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POLITICA ITALIANA

Napolitano, il presidente anomalo

22/12/2011

Intervista al professor Andrea Simoncini, docente di Diritto Costituzionale all’Università di Firenze

di Riccardo Cascioli 22-12-2011

da "La Bussola Quotidiana"

 

«Nella costituzione del governo Monti, il presidente Napolitano è stato formalmente corretto, ciò non toglie che lo stile della sua presidenza sia improntato a un interventismo senza precedenti, al limite se non oltre la Costituzione». E’ quanto sostiene il professor Andrea Simoncini, docente di Diritto Costituzionale all’Università di Firenze, commentando le polemiche suscitate dall’ultimo intervento del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Professor Simoncini, allora non è corretto parlare di “sospensione della democrazia”.
Guardi, questa non è una polemica nuova, ma bisogna distinguere due piani: dal punto di vista formale, il governo Monti è stato nominato dopo le dimissioni del precedente governo, ha ottenuto la fiducia in Parlamento con un’ampia maggioranza, e la manovra varata è stata anch’essa approvata dal Parlamento. Quindi non c’è nessuno strappo, la Costituzione è stata rispettata alla lettera.

E il secondo piano?
Il tutto è avvenuto in un contesto politico anomalo. La politica è stata esautorata e comunque c’è un’incapacità della politica di dettare indirizzi. Gran parte delle scelte sono state imposte dall’esterno, a cominciare dalla famosa lettera della BCE. In generale si può dire che la partecipazione del Parlamento in questa fase sia estremamente bassa, le misure sono dettate da fuori. Quindi le mosse di Napolitano vanno considerate in questo contesto che è patologico.

Ciò non toglie che i suoi interventi siano apparsi molto invadenti.
Ripeto, il problema è la patologia dell’attuale momento. Quando la politica funziona e fa il suo dovere il ruolo del presidente della Repubblica è molto limitato, ma se la politica non funziona allora i suoi poteri si dilatano. Nella nostra Costituzione fortunatamente è prevista anche la crisi, ci sono i meccanismi per gestire l’emergenza. Sicuramente la scelta di Monti è stata molto forte, Napolitano ha chiaramente espresso il suo indirizzo, ma la Costituzione glielo consentiva.

C’è però da dire che l’interventismo di Napolitano non nasce con il governo Monti, lo abbiamo visto recitare da protagonista da lungo tempo, dal caso Englaro in poi..
Ah, se lei mi chiede un giudizio sulla fase precedente a quella che ha portato al governo Monti, allora le dico che non giustifico affatto Napolitano. E’ sicuramente uno dei presidenti più interventisti della storia della Repubblica, forse solo Einaudi ha fatto di peggio. Certamente la sua prassi, dal punto di vista costituzionale, è innovativa, è tutta da studiare. Va da sé che ogni presidente della Repubblica ha avuto il desiderio di influire in qualche modo sul governo, ma nessuno l’ha mai messo per iscritto. Quella di Napolitano è la presidenza con il più alto numero di comunicati ufficiali, e basta andare sul sito del Quirinale e confrontarli con quelli dei suoi predecessori per rendersene conto. Napolitano è un presidente estremamente interventista.

Ma nel limite della Costituzione o va oltre? Nel caso Englaro, ad esempio, con la lettera “preventiva” al governo, si è reso protagonista di un atto senza precedenti.
Diciamo che i suoi interventi sono estremamente discutibili, al limite estremo di quanto permesso dalla Costituzione e anche oltre. Il capo dello Stato dovrebbe intervenire solo su casi di alto profilo istituzionale, e su questioni inoppugnabili. Invece è entrato moltissime volte nel merito, non solo nel caso Englaro. Sono innumerevoli gli interventi e i rinvii di decreti legge in cui è entrato nel merito di provvedimenti che non hanno attinenza con il suo ruolo. Napolitano ha corretto il governo tantissime volte. In questo modo è andato ad occupare una posizione di indirizzo politico che non gli compete.

Certo però che anche il “governo tecnico” è un’anomalia tutta italiana, in altri paesi le soluzioni alle crisi sono sempre politiche.
Mi permetta di contestare la definizione di “governo tecnico”. Che sia prevalentemente composto di cosiddetti “tecnici”, non eletti in Parlamento ma scelti per le loro specifiche competenze, non significa affatto che si possa parlare di “governo tecnico”, perché il suo è un programma di indirizzo politico sul quale si chiede una maggioranza parlamentare. Quando si fa una riforma delle pensioni o si aumenta l’Iva o si reintroduce l’ICI, si fanno scelte di indirizzo politico. Che lo facciano dei “tecnici” non cambia la sostanza. Peraltro da questo punto di vista anche la Grecia è nella stessa condizione dell’Italia, ma ciò diventa possibile quando la politica si dimostra incapace di assolvere al proprio compito. Anche con i “tecnici” però c’è un problema, non si capisce mai chi ha ragione. Basta guardare alle polemiche di questi giorni: economisti che si scagliano contro la politica della BCE, eppure sono tutti tecnici. Il fatto è che non ci sono criteri oggettivi per stabilire chi abbia ragione. Ma il vero problema, ripeto, è l’eclissi della politica.

Un governo così non rischia di emarginarla ancora di più? Come fare per ridare il giusto spazio alla politica?
Credo si debba chiudere il più presto possibile questa fase. Il governo faccia quelle due-tre cose fondamentali che i politici finora non sono stati in grado di fare e poi si vada rapidamente alle elezioni. Del resto mi pare che all’interno dei partiti – sicuramente nel PDL ma anche nel PD - le cose si stiano muovendo e ci siano buone possibilità che alle prossime elezioni si presenti una classe dirigente rinnovata. Quindi, subito le riforme essenziali e poi al voto senza perdere tempo.

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