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SCAUTISMO

FONDAZIONE E PRIMI ANNI DI VITA DEL GRUPPO SCOUT VALDELSA

08/09/2014

Riportiamo un vecchio articolo del Fondatore sulla fondazione ed i primi anni di vita del Gruppo Scout Valdelsa "Alberto d'Albertis", apparso su "Azimuth" Rivista per i Capi degli Scouts d'Europa, associazione nella quale l'estensore dell'articolo ha ricperto molti incarichi di responsabilità, da primo Commissario Nazionale alla Stampa, a Consigliere Nazionale, a Commissario Regionale della Toscana ecc.

IL GRUPPO VALDELSA

Lo Scoutismo Cattolico era già stato presente a Poggibonsi in due brevi periodi, prima dell’attuale Gruppo:
Dal 1923 al 1927, forzatamente sciolto dal regime fascista le cui squadracce non si riguardarono a picchiare capi e ragazzi in attività. Il secondo periodo coincise con il grande risveglio della democrazia e la fine della guerra: Fatto più di entusiasmi che di reali contenuti, tra mille difficoltà logistiche e politiche (non era stata sufficiente l’esperienza fascista per moderare l’intolleranza che, nel frattempo, aveva cambiato colore), il nuovo Scoutismo poggibonsese non fece in tempo a godere degli anni cinquanta e i guidoni vennero riposti per la seconda volta. E fino al 1968. Per la verità non era in programma fondare un nuovo Gruppo ASCI (Associazione Scoutistica Cattolica Italiana) a Poggibonsi; non era in programma né erano i tempi più indicati, con la nascente “rivoluzione culturale”.
E invece il Gruppo di Poggibonsi nacque proprio nel 1968, con il Riparto intitolato agli astri “Kennedy”, inaugurato ufficialmente il 22 dicembre dall’Arcivescovo di Siena S.E. Mons Mario Jsmaele Castellano, alla presenza del Capo Scout d’Italia, Salvatore Salvatori, del Console Generale americano a Firenze e di molte autorità locali.
I primi tempi non furono davvero facili; difficoltà politiche, intanto, prima di tutto, per via dei “ragazzetti in divisa” troppo facile bersaglio dell’intolleranza di parte e che portò alla perdita della prima sede di via Redipuglia a causa della bandiera americana esposta al balcone il giorno dell’inaugurazione, in un quartiere abituato a vedere, e a centinaia, solo bandiere rosse; a Poggibonsi il Partito Comunista raccoglieva allora il 70% dei suffragi elettorali ed il Sindaco glissava inviti ed incontri con noi; la cosa non ci piaceva e, dopo vari tentativi di abboccamento in Palazzo Comunale, lo andammo a scovare nella sede del P.C.I. - un grosso palazzo nel centro detto “il piccolo Cremlino” -, da dove prevalentemente governava la città, con una visita in uniforme di tutti i nostri Scouts, la sorpresa ed il fuggi fuggi dei presenti ai vari piani; ci fermammo davanti al Sindaco che ci chiese “E voi che volete?”; gli spiegammo che, non avendo risposto ai nostri inviti e alle richieste di incontro, avevamo deciso noi di andarlo a trovare; “Ma perché qui?”; “Perché in Comune non ci si trova mai!”.
Il suo successore, nel 1974, venne all’inaugurazione della nostra sede di vicolo Buonanni.
Intanto era successo di tutto! Nonostante le peregrinazioni per la sede, il Gruppo-Riparto era davvero “grintoso”, tanto da “scippare” quasi tutti i primi premi (se non sbaglio 10 su 12) al Jamborette toscano del 1971 con ben 1500 Scouts intervenuti; nell’estate del 1972 la partecipazione all’Eurocampo in Svizzera; nell’Aprile 1973 il gemellaggio con l’AGET di Lugano a Cellole di San Gimignano alla presenza del Vescovo S.E. Mons Fausto Vallainc, del sottosegretario agli Esteri On. Angelo Salizzoni, delle autorità federali e cantonali svizzere; anni di questi e di altri successivi, fedelmente riportati a più colonne nelle cronache locali dei giornali. Ma il 1973 fu anche l’anno della nostra tentata espulsione dall’ASCI ormai in balia - almeno da noi - degli aiutocapi sessantottini spalleggiati o non ostacolati da capi maturi atteggiati a “teen agers”.
Durante la costruzione della sede di vicolo Buonanni avevamo avuto la visita ispettiva del Commissario Provinciale, Raffaele Bosco, per convincerci a partecipare nell’ottobre ad una riunione provinciale di capi, riunioni che, visto il clima, disertavamo regolarmente. Era in programma il confronto tra il “Patto Associativo” dell’ASCI e la “Proposta AGI”; cademmo nella trappola.
Credo che difficilmente riuscirò a dimenticare quell’agitatissima riunione dominata da scatenati diciottenni o poco più; tuttavia, tutto era rientrato più o meno nella norma di quei tempi, salvo l’imprevisto finale del pomeriggio di domenica 7 ottobre: l’Assemblea si trasformò in tribunale del popolo e cominciò ad esaminare la vita dei presenti; toccò per prima ad una ragazza di Siena, di cui non ricordo il nome, espulsa per “fascismo”; poi noi quattro di Poggibonsi che, inebetiti dalla gragnola delle accuse, ci ritrovammo cacciati dall’Associazione insieme a tutto il Gruppo con questi capi di accusa:
1. fascismo, naturalmente, con gravissimo disappunto in modo particolare del mio Capo Clan, iscritto al Partito Comunista, e del Maestro dei Novizi, simpatizzante del “Manifesto”
2. eccessiva fedeltà ai Vescovi (da notare che l’Assistente presente non alzò un dito in nostro favore nemmeno sui rapporti con i Vescovi);
3. troppa propaganda sui giornali a favore del Gruppo;
4. lusso nella sede rappresentato dal riscaldamento e dai battiscopa in marmo (quel marmetto bianco venato di giallo che sul mercato era il battiscopa meno costoso), e fummo fortunati, perché il Commissario Provinciale in ispezione non aveva notato la luce elettrica e i vetri alle finestre; infine un mio ex capo squadriglia del Siena l0, ormai rampante, (che divenne subito dopo Commissario Provinciale e, come tale, firmò a favore del divorzio) aggiunse una sua personale accusa quando ero Capo di quel Riparto: non avevo mai dato né una decorazione né un premio a suo padre; gli risposi che non mi ricordavo dei particolari meriti nei confronti del Riparto, salvo che non fosse considerato meritorio il suo normalissimo e comune concepimento.

La sera stessa informammo il Vescovo Mons. Vallainc che si mise in contatto con il Commissario Regionale Fulvio Janovitz minacciando il ricorso alla Santa Sede; così il Gruppo nel censimento seguente venne staccato dal Provinciale di Siena e aggregato al Commissariato Regionale. L’anno seguente non accettammo di entrare nella neonata AGESCI, nonostante inviti e pressioni e la visita del Capo Scout Toni al nostro Campo estivo ad Asiago rifiutando categoricamente di censirci a qualsiasi titolo in quell’Associazione e rimanendo autonomi per due anni, fino al luglio del 1976 quando decidemmo di entrare negli Scouts d’Europa, settimo Gruppo della nuova Associazione, decisione subito sanzionata da un Decreto di Mons. Castellano, il primo Vescovo che riconosceva la F.S.E.

Marcello A. Cristofani della Magione

 

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