Quelle rivelazioni sulla grande apostasia

“L’ora della grande apostasia è venuta. Si sta realizzando quanto è stato predetto dalla divina Scrittura, nella seconda lettera di san Paolo ai Tessalonicesi. Satana, il mio avversario, con inganno e per mezzo della sua subdola seduzione, è riuscito a diffondere ovunque gli errori, sotto forma di nuove e più aggiornate interpretazioni della verità, e a condurre molti a scegliere consapevolmente di vivere nel peccato, nell’ingannevole convinzione che esso non è più un male, anzi che è un valore e un bene”.
Era l’11 giugno 1988 quando la Madonna rivolse a don Stefano Gobbi queste parole. Don Stefano, fondatore del Movimento sacerdotale mariano, ebbe più di seicento locuzioni interiori da parte della Vergine, ma quella riportata sopra è forse la più sconvolgente, perché sembra fotografare il presente. Continua infatti il messaggio: “Sono giunti i tempi della generale confusione e del più grande turbamento degli spiriti. La confusione è entrata nelle anime e nella vita di tanti miei figli. Questa grande apostasia si diffonde sempre di più anche all’interno della Chiesa cattolica. Gli errori vengono insegnati e diffusi, mentre con tanta facilità sono negate le verità fondamentali della fede, che il magistero autentico della Chiesa ha sempre insegnato ed energicamente difeso contro qualsiasi deviazione ereticale”.
Ma le parole che la Vergine ha trasmesso a don Stefano Gobbi non sono che alcune tra le moltissime che decine e decine di persone hanno ricevuto o pronunciato, in varie parti del mondo, in forma di profezie, rivelazioni e apparizioni. Un mosaico che lascia pieni di stupore per la sua coerenza e per il disegno complessivo, all’interno del quale ogni tessera va al suo posto e non contraddice le altre, sebbene i destinatari dei messaggi abbiano vissuto in epoche e luoghi diversi.
Confusione dottrinale, divisione nella Chiesa, ambiguità del magistero e apostasia sono i mali di cui parlano questi messaggi, il cui quadro generale non poteva sfuggire a un esperto della materia quale Saverio Gaeta, che infatti, puntualmente, lo propone ai lettori nel suo ultimo libro, La profezia dei due papi. Rivelazioni sulla fine della Chiesa ai tempi di Benedetto e Francesco (Piemme) opera che ha il merito di dare sistemazione a un immenso materiale, senza mai perdere di vista il filo conduttore.
Le domande proposte da Gaeta sono tante. Che cosa ha a che fare con le vicende attuali della Chiesa cattolica una mistica di due secoli fa, Anna Katharina Emmerick, proclamata beata, che vide la coesistenza di due papi? E perché a Fatima la veggente Lucia parlò del papa e di un vescovo vestito di bianco percepiti come in uno specchio? E in quale misura le antiche profezie di Malachia fanno riferimento ai papi dei nostri tempi, definiti dall’arcivescovo “gli ultimi”?
Santa Brigida di Svezia, Faustina Kowalska, Gertrude di Helfta, Ildegarda di Bingen, Alexandrina Maria da Costa, Anna Maria Taigi, Elena Aiello, Elisabetta Canori Mora, Giuliana di Norwich, Katarhina Emmerick: molte rivelazioni di mistiche e veggenti arrivano da fedeli che la Chiesa ha elevato agli onori degli altari. In altri casi (Luigina Sinapi, Luisa Piccarreta, Maria d’Agreda, Maria Valtorta, Marthe Robin, Natuzza Evolo, Teresa Musco, Thérèse Neumann…) il processo di canonizzazione è in corso o se ne attende l’apertura. Comunque sia, strette sono le correlazioni. Fino alle profezie mariane e alle apparizioni più recenti: dalle Tre Fontane a Civitavecchia, da Amsterdam a Medjugorje, da Anguera a Itapiranga, da Akita a Kibeho, solo per citarne alcune. Con altrettanti campanelli d’allarme, che segnalano il rinnegamento della fede da parte dei pastori, ma anche con una consapevolezza di fondo: come preannunciato a Fatima, dopo un periodo di gravi tribolazioni la Chiesa rifiorirà.
Del resto, lo stesso Catechismo della Chiesa cattolica parla chiaro: “Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti. La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra svelerà il ‘mistero di iniquità’ sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell’apostasia dalla verità” (n. 675).
È questo il tempo della prova? E quale sarà la sua durata? E quanto vasta e profonda dovrà essere l’impostura?
Per quanto esperto della materia, neppure Saverio Gaeta può rispondere, ma la mappa concettuale che ci mette a disposizione aiuta a orientarsi, a prendere consapevolezza delle questioni e anche a non disperare.
Scrisse Joseph Ratzinger: “A me sembra certo che si stanno preparando per la Chiesa tempi molto difficili. La sua vera crisi è appena incominciata. Si deve fare i conti con grandi sommovimenti” (in Fede e futuro), e che la realtà odierna sia questa è piuttosto evidente. Ugualmente chiaro è che la Chiesa, come disse, anche in questo caso, Benedetto XVI, è sottoposta oggi a una dura persecuzione che viene dall’interno ed è dovuta alla mancanza di fedeltà di tanti suoi figli. Quella famosa “sporcizia” della quale il cardinale Ratzinger parlò nel 2005, poco prima di essere eletto papa, faceva e fa parte del quadro. Tuttavia, accanto ai segni della prova ci sono sempre quelli della speranza. La Chiesa rinascerà. La prova, per quanto dolorosa, ha lo scopo di purificarla. Se ora può sembrare che tutto sia perduto e che la barca di Pietro sia destinata a finire sugli scogli, vittima dell’apostasia, sappiamo che la Chiesa saprà rigenerarsi. E non certamente grazie a coloro che si adeguano alle mode del momento, ma a quelli che Ratzinger definì “i nuovi santi”, ovvero coloro che “sanno vedere più lontano degli altri, perché la loro vita abbraccia spazi più ampi”.

Aldo Maria Valli

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