UMBERTO II ANCORA RE A TUTTI GLI EFFETTI GIURIDICI

Umberto II ancora Re a tutti gli effetti giuridici

di Andrea Zerbola

“Repubblica Italiana – In nome del Popolo Italiano il Pretore di Roma dott. Giorgio LAURETI, nell’udienza del 10 settembre 1948, ha proferito la seguente sentenza…”

(Omissis)

“…In Italia era invece intervenuto un accordo tra la Corona e il Governo, culminato con un Decreto Luogotenenziale che indiceva un referendum popolare; nel frattempo, in seguito all’abdicazione di Vittorio Emanuele III, gli succedeva ‘ope legis’ Umberto di Savoia, Principe di Piemonte. Il decreto per il referendum stabiliva inoltre che non solo i risultati ma anche la forma istituzionale sarebbe stata proclamata dalla Corte Suprema di Cassazione a Sezioni riunite. Ma gli avvenimenti precipitarono e mentre la Cassazione – in seguito ad alcuni reclami pervenuti – si riservava di proclamare la nuova forma istituzionale, il governo conferiva i poteri al Presidente del Consiglio dei Ministri, esautorando in tal modo il Re, il quale invece pretendeva il rispetto del citato Decreto Luogotenenziale; cioè attendere la proclamazione ufficiale della forma repubblicana per trasmettere legalmente i poteri. In questo caso egli sarebbe stato considerato un sovrano regolarmente deposto. Ma gli eventi obbligarono Re Umberto II ad abbandonare il trono senza un regolare passaggio dei poteri, il che equivale ad una riserva e ad una protesta che tuttora gli conferisce i titoli di sovrano regnante per non avere cioè subito la debellatio nelle debite formalità legali…”
“…I monarchi che non sono stati giuridicamente debellati e che pure vivono pacificamente in esilio e all’estero, conservano intatte le prerogative di sovrani regnanti e i Capi delle loro Case portano di padre in figlio in perpetuo il titolo di Re e di Maestà e potrebbero – a tutti gli effetti giuridici – compiere gli atti inerenti il loro titolo.”
“…La debellatio è l’atto pacifico che intercorre tra il sovrano e i suoi sudditi con il quale, ciascuno per la parte che interessa, legalmente accetta il nuovo stato di cose; ma se ciò non avviene, allora significa che si è verificato un atto di coercizione, che la volontà e la libertà del popolo è stata violata, coatta, contrariamente alla legge e alla morale e ben a ragione, allora, colui che soccombe in tali condizioni si piega alla forza e non al diritto ed in questo caso esplicitamente la giustizia fa riserva dei suoi diritti di cui si sente investito sia pure nominalmente di generazione in generazioni fino a quando un nuovo atto non modifica la configurazione giuridica dei precedenti rapporti. Fino a quando ciò non è avvenuto vuol dire che il Sovrano non è stato giuridicamente deposto o debellato ed in tal caso, anche in esilio, non solo continua a portare per se e i suoi successori il titolo di Maestà, ma può compiere ogni atto che gli compete, intitolarsi Re dei suoi sudditi e gli atti che egli compie hanno valore giuridicamente tranne – s’intende – l’efficacia pratica di essi”.
La sentenza venne poi controfirmata dal Cancelliere F.M. Sirchia e depositata in Cancelleria il 25 settembre 1948. Lo stesso giorno il Pubblico Ministero Ilari vi appose il suo visto.

Un aspetto importante che viene sottolineato nella sentenza è il colpo di Stato posto in essere dal Governo, che obbliga il Re ad abbandonare il Paese senza che avvenga l’effettivo passaggio dei poteri. In questo modo il Re continua a mantenere la prerogativa di Sovrano. Da qui possiamo evincere come i legittimi eredi di S.M. possano portare il titolo di Re d’Italia, l’appellativo di Maestà, e concedere titoli nobiliari e gradi cavallereschi. Altresì continuano inalterate le leggi successorie della Casa più volte ricordate dal Re in molte sue lettere al figlio. Occorre però fare una precisazione nell’esercitazione della sua potestà regia, in assenza degli organi previsti dallo Statuto Albertino (le due Camere), non era però in grado di modificare le Regie Patenti del 1780-1782 così come la legge salica, che regolano ancora oggi la Real Casa di Savoia.
Come il Re, pertanto, nessun Principe ed erede può modificare la legge di successione dinastica.
La successione al trono di Casa Savoia, quindi, avviene tramite la ‘legge salica’, come affermato all’art.2 dello Statuto promulgato il 4 marzo 1848 da Re Carlo Alberto di Savoia: «Lo Stato è retto da un Governo Monarchico Rappresentativo. Il trono è ereditato secondo la legge salica.»
Questa legge prende il nome da una norma in uso presso i Franchi Salii e prevede l’ereditarietà della Corona di maschio in maschio.
«De terra vero nulla (salica) in muliere hereditas non pertinebit, sed ad virilem sexum qui fratres fuerint tota terra pertineat». (Nessuna terra –salica– essere ereditata da una donna, ma tutta la terra spetta ai figli maschi).
Sulla legge salica si sono basate le successioni di tutte le Famiglie Reali dell’antichità,ed è anche restando fedeli a questa linea che, nel gennaio 2014, la Casa Reale delle Due Sicilie ha firmato un atto di conciliazione tra i due “rami” in disputa dinastica. L’ampia discendenza maschile assicurata dal ramo spagnolo ha messo tutti d’accordo nel riconoscere eredi Don Pedro ed i suoi discendenti.
Seguendo la legge salica, infatti, in mancanza di successori diretti si passa al parente di grado più vicino. Questo è quanto avvenne nel 1831, quando alla scomparsa del Re di Sardegna Carlo Felice ci si rivolse a Carlo Alberto. Nel rispetto della legge salica si sono succeduti i Re della dinastia fino ad Umberto II, il quale, già nel 1960, dall’esilio ricordò in molteplici lettere al figlio ‘il suo dovere di far rispettare le leggi che hanno governato la Sua Casa’. Il non rispetto di queste leggi avrebbe provocato la decadenza come Principe Ereditario con conseguente passaggio al Principe Amedeo. Il matrimonio civile a Las Vegas, seguito da quello a Teheran, del figlio, senza il previo consenso paterno, contravvenne tali norme.
Seguendo queste norme e a conferma delle lettere riprese e pubblicate più volte nei giornali italiani dal 2006 ad oggi, si evince l’intenzione del Re di trasmettere il rango ed i diritti ereditari al nipote Amedeo e quindi al figlio Aimone, se si fossero disattese le leggi di famiglia.
Sia il Principe Amedeo che il Principe Aimone sposano Principesse di sangue reale, in linea con le leggi della Casa. Entrambi sono discendenti diretti di Re Carlo Alberto.
Va, inoltre, sottolineato come in entrambi i matrimoni Savoia-Aosta fossero presenti i rappresentanti delle più importanti Famiglie Reali.
È indubbio che la presenza dei Reali ad un matrimonio, oltre a rappresentare i legami di sangue, sia anche per manifestare il loro sostegno ad una futura successione.
Il Principe Aimone e sua moglie la Principessa Olga di Grecia, hanno tre figli: Umberto, Amedeo ed Isabella. La coppia vive con i figli a Mosca, dove Aimone è dirigente della Pirelli Russia. Un lavoro che gli permette di rappresentare il suo Paese e dimostra come il Principe sia consapevole che dal suo cognome deriva l’impegno di essere un esempio per i propri connazionali, mostrando sempre equilibrio e senso di responsabilità.

La Storia farà il suo corso e confermerà la volontà del Re. Un Re a cui ci siamo sempre identificati come simbolo della memoria storica, delle tradizioni e dei valori intrinsechi della monarchia, di diritto e di fatto rappresentati dal passato al presente e dal presente al futuro, sicuri della continuità dei legami forti e profondamente conservati con l’Italia e gli italiani.

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