Tolkien e lo scoutismo: le canzoni da viaggio

Fonte: migrantes of middle earth

La scoperta dell’adesione di J.R.R Tolkien e del fratello Hillary allo scoutismo, nell’anno 1909, all’epoca della loro permanenza a Birmingham ( vedi il libro “J.R.R Tolkien l’esperantista”), apre nuovi squarci nel mondo degli appassionati e degli studiosi di Tolkien.

Quest’esperienza del creatore della Terra di Mezzo, avvenuta quando il movimento Scout fondato da Baden Powell era appena agli inizi, permette di dare un nuovo valore ad alcuni aspetti particolari, curiosi e controversi, difficilmente spiegabili se non si tiene conto di questa esperienza biografica.

Aspetti che possiamo trovare un po’ in tutto Il Signore degli Anelli, ma particolarmente concentrati all’interno de La Compagnia dell’Anello.

In questo post, primo di una breve serie di articoli dedicati, mi occuperò di un aspetto caratteristico e fondamentale dello stile Tolkieniano, un momento narrativo che ha reso la Terra di Mezzo così viva e credibile… e che si può spiegare con assoluta efficacia proprio grazie alla scoperta del legame  tra Tolkien e lo scoutismo.

Le poesie e le canzoni da viaggio!

In particolare, le “assurde” canzoni degli Hobbit, ma anche la famosissima “La Via prosegue senza fine” trovano il loro senso più puro proprio se le si rimanda all’esperienza scout di Tolkien.

Sono stato scout anche io, e credo che solo uno scout e lettore di Tolkien – ce ne sono tanti, e non è per nulla un caso – possa comprendere a fondo la magia che quelle canzoni danno al testo: fanno sì che il lettore possa entrare nel mondo di cui sta leggendo, sentire i rumori della natura, il profumo dell’erba, l’estasi che dà un bagno caldo, tremare per il fascino della Via – gli scout la chiamano la Strada – che tutti noi dobbiamo scegliere, sia che camminiamo fisicamente, sia che ci tocchi decidere cosa fare della nostra vita.

Come sempre, in Tolkien ci sono almeno tre livelli di lettura, e il Tolkien “scout” non è da meno.

Al primo livello, emblematica è la canzone “del bagno” di Frodo, Sam e Pipino, che mostra non solo l’estasi da bagno caldo dopo una lunga camminata, ma anche la condivisione che un gruppo di persone possono provare, in gioia e allegria “ridicola”, dopo una lunga passeggiata o una camminata scout:

“Canta! Perché il bagno sul finir del giorno
Sai che laverà via il fango più immondo!
Pazzo è colui che si rifiuta di cantare;
Dell’Acqua Calda non vi è piacer più salutare

Dolce è della pioggia che cade intorno il suono,
E del ruscel che scorre dal colle al pianoro;
Ma meglio della pioggia e dell’impetuoso torrente
E’ l’Acqua Calda di un fango fumante e bollente.

D’acqua fredda il bisogno noi risentiamo a volte
Per cavare la sete e procurar sollievo;
Ma in questi casi è meglio di Birra una botte
E giù per la tua schiena Acqua Calda a dirotto.

Bello è veder l’acqua zampillare
E da una fonte limpida al sole scintillare,
Ma suono di fontana non sarà mai sì piacevole
Come dello sguazzar nell’Acqua Calda il rumor allettevole!”

Chiedete a un qualsiasi scout se, dopo una camminata a un campo estivo, ha mai cantato una canzone “assurda” come questa, e senza alcun dubbio vi risponderà di sì!

Al secondo livello, molto significativa è la canzone di “coraggio” che Frodo intona durante la marcia nella Vecchia Foresta: una canzone che nasce da un impulso istintivo, causato dall’angoscia e dal timore- oserei dire la certezza- di essersi persi- e che cerca di sconfiggere l’oscurità degli alberi e l’intrico dei rami:

“O voi che errate nel paese oscuro,
Non disperate! Benché d’aspetto a volte cupo e duro,
Ogni bosco finisce Ed il sole apparisce:
Il sole dell’alba, il sole del vespro,
Il giorno che nasce o che muore grandioso,
Poiché il bosco svanisce ad ovest o ad est…”

Ebbene, ogni scout che si rispetti ha avuto il timore di perdersi, camminando per un’uscita o per una passeggiata, e molte volte una canzone del genere gli sarà sicuramente salita alla labbra, per farsi forza e continuare ad andare avanti.

Io credo che il fascino di queste poesie possa davvero essere spiegato alla luce dell’esperienza scout, seppur breve, di Tolkien: è proprio dello scoutismo porre il cantare e gioire anche nelle difficoltà, e questa poesia in particolare sembra davvero applicare un articolo della Legge Scout che parla proprio di questa essenziale caratteristica.

Ma la poesia che più di tutte spiega il legame tra Tolkien e lo scoutismo è proprio la famosissima canzone di Bilbo:

“La Via  prosegue  senza fine

Lungi dall’uscio dal quale parte.

Ora la Via è fuggita avanti,

Devo inseguirla ad ogni costo

Rincorrendola con piedi alati

Sin all’incrocio con una più larga

Dove si uniscono piste e sentieri.

E poi dove andrò? Nessuno lo sa”.

Lo scoutismo parla di “guidare la propria canoa”, scegliere la propria Strada, e del coraggio che bisogna avere nello scegliere la propria strada, senza esitazioni.

Solo così si può diventare persone, coscienti e responsabili.

Ebbene, questa poesia di Bilbo io l’ho sempre vista come appartenente al livello più profondo di lettura Tolkieniana: non è una semplice canzone da viaggio, ma proprio un invito a prendere tra le mani e i piedi la propria vita, senza esitare, partendo da un piccolo sentiero, per giungere alla Via più larga, che non si sa dove porterà, ma che sarà comunque la nostra vita, di nostra scelta.

La filosofia scout dice lo stesso, e Tolkien non dimenticò mai la sua esperienza giovanile: queste poesie ne sono la prova più chiara e lampante.

Buona Strada, amici della Terra di Mezzo!

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