citano alcune parole di Pio XII: “tante sono le azioni di Cristo, Sommo Sacerdote, quanti sono i sacerdoti celebranti” [4]

Ma bisogna tenere presente che questa affermazione è contenuta in una risposta ad hominem, contro la tesi erronea secondo la quale l’azione un sacerdote che celebra la Messa equivale a quella di un sacerdote che vi assiste: e questo significa che ogni azione di un celebrante – a differenza di chi assiste – è una vera azione di Cristo: in questo senso ogni azione di ogni concelebrante è "azione di Cristo". Ma non si intende specificare qui se le azioni di Cristo siano numericamente distinte quanto lo sono le azioni dei celebranti.

Questa interpretazione è avvalorata dalla spiegazione di questo testo fatta dallo stesso Pio XII due anni più tardi, nella allocuzione “Vous Nous avez demandé” [5], dove il Pontefice afferma che, “nel caso di una concelebrazione nel senso vero e proprio della parola, Cristo, invece di agire per il tramite di un solo ministro, agisce per mezzo di più (“Dans le cas d'une concélébration au sens propre du mot, le Christ, au lieu d'agir par un seul ministre, agit par plusieurs”).
Si tratta dunque di un'unica azione di Cristo [6] (quindi di una sola S. Messa), pur essendo tutte e singole le azioni dei concelebranti ciascuna vera azione di Cristo, ma non numericamente-sacramentalmente distinte dall’unica celebrazione e l’una dalle altre.

Il magistero conciliare e post-conciliare non tratta ex professo la questione; possiamo trovare tuttavia alcune affermazioni in linea con quanto abbiamo sostenuto.

1) Decreto Ecclesiae semper [7]:

“in questo modo di celebrare la Messa vari sacerdoti, in virtù del medesimo sacerdozio e in persona del sommo sacerdote, agiscono contemporaneamente con una sola volontà e una sola voce, e nello stesso tempo compiono e offrono l’unico sacrificio con un unico atto sacramentale, e insieme vi partecipano” (unicum Sacrificium unico actu sacramentali simul conficiunt et offerunt, idem simul participant) [8].
2) Nella dichiarazione In celebratione Missae [9] sulla concelebrazione, è contenuta l’espressone «un unico rendimento di grazie intorno allo stesso altare»[10].

 


3. Le ragioni teologiche

Mi limito a riportare alcuni argomenti di San Tommaso d’Aquino:

a) visto che gli atti sono specificati dal loro oggetto, si desume che la S. Messa concelebrata sia una, a partire dal fine oggettivo (finis operis) dell’atto sacramentale, che è un’unica consacrazione (quindi un’unica azione sacramentale) …

b) … ma si desume anche dall’intenzione dei concelebranti (finis operantis); a quell’unica azione sacramentale deve essere rivolta l’intenzione di tutti: cioè tutti i concelebranti devono voler celebrare quell’unica Messa.

Ed ecco i testi dell’Aquinate che ho cercato di riassumere e spiegare subito sopra.


“Poiché l’intenzione del ministro è richiesta per la perfetta celebrazione dei sacramenti, pertanto, avendo tutti l’intenzione di compiere un’unica consacrazione, non vi è qui se non un’unica consacrazione”[11]

“Né si reiterano le consacrazioni sopra una medesima Ostia, perché … l’intenzione di tutti deve vertere al medesimo momento della consacrazione”[12].

 


4. Un esempio chiarificatore.

Ma come è possibile che ogni sacerdote concelebrante celebri veramente una S. Messa e la concelebrazione sia un’unica S. Messa? L’analogia con la celebrazione delle nozze può rendere più facile la comprensione dei concetti espressi precedentemente: ciascun coniuge si sposa, ma si tratta di un unico identico matrimonio.

 

 

4. Conclusioni
Senza voler negare il grande valore della Concelebrazione, in quelle particolari occasioni in cui questa è raccomandata dal Magistero della Chiesa, ci sono validissime ragioni per ritenere che la Concelebrazione sia un’unica S. Messa.

Ma il mondo ha bisogno di S. Messe!

Allora, l’abitudine di concelebrare sempre e in ogni caso, anche quando si potrebbe celebrare da soli, costituisce una calamità che trascende le più grandi disgrazie che si sono verificate sulla terra (terremoti, guerre, tsunami, epidemie, catastrofi nucleari etc.): il clero stesso diminuisce, quoad nos, la portata del flusso di grazie che sgorgano dalla S. Messa, per la salvezza degli uomini.


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[1] Cf. K: Rahner, Die vielen Messen und das eine Opfer, Freiburg 1951, p. 76s, cit. in Rudolf Michael Schmitz, La concelebrazione eucaristica, in Mons. A. Piolanti, Il Mistero Eucaristico, Vaticano: Libreria Editrice Vaticana, 1989/3, pp. 501-520.

[2] “…omnis nostra actio per Christum perfici debet; et ideo, quando in una die occurrunt vel diversa Dei beneficia commemoranda, de quibus sunt gratiae Deo reddendae, vel etiam plura a Deo impetranda pro salute vivorum et mortuorum; oportet quod pluries Missa in Ecclesia celebretur, si adsit facultas; nec ex hoc sequitur quod aliquando debeat intermitti”; Super Sent., lib. 4 d. 13 q. 1 a. 2 qc. 3 ad 3.


[3] “… passio Christi … prout in nos ejus effectus provenit, quotidie debet repraesentari, quia ejus effectus in nobis continuus est, et sic repraesentatur in hoc sacramento”; Super Sent., lib. 4 d. 13 q. 1 a. 2 qc. 3 ad 1.

[4] Pio XII, Allocuzione Ai rappresentanti del Sacro Collegio e dell’Episcopato, del 2-11-1954, trad. it. da Atti e discorsi di Pio XII, Roma: Ed. Paoline, 1954, p. 373. Tra coloro che si servono di questo testo per sostenere l’ipotesi delle tante Messe quanti sono i concelebranti, recentemente anche Dom Basile Valuet: cf. «Pourquoi je ne suis pas d'accord avec Gherardini, de Mattei, Rhonheimer», nota 18, in Liberté religieuse. L'Église avait-elle raison même quand elle la condamnait?, http://tinyurl.com/658eeoa, visitato il 9-7-2011.

[5] Pio XII, Allocuzione “Vous Nous avez demandé” en conclusion des travaux du 1er congrès international
de liturgie pastorale d'Assise le 22 septembre 1956: trad. it. da Atti e discorsi di Pio XII, Roma: Ed. Paoline, 1957, p. 168.

[6] Con “azione di Cristo” si intende qui la “actio ipsius Christi per sacerdotem ipsius personam sustinentem et gerentem” (la azione di Cristo stesso per mezzo del sacerdote che lo rappresenta).

[7] Sacra Congregatio Rituum, Decretum generale Ecclesiae semper, 7-3-1965; AAS 57 (1965) 410-412.

[8] EV II, 386.

[9] Sacra Congregatio Rituum, Declaratio In celebratione Missae de concelabratione, 7-8-1972: AAS 64 (1972), 561-563.
[10] EV IV, 1743.

[11] “Ad primum ergo dicendum, quod quia intentio requiritur ad perfectionem sacramentorum, ideo, cum omnes habeant intentionem unam consecrationem faciendi, non est ibi nisi una tantum consecratio “; (Super Sent., lib. 4 d. 13 q. 1 a. 2 qc. 2 ad 1).

[12] “Nec per hoc iteratur consecratio super eandem hostiam, quia … omnium intentio debet ferri ad idem instans consecrationis”; S. Th. III, q. 82 a. 2 co.

 

da "Messainlatino"

 

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