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Home page » Notizie » Esperienza di un anno di impegno di un Architetto tradizionale in risposta alla crisi dell'architettura sacra

ARCHITETTURA SACRA

Esperienza di un anno di impegno di un Architetto tradizionale in risposta alla crisi dell'architettura sacra

03/06/2011

Il Gran Maestro era presente quando l'Arch. Andrea Pacciani č stato ammesso al bacio dell'anello ed ha presentato al Santo Padre il progetto (perdutosi poi chissą dove) ed ha potuto vedere questa proposta: davvero bella e che si sarebbe inserita perfettamente nel contesto della facciata, del colonnato e di tutta Piazza S. Pietro, al posto di quella brutta ed irrispetosa "pensilina" di metropolitana. Oltretutto sarebbe costata NIENTE, nč come progetto, nč come realizzazione, nč come manutenzione e nč come montaggio e smontaggio secondo le esigenze della Liturgia Pontificia. Ci sovviene il vecchio adagio toscano: "A far del bene agli asini Sant'Antonio se n'ha per male".

di Andrea Pacciani, Architetto

 

Esattamente un anno e mezzo fa Camillo Langone dalle pagine del Foglio mi esortava ad occuparmi di architettura sacra intuendo nel mio lavoro professionale di architetto classico e tradizionale una chiave di lettura per il recupero della migliore identità della chiesa cattolica attraverso i suoi luoghi di culto (http://www.ilfoglio.it/preghiera/257 ).
Al corrente del Motu Proprio Sommorum Pontificum, lessi le prime righe in cui si parla di culto degno e mi resi conto della necessità di mettere a disposizione le mie capacità professionali per la ricerca di una dignità del culto che oltre che del rito ha bisogno dei luoghi giusti dove esercitarlo.

Il dibattito mediatico sulla stampa sulle chiese contemporanee, sempre più inospitali per i fedeli, i casi di Fuksas-Foligno e di Renzo Piano-S.Giovanni Rotondo, facevano pensare ad un clima favorevole affinchè le gerarchie vaticane potessero accogliere segnali di cambiamento negli indirizzi architettonici da adottare per gli edifici sacri
Di questo mi convinse anche un fax di risposta da un Ufficio in Vaticano a cui mi rivolsi per chiedere orientamento tra le gerarchie vaticane a cui esporre le mie idee. "..spesso mi è capitato di provare un senso di disgusto nell'entrare in taluni edifici moderni (non le chiama "chiese" ndr.) in cui viene celebrata la Liturgia Cattolica" leggerlo su carta intestata del Vaticano fa un certo effetto, dovete crederlo.

Una breve ricerca su internet mi fece prendere consapevolezza di una presenza cospicua e determinata di blog e siti soprattutto di laici che chiedono il ritorno della chiesa cattolica alla sua identità di sempre, non riconoscendosi più in certe scelte moderniste soprattutto nell'arte e nell'architettura sacra.
Www.rinascimentosacro.org, http://blog.messainlatino.it, http://fidesetforma.blogspot.com/, in italia e http://www.newliturgicalmovement.org/ negli Stati Uniti sono stati i primi siti di consultazione e di confronto.

L'esistenza di un neonato master postuniversitario di secondo livello in architettura arti sacre e liturgia all'Università Europea di Roma
http://www.universitaeuropeadiroma.it/italiano/index.php?option=com_content&view=article&id=1179c


guidato da un comitato scientifco con persone assai sensibili ad un'arte sacra ausilio di conversione e santità, mi faceva tra l'altro pensare che stava nascendo qualcosa di costruttivo a supporto delle intenzioni del Papa

Pertanto ho collaborato volentieri alla stesura dell' "Appello a Sua Santità Papa Benedetto XVI per il ritorno a un'Arte sacra autenticamente cattolica" (http://appelloalpapa.blogspot.com/) prima del suo discorso agli artisti in cappella Sistina, e mi sono emozionato nel leggere le parole del Santo Padre che citano Gloria un'estetica teologica di Von Balthasar per spiegare la via pulchritudinis: la ricerca de"la bellezza disinteressata senza la quale il vecchio mondo era incapace di intendersi, ma che ha preso congedo in punta di piedi dal mondo moderno degli interessi, per abbandonarlo alla sua tristezza. Essa è la bellezza che non è più amata e custodita nemmeno dalla religione".

Confrontando tutto questo con il mio lavoro ho predisposto una documento "Dottrina dell'imitazione nell'arte e nella fede" http://www.andreapacciani.com/public/index.php?option=com_content&task=view&id=96&Itemid=52 che potesse spiegare come il riappropriarsi dell'architettura e dell'arte classica e tradizionale da parte della chiesa cattolica romana possa essere una soluzione alle perplessità sulle derive dell'architettura contemporanea sacra ed essere in linea con il pensiero di un papa che vuole ridare credito a quella "chiesa di sempre", quella che ha saputo dare i migliori risultati di santità.

Ho così inseguito e incontrato gerarchie della burocrazia vaticana in Commissione Pontificia ai Beni Culturali, in Ufficio selle Celebrazioni Pontificie, in Segnatura Apostolica, in Congregazione per il Culto Divino, in Prefettura della Casa Pontificia e in Governatorato proponendo loro piccoli segnali propositivi nella direzione di una architettura sacra che va incontro al futuro attraverso il prolungamento dei binari che arrivano della storia millenaria della Chiesa.

Diverse sono state le mie prime proposte, ma alla fine il veicolo di questo messaggio è stato un progetto, piccolo per dimensioni ma assai ricco di significato e di impatto comunicativo, insomma un progetto che prevedeva il minimo sforzo per un grande risultato, l'ideale per un progetto sperimentale e reversibile e con un feedback immediato che poteva essere approvato senza troppe difficoltà.

Si è trattato di una proposta per la sostituzione in piazza S.Pietro a Roma della struttura provvisoria che ospita sul sagrato le celebrazioni pontificie all'aperto, quella pensilina metallica che ripara il papa e i concelebranti dal sole e dalla pioggia. La sua immagine ripresa sui maxi-schermi della piazza e diffusa in tutti i collegamenti televisivi del mondo, arriva inevitabilmente ad identificarsi per la sua propria funzione, oltre che come baldacchino di protezione atmosferica, come un vero e proprio Ciborio all'aperto, seppur provvisorio, della Basilica più importante della cristianità.
Ecco sostituire questo Ciborio con un altro che interpreti, sempre nella provvisorietà di questa costruzione, la direzione della continuità storico-architettonica con Piazza S. Pietro e la storia della chiesa. poteva essere a mio avviso un modo esplicativo per provare ad esercitare le più recenti linee del pensiero pontificio sulla auspicata via pulchritunis.
Il progetto ha sempre riscontrato gradimento e consenso condiviso con le autorità vaticane incontrate; ma non solo: ho presentato questa stessa idea progettuale anche in un convegno internazionale a Washington di architettura sacra presso l'Università Cattolica d'America, A Living Presence: Extending and Transforming the Tradition of Catholic Sacred Architecture http://architecture.cua.edu/alivingpresence/default.cfm, ricevendo addiruttura un premio nel concorso per nuovi progetti e con l'auspicio di vederlo presto costruito

Malgrado gli ampi consensi in Vaticano, e in U.S.A., e non credo i complimenti fossero di facciata, non sono riuscito però a rendere operativo questo progetto, malgrado avessi anche trovato uno sponsor che l'avrebbe realizzato gratuitamente. Non so se è mai stato mostrato al Santo Padre; le cariche più alte incontrate rimettevano ogni decisione al parere di altri pari senza prendere in mano l'iniziativa: di fatto credo di non aver mai avuto di fronte un interlocutore in grado di comprendere l'importanza strategica di un gesto architettonico come questo e in grado di prendersi la responsabilità, la croce e la delizia di realizzarlo.
Non so se e dove ho sbagliato e se le mie idee e quel progetto siano o meno la migliore soluzione alla crisi dell'architettura sacra contemporanea, la quale purtroppo a sua volta concorre alla crisi generale della chiesa cattolica; sta di fatto che un tentativo l'ho fatto con tutte le mie capacità professionali e relazionali evidentemente insufficienti.

Metto a disposizione di chi mi legge questa mia esperienza fallimentare nel risultato ma sicuramente positiva dal lato dell'accrescimento personale: per la statura delle persone incontrate, per la conoscenza da vicino del Vaticano in alcune delle sue strutture gerarchico-burocratiche più alte, per la comprensione disincantata della situazione storica della Chiesa Romana contemporanea e dello stato di conflitto in cui Pontefice, Vaticano e Cei si trovano e non si riescono a liberare. L'aspetto più positivo sono le persone, i fedeli laici che mi hanno supportato, anche con le loro preghiere, indefessi nella convinzione che le idee giuste alla fine arrivano a divenire realtà

Ringrazio Dio per l'opportunità che mi ha dato di aver provato a seguire questo percorso professionale, mi rimetto all'obbedienza di Nostra Madre Chiesa nell'attesa che qualcun altro più capace di me riesca a contribuire a questa evidente situazione di inadeguatezza dell'architettura sacra contemporanea.

Andrea Pacciani Architetto

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