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Home page » Notizie » MARIA MI FE', DISFECEMI PD - SIENA IERI E OGGI

ALMANACCO

MARIA MI FE', DISFECEMI PD - SIENA IERI E OGGI

11/02/2015

...QUEL GROVIGLIO ARMONIOSO CHE CONDIZIONA TUTTO, FATTO DI TESSERE DI PARTITO E GREMBIULINI, DI GIUNTE E DI LOGGE, DI AVIDITA' E VANAGLORIA CHE ALL'OMBRA DI "FALCE E MARTELLO" AGGROVIGLIATO CON "SQUADRA E COMPASSO", HA VOLUTO CANCELLARE LA STORIA SECOLARE DI DEVOZIONE ALLA MADONNA PER DISEGNARNE UNA NUOVA FATTA DI ASSERVIMENTO AL DEMONIO.

 

 

Nicola Peirce da "Papalepapale"

 

“Siena mi fé, disfecemi Maremma” è la celebre frase pronunciata da Pia de’ Tolomei nel V canto del purgatorio della Divina Commedia per ricordare la sua morte. Storia tristissima quella della Pia, un amore tradito, un “femminicidio” ante-litteram. Questa frase è incisa in una lastra di marmo che campeggia sul muro esterno di palazzo Tolomei, nel pieno centro di Siena. Davanti al palazzo, dall’altra parte dell’omonima piazzetta, c’è la chiesa di San Cristoforo, anch’essa costruita da questa ricchissima famiglia di mercanti. Nel chiostro laterale di San Cristoforo, ancora oggi intatto, si decisero le sorti della battaglia di Montaperti. Quella che tinse di rosso le acque del fiume Arbia, come è riportato in un altro passaggio della “Comedia”.

La battaglia fu combattuta a pochi chilometri a sud-est della città, il 4 settembre 1260, tra le truppe ghibelline capeggiate da Siena e quelle guelfe capeggiate da Firenze. Dopo anni di continue scaramucce, Firenze dichiarò la “pugna” chiamando a raccolta un esercito numeroso di alleati. Siena riuscì a vincere, pressoché da sola, contro una schiera soverchiante di avversari. La vittoria segnò uno spartiacque della storia affermando il dominio della fazione ghibellina sulla Toscana, con ripercussioni anche sugli equilibri del resto d’Italia e d’Europa, regalando un ruolo predominante alla Repubblica. Dopo Montaperti, Siena divenne una delle protagoniste principali della scena europea per i successivi tre secoli, fino alla capitolazione, dopo un durissimo assedio, nel 1555 ad opera delle truppe spagnole di Carlo V che segnò la fine della grandeur repubblicana senese.

 

“…liberaci da questi malvagi lioni e dragoni”

La battaglia di Montaperti fu vinta, non tanto dalle truppe senesi, quanto da uno sparuto drappello di cavalleria pesante teutonica. Questi mercenari, al soldo della repubblica, provocarono un enorme scompiglio tra le truppe avversarie con il solo frastuono provocato dagli zoccoli dei loro super-corrazzati “panzer” a quattro zampe. 

Ho raccontato questa vicenda di Montaperti perché, oltre a segnare uno spartiacque per il corso degli eventi di questa città, ha segnato anche uno punto fermo riguardo il legame di Siena con la fede e il sentimento religioso. Alla vigilia dello scontro, per l’enorme rischio che la preponderanza delle forze nemiche rappresentava, i cittadini, capeggiati dal magistrato della città, Buonaguida Lucari, si riunirono in Duomo a pregare la Santissima Vergine Maria, offrendo le chiavi della città e invocando la Sua protezione: “…dietro lo detto Buonaguida andava tutto il popolo di Siena dicendo: Vergine Maria, aiutaci al nostro grande bisogno, liberaci da questi malvagi lioni e dragoni che ci voglion divorare”.

In altri termini consacrarono la città alla Madonna che rispose con la Sua protezione. Quando, verso sera, iniziarono i combattimenti i senesi che erano rimasti in città, dalle torri videro distendersi sul campo di battaglia un chiarore che rimaneva immobile e iniziarono a gridare: “…è il mantello della Madonna che difende il popolo di Siena”. Ugualmente, da Montaperti si vedeva un chiarore sulla città e anche i soldati furono certi si trattasse del mantello della Madonna che proteggeva la città. Quella consacrazione fu il primo atto ufficiale del vincolo tra Siena e la Santa Vergine Maria. Legame che ha dettato la storia “morale” e culturale di questa città, basti pensare che il Palio, simbolo di Siena, è corso ancora oggi in onore della Madonna.

 

A quel primo affidamento ne seguirono molti altri. In una tavoletta della gabella del 1483 si fa riferimento ad un altro episodio in cui Siena viene raccomandata alla Vergine che si sporge dall’altare per ricevere le chiavi della città a sancire l’avvenuta riappacificazione dopo alcuni avvenimenti che avevano agitato la vita cittadina. Nel 1526 di nuovo la Madonna salvò miracolosamente Siena che si era affidata a Lei, nella battaglia di Camollia, contro le forze papali e fiorentine. Mentre nel 1555, dopo la caduta a seguito dell’assedio da parte delle truppe di Carlo V venne svolta una solenne processione condotta dal capitano del popolo Claudio Zuccanti che offrì le chiavi della città alla Vergine, scongiurandola di far cambiare idea all’imperatore che voleva costruire una fortezza in centro città, radendo al suolo parte di Siena. Anche in questo caso la Madonna accordò la grazia a la fortezza venne costruita fuori città, su una collina davanti alla basilica di San Domenico, dove ancora oggi si trova.

Nel 1594 in periodo di peste e carestia, le autorità cittadine si recarono in uno dei rioni di Siena: Provenzano, di fronte ad una immagine in terracotta della Madonna, considerata miracolosa, e le fecero voto di costruire, in quel luogo, una grande chiesa in Suo onore, se li avesse salvati dalla peste. Così avvenne e i senesi costruirono la Chiesa l’odierna Collegiata di Santa Maria in Provenzano, santuario mariano della città ed a partire dal 1656, ogni 2 luglio si corre il Palio in onore della Madonna di Provenzano. La denominazione “di Provenzano” è dovuta al fatto che in quella zona della città si trovavano le case di proprietà della famiglia di Provenzano Salvani, anche lui eroe della battaglia di Montaperti e anche lui citato da Dante Alighieri nella Divina Commedia (Purgatorio XI, 109-142). Si dice che quell’immagine di terracotta fosse stata collocata su quel muro da Santa Caterina ma questo non è provato.

 

scherza coi fanti …

L’immagine si guadagnò la fama di miracolosa in un modo particolare. Durante l’occupazione delle truppe imperiali di Carlo V, seguita all’assedio del 1555, un archibugiere spagnolo ubriaco, passando davanti a quella terracotta decise di sparargli in sfregio alla città o forse solo per una bravata ma il suo archibugio, secondo la narrazione popolare, implose e uccise il soldato, lasciando integra l’immagine della Madonna. La “pianella” di terracotta divenne così un simbolo di riscatto per la ferita che l’occupazione straniera aveva inferto alla dignità di Siena e l’immagine della Madonna divenne oggetto di speciale venerazione.

Malgrado le vicissitudini politiche e malgrado Siena fosse ghibellina, oggi diremmo laica, la città mantenne sempre la sua devozione religiosa alla Madonna, anzi, in realtà questa divenne segno d’identità culturale. I senesi avevano i piedi ben piantati per terra, da bravi banchieri e mercanti, ma con gli occhi rivolti al cielo. Dimostrazione pratica venne nel 1799 quando le riforme anticlericali del Granduca Leopoldo I e i sentimenti anticattolici dei giacobini vennero considerati una grande offesa dai senesi, tanto che la rivolta anti-giacobina che esplose fu all’insegna di: “Viva Maria, a morte i giacobini!”. Rivolta che si trasformò in una festa religiosa con l’esposizione dell’immagine della Madonna del Voto.

 

L’identità culturale mariana, oltre che nel Palio, ha la sua icona in un’immagine ricorrente nella scuola pittorica senese del ‘300 – quella del Lorenzetti, di Duccio da Boninsegna e di tanti altri maestri – ed è “la Madonna che allatta”. Alcuni studiosi pensano che questa raffigurazione sia frutto del legame della città con l’antica Roma e dell’iconografia della lupa capitolina che allatta Romolo e Remo. Effige romana di cui Siena è costellata, una si trova anche sulla colonna al centro della piazzetta tra il palazzo di Pia e la Chiesa di San Cristoforo.

Il significato prevalente che viene però dato a questa raffigurazione particolare di Maria è quello della “provvidenza divina” per la quale la Madonna intercede, quale amorevole madre, per chi la invoca con fede e Siena dimostrò la sua fede addirittura consacrandosi a Lei. Era talmente forte la devozione alla Madonna di questi artisti senesi, specchio fedele della devozione cittadina, che si racconta che Duccio dipingesse il volto di Maria, nei suoi capolavori, solo da inginocchiato e piangendo lacrime miste di gioia e di contrizione.

Nel corso dei secoli, la venerazione dei senesi per la Santissima Madre non si è mai spenta, fino ad arrivare all’ultimo atto ufficiale nel 1944, all’epoca del passaggio del fronte durante la seconda Guerra Mondiale. Le chiavi di Siena vennero di nuovo offerte alla Vergine perché proteggesse la città dai bombardamenti alleati e dai combattimenti. Anche in questo caso la richiesta venne esaudita, Siena fu risparmiata dalle bombe. L’atto ufficiale con cui la città rinnovava la consacrazione a Maria, iniziata ben sette secoli prima, alla vigilia della battaglia di Montaperti, è ancora oggi visibile in una teca nel Duomo di Siena, affianco alla cappella dove si trova il dipinto della Madonna del Voto. L’immagine, del 1260, davanti alla quale si sono inginocchiati, nel corso dei secoli, tutti i “notabili” senesi invocando la protezione della Vergine.

 

groviglio o congrega?… purché se magni

E dopo cosa è successo? …è arrivata la rivincita giacobbina sulla rivolta “mariana” del 1799, è arrivato il “groviglio armonioso”. E’ stato Stefano Bisi, direttore del Corriere di Siena, il più importante massone della città, nonché gran Maestro del Grande Oriente d’Italia a coniare questa definizione per indicare quella congrega di uomini che nel corso di questi anni, hanno messo le mani sulla città e sulle sue principali istituzioni: la banca, l’università, il palio. Una congrega trasversale fatta di politici, banchieri, imprenditori e faccendieri tutti progressisti con le parole, perché tutti legati politicamente alla sinistra ma nella realtà intenti a conservare gelosamente il potere acquisito.

Molti di voi conosceranno gli eventi che hanno travolto il Monte dei Paschi di Siena, la più antica banca del mondo ancora in attività ma sicuramente pochi sapranno che in questa città è fallito praticamente tutto. L’Università, con le spese folli del rettore e del suo entourage e le assunzioni clientelari che ne hanno appesantito inesorabilmente il bilancio. Per evitare la bancarotta hanno dovuto svendere lo storico patrimonio immobiliare. Il Comune è stato commissariato dopo la scoperta di un buco di decine di milioni di euro finiti nelle solite tasche. Ora non hanno neanche i soldi per allestire piazza del Campo per il palio. La squadra di calcio che militava in serie A retrocessa in promozione perché fallita. La mitica Mens Sana basket, meglio conosciuta come: MPS basket, dominatrice per anni del campionato maggiore, depauperata totalmente di tutto il suo valore da dirigenti che hanno “ladrato” tutto il “ladrabile”. Anche un simbolo minore della città, il famoso bar Nannini in via dei banchi di sopra, luogo di ritrovo della Siena bene per gli aperitivi del sabato mattina, ha dovuto cedere le armi. Insomma una vera e propria ecatombe, tutto quello che in questi anni hanno gestito è finito male, anzi malissimo.

 

la religione? una cultura “underground”

L’ideologia del nichilismo al potere: l’artista libanese Alì Hassoun, viene scelto per realizzare il Palio per la carriera del 2 luglio 2010, quello in onore della Madonna di Provenzano che coincide anche con il 750° anniversario della battaglia di Montaperti. L’artista, oltre a stravolgere l’immagine della Madonna custodita nella basilica di Provenzano, disegnando nella corona della Vergine, una mezzaluna islamica e una stella di Davide, scrive, in arabo: “la madre del profeta”, come indicato nel Corano, defraudando Gesù della Sua divinità.
L’ideologia del nichilismo al potere: l’artista libanese Alì Hassoun viene scelto per realizzare il Palio per la carriera del 2 luglio 2010, quello in onore della Madonna di Provenzano che coincide con il 750° anniversario della battaglia di Montaperti. L’artista, oltre a stravolgere l’immagine della Madonna, disegnando nella corona della Vergine, una mezzaluna islamica e una stella di Davide, scrive, in arabo: “la madre del profeta”, come indicato nel Corano, defraudando Gesù della Sua divinità.

Credo che questa città sia diventata l’emblema di cosa diventi l’uomo quando perde il suo naturale contatto con il divino, con Dio. Si confina in se stesso e inizia un lento ma inesorabile cammino a ritroso, cadendo in quel individualismo che è egoismo allo stato puro. Complice la pretesa superiorità intellettuale, congenita nel laicismo di sinistra, che papa Francesco, citando il suo predecessore Benedetto ha descritto come quella: “…che porta alla fine a credere che le religioni o le espressioni religiose sono una sorta di sottocultura, che sono tollerate, ma sono poca cosa, non fanno parte della cultura illuminata. E questa è un’eredità dell’illuminismo” (incontro con i giornalisti durante il volo verso Manila – 15 gennaio 2015).

E quali sono i nuovi valori che l’uomo segue, quando si illude di poter eliminare dal suo orizzonte la religione: “Voluttà, sete di dominio, egoismo: queste tre cose sono state fino ad ora le più maledette e più malfamate e calunniate, ed io le voglio pesare umanamente bene” (Così parlò Zarathustra – Friedrich Nietzsche – 1883). Per inciso, è forse interessante ricordare che Nietzsche termina la sua esistenza in uno stato di grave alterazione psichica, passando da momenti di esaltazione ad afflizione profonda. Ricoverato in una clinica psichiatrica, trascorre il suo tempo in un mutismo quasi totale, con l’aggravarsi delle condizioni – numerose paralisi, forse accentuate dalle eccessive dosi di farmaci per tenere sotto controllo gli attacchi di follia – fino alla morte il 25 agosto del 1900.

Cancellando la religiosità, si toglie anche quella “protezione” senza la quale si cade esposti all’azione dei virus – i sette vizi capitali – dai quali siamo tutti infettati e dai quali solo il divino ci mette al riparo. Non ridete è così che ci crediate o no, senza quel manto che ha protetto Siena per secoli, frutto di quella intensa devozione cittadina, non è la città che rischia ma gli uomini che la abitano. Rimangono esposti all’azione di colui che usa quei virus, endogeni ad ognuno di noi, per assoggettare le prede. Virus che scatenano i demoni che si chiamano: potere, avere e piacere. Quelli esaltati da Nietzche che hanno nel laicismo illuminista il terreno di “cultura” ideale, perché per prosperare hanno bisogno della visione io-centrica, quella che mette al centro dell’universo l’uomo relegando Dio in una sottocultura o cancellandolo del tutto come fece il filosofo tedesco. Tra l’altro la cultura atea è appena diventata una religione con la “liturgia” parigina in onore della dea “libertà d’opinione” – …o libertà d’offesa? -, perché l’uomo, anche quello ateo, comunque non può fare a meno di dei.

E’ la visione che ha guidato il “groviglio armonioso”, anzi è meglio dire: teleguidato, prima all’ascesa e poi all’inevitabile declino. Il manovratore che ha in mano il telecomando è il demonio che ha bisogno della complicità dell’uomo per mettere in atto i suoi piani e in questa città ha raggiunto magistralmente il suo scopo, prendendo due piccioni con una fava. Il primo piccione è l’anima di tutti quelli che sono passati sopra a tutto pur di soddisfare i tre “demoni” dell’avere del potere e del piacere, il secondo piccione è aver sottratto alla Vergine Maria una città a Lei votata.

Lo so, rischio di passare per matto, rischio le risate dei liberal-laicisti e i risolini di chi si proclama credente ma si sente superiore a ciò che considera bigottismi da sottocultura religiosa: “…hanno voluto farci credere che il diavolo fosse un mito, una figura, un’idea, l’idea del male. Invece il diavolo esiste e noi dobbiamo lottare contro di lui. Lo ricorda san Paolo, la parola di Dio lo dice, eppure sembra che noi non siamo tanto convinti di questa realtà” (papa Francesco – Domus Sanctae Marthae – 30/10/2014). Non c’è nessuna sottocultura in quello che affermo, anzi la sottocultura è quella che ha cancellato il divino dal quotidiano, smezzando la realtà umana, castrandola di quella parte più profonda, quella mistico-religiosa l’unica in grado di arginare la parte corrotta della natura umana.

 

…è mia!

Termino con una cronaca significativa dei tempi che corriamo da queste parti. Una amica, professore dell’Università di Siena che si definisce una libera pensatrice, mi ha raccontato un episodio che le è capitato e che l’ha lasciata turbata e perplessa. Suo padre, molto avanti negli anni, a fine febbraio 2013 venne ricoverato d’urgenza per una grave patologia cardiaca e lei, benché agnostica, temendo per la vita del genitore chiamò il cappellano dell’ospedale per l’estrema unzione.

Dopo avere amministrato il sacramento, il sacerdote si trattenne a parlare con lei. Come spesso avviene in queste situazioni dove ci si confronta con la morte, iniziarono a parlare dei “massimi sistemi”, della fede e della religione cristiana. Lo scetticismo di lei condusse la conversazione verso ciò che a suo avviso c’è di ridicolo nel cristianesimo ed in particolare la figura del demonio che a suo dire è solo il retaggio dell’ignoranza bigotta di un passato ormai da dimenticare.

Il sacerdote le disse senza mezzi termini che era in grave errore e che proprio la città di Siena ne era un concreto esempio visto lo scempio fatto, dall’avidità dell’uomo, di istituzioni secolari. Il sacerdote si riferiva chiaramente al Monte dei Paschi e le raccontò che durante un recente esorcismo (ndr: un caso molto conosciuto a Siena) il demonio per bocca dell’indemoniato aveva urlato: “…Siena è mia e quella …oscenità contro la Madonna… non la riavrà!”. Il sacerdote continuò dicendo: “…questa città è governata dalla massoneria illuminista che ha stretto un patto con il demonio (ndr.: Se ti prostri dinanzi a me tutto sarà tuo – Lc 4,7), la possessione non è solo degli indemoniati ma anche di chi lascia agire il demonio nella propria vita, diventandone strumento, senza fermarsi davanti a nulla, neanche all’omicidio”.

Ciò che turbò la mia amica avvenne, però, pochi giorni dopo quella conversazione. Il 6 marzo 2013, David Rossi, capo della comunicazione di MPS, che lei conosceva, fu trovato morto sotto le finestre dell’ufficio, nel centro di Siena. Ufficialmente si trattò di suicidio ma, ancora oggi, nessuno crede a questa versione, neanche la famiglia del morto che vorrebbe la riapertura dell’inchiesta, archiviata, in maniera a dir poco frettolosa dai magistrati senesi. Rossi era amico e fratello massone di quel Bisi coniatore del termine “groviglio armonioso”, al quale aveva elargito una consistente fetta di quei 355 milioni di Euro, da lui gestiti quale capo della comunicazione e spesi dal MPS, dal 2006 al 2011, in pubblicità.

A questo proposito alcuni confratelli dissidenti nel giugno 2012, all’inizio dello scandalo che ha coinvolto la banca, scrivevano sul blog massone “Fratello illuminato”: “…bisogna evidenziare che il peso della gestione Mussari supportato dai due comunicatori David Rossi e Stefano Bisi ha condizionato i partiti, le giunte comunali e l’informazione cittadina”. Insomma quel groviglio armonioso che condiziona tutto, fatto di tessere di partito e di grembiulini, di giunte e di logge, di avidità e vanagloria che all’ombra di “falce e martello” aggrovigliato con ”squadra e compasso”, ha voluto cancellare la storia secolare di devozione alla Madonna per disegnarne una nuova fatta di asservimento al demonio. D’altronde la storia si ripete, parliamo di un tradimento come quello subito da Pia de’ Tolomei ma in questo caso non è un “femminicidio”, è un “deicidio” spacciato quale liberazione da una sottocultura: “…la religione (…) è l’oppio dei popoli” (Karl Marx).

Sarebbe troppo chiedere a questa città di fare come a Ninive di bandire, cioè, un periodo di pentimento, vestiti di sacco e cosparsi di cenere però, per favore, cercate almeno di ritornare alle radici della vostra cultura, una cultura mariana che non è certamente una sottocultura. E’ sufficiente andare nella cripta del Duomo ad ammirare la Madonna del Latte dipinta dal Lorenzetti (l’immagine che apre questo scritto) per rendersi conto che nessuna sottocultura può essere in grado di suscitare un capolavoro di quel genere.

 

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