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SANTA SEDE

IL GRANDE TESORO DELLE INDULGENZE

10/03/2015

Il Cardinale Piacenza, Penitenziere Maggiore, lo ha spiegato nella sua lectio magistralis "Il grande tesoro delle Indulgenze" in apertura del "XXVI Corso sul Foro interno".

 

di DOMENICO AGASSO JR
TORINO

 

 

«Il grande tesoro delle indulgenze» è stato il tema affrontato dal cardinale Mauro Piacenza, penitenziere maggiore, nella sua lectio di apertura del «XXVI Corso sul Foro Interno» a Roma.

«Le indulgenze rappresentano una preziosa sintesi tra teologia e spiritualità – ha detto il Porporato nella Penitenzieria apostolica - tra prassi penitenziale e sollecitudine pastorale, tra dottrina sulla Misericordia e devozione popolare. Per il legame strutturale che esse hanno, poi, con delle precise opere da compiere, le indulgenze domandano un particolare coinvolgimento della libertà personale, sempre indispensabile nella formulazione e riformulazione dell’atto di fede».

Il Cardinale ha sottolineato che «l’indulgenza ci parla del tesoro della Divina Misericordia e della sua eccedenza anche rispetto a tutto il possibile male compiuto dall’uomo». E ha ricordato che «risuona, a tale riguardo, l’incantevole inno dell’Exultet, che canteremo al termine di questa Quaresima: “Felice colpa che meritò un così grande Redentore”».

Ha spiegato: «La chiamata a credere nella Divina Misericordia, rivelatasi pienamente in Gesù Cristo, nella Sua Morte e Risurrezione, e il riconoscimento dell’assoluta eccedenza di tale Misericordia sono, per noi cristiani, parte imprescindibile del riconoscimento della Trascendenza di Dio, della Sua assoluta alterità rispetto a ogni esperienza che di Lui si possa fare. Crediamo in Dio, in Dio Padre, nella Sua assoluta Trascendenza, proprio nella misura in cui crediamo nella reale possibilità a noi offerta della Sua Misericordia e nella eccedenza di tale Misericordia rispetto alle nostre persone».

E «in questo orizzonte ampio, nel quale riconosciamo l’assoluta trascendenza del Mistero e la libera volontà di manifestarsi agli uomini, per la loro salvezza, come misericordia, deve essere collocata la dottrina sulle indulgenze. Il tesoro della misericordia è inesauribile, i suoi confini non sono tracciabili dalla povera intelligenza umana».

Chiave di volta – ha affermato - per comprendere «il tesoro delle indulgenze, è la distinzione teologica tra colpa e pena. Ben sappiamo come la colpa venga rimessa dalla Riconciliazione sacramentale, mentre la pena temporale per i peccati commessi rimanga e domandi l’ulteriore dono dell’indulgenza per essere rimessa».

L’indulgenza è «un inno alla libertà – ha proseguito - un riconoscimento fino in fondo della dignità dell’uomo che, proprio perché razionale, libero e capace di volere, deve essere sempre considerato ordinariamente responsabile dei propri atti. La distinzione tra pena temporale e colpa deve essere preservata per poter, attraverso di essa, preservare, da un lato, l’autentica libertà dell’uomo e, dall’altro, la storicità, e dunque il valore temporale, degli atti che esso compie».
«Il giudizio universale – ha aggiunto - non sarà un colpo di spugna sulla storia e il persistere della pena temporale, anche dopo l’assoluzione sacramentale della colpa, rende ciascun uomo consapevole delle conseguenze dei propri atti, gli indica il dovere responsabile della riparazione e, cosa ancora più importante, lo chiama alla partecipazione all’Opera Redentiva di Cristo, per sé e per i fratelli».

Piacenza ha continuato sulla remissione delle pene temporali: «Può essere accolta dal fedele solo per intervento della Chiesa. In tal senso, è opportuno mettere in luce due aspetti della realtà della Chiesa, imprescindibilmente legati al tesoro delle Indulgenze: il suo essere ministra della Redenzione e, insieme, il suo essere Communio sanctorum. La Chiesa è ministra della Redenzione innanzitutto nel senso etimologico del termine: essa è serva del Redentore che è Cristo, è Corpo legato al Suo Capo, è totalmente protesa a permettere a Cristo di continuare a parlare e ad agire, nello spazio e nel tempo, a favore degli uomini, fino alla consumazione della storia. La Chiesa è al servizio, non solo, della salvezza degli uomini attraverso la fedele amministrazione della Riconciliazione sacramentale, ma anche della loro piena cooperazione al mistero della salvezza e del loro progressivo inserimento nel servizio alla salvezza dei fratelli, che è rappresentato dalle indulgenze».

La Chiesa «ha il potere di rimettere i peccati – ha precisato - solo perché Dio si è fatto Uomo e perché il Figlio dell’uomo ha il potere, sulla terra, di rimettere i peccati».

E tra tutti coloro «che sono immersi in Cristo, cioè nel mistero della Sua morte e risurrezione, e la cui vita è rinnovata dal Battesimo, si genera misteriosamente, sacramentalmente e realmente, una comunione che nulla può spezzare, se non il libero e ostinato rifiuto di essa. Fra tutti i battezzati, anzi tra tutti i redenti da Cristo si crea dunque una Comunione, la Communio sanctorum, che non è semplicemente, o vagamente spirituale e astratta, ma che diviene, utilizzando una categoria biblica, vera e propria alleanza per la salvezza. In tal senso noi parliamo del “Tesoro delle Indulgenze”, guardando alla Chiesa di sempre, che va dal costato squarciato di Cristo ai giorni nostri, passando per il Cenacolo di Gerusalemme, dove il Collegio apostolico è radunato attorno a Maria, per il sangue di tutti i martiri e per tutti santi, e perfino per quelli sconosciuti, che vivacemente seppur nascostamente, popolano venti secoli di storia».

«Tale alleanza “ecclesiale” – ha detto il Cardinale - è poi concretamente vissuta da tutti i battezzati in cammino verso la salvezza eterna, sia che essi siano ancora nell’esistenza terrena, sia che essi vivano quello stato di purificazione dalle pene dovute per i peccati, chiamato Purgatorio».

È questo il motivo per cui «ciascun battezzato può lucrare l’indulgenza per se stesso, o può applicarla alle anime purganti, in forza non di una insostenibile sostituzione della libertà personale, ma piuttosto della comune vocazione alla salvezza e del differente e complementare stato in cui i battezzati si trovano. Chi è ancora nella vita terrena ha il dono della libertà e può sempre e maggiormente convertirsi; chi è in Purgatorio ha la certezza della salvezza eterna, ma non ha più il dono della libertà, per cui non può più meritare».

E questa «complementarietà della condizione spirituale dell’homo viator e dell’homo purgans, teologicamente fondata sulla Communio sanctorum, evidenzia con ancora maggior forza l’imprescindibile ruolo della Chiesa nell’amministrazione del Tesoro delle Indulgenze: solo con la Chiesa, nella Chiesa e attraverso la Chiesa è possibile attingere agli infiniti meriti di Cristo, della Beata Vergine Maria e dei Santi, per ottenere la remissione delle pene dovute per i peccati, per se stessi e per i fratelli in cammino di purificazione verso la piena visione beatifica».

Tuttavia, «la mediazione della Chiesa non è mai in contrasto con la libertà personale. Tanto è vero che coloro che sono ancora in questa vita terrena possono ottenere l’indulgenza solo per se stessi, o per un fedele defunto, ma mai per un altro uomo, che sia ancora dotato della sua libertà, e quindi chiamato a scegliere personalmente, a convertirsi personalmente, ad accogliere personalmente il dono della misericordia».

«Il Tesoro delle Indulgenze – ha affermato il Penitenziere maggiore - è perciò più efficace di qualunque riforma umana, di qualunque tentativo umano, solo umano, troppo umano di cambiare le cose. Soltanto coloro che si lasciano cambiare dalla divina misericordia e, con umiltà, attingono abbondantemente attraverso la Chiesa al Tesoro soprannaturale delle Indulgenze, possono vedere il proprio destino realmente cambiato e, con esso, quello dell’umanità, a partire da quella porzione di umanità che ci è più vicina».

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