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TRADIZIONE CATTOLICA

ENTRARE NELLA

01/02/2012

Avendo ricevuto molte testimonianze positive sulla messa celebrata secondo la forma straordinaria del rito romano nel corso delle GMG da Monsignor Le Gall, arcivescovo di Tolosa, per i pellegrini di Juventutem, abbiamo voluto dare la parola a lui per commentare questa esperienza.

Già a capo dell'abbazia benedettina di Kergonan, l'arcivescovo di Tolosa è stato per sei anni presidente della Commissione episcopale per la Liturgia nel seno della Conferenza dei vescovi di Francia. La sua profonda dimestichezza con la lingua latina e il canto gregoriano gli ha permesso di accostarsi con estrema facilità alla liturgia straordinaria.

Ringraziamo vivamente Monsignor Le Gall per la gentilezza con la quale ci ha voluto accordare questa intervista e per la franchezza dimostrata, che vanno esattamente nella direzione della pace e della riconciliazione nella Chiesa.


1) Monsignore, nell'ambito delle GMG di Madrid, lei ha celebrato la forma straordinaria del rito romano per i giovani del gruppo Juventutem. Per quanto ne sappiamo è la prima volta che lei celebra la liturgia tradizionale da quando è arcivescovo di Tolosa. Come ha vissuto questa esperienza?

Mons. Le Gall: In realtà la liturgia tradizionale non mi è del tutto estranea. Ho preso i voti a Kergonan l'8 dicembre del 1965, giorno di chiusura del Concilio Vaticano II. Ho dunque conosciuto e praticato la liturgia tridentina, secondo la sua forma benedettina, prima della riforma liturgica.

E' vero però che quest'estate ho celebrato per la prima volta secondo la forma straordinaria. Ma non a Madrid, bensì il 30 luglio a Donezan, comunità che avevo già avuto occasione di visitare per la prima volta l'anno scorso, dove ho ordinato un sacerdote e un diacono. Questo monastero benedettino, filiazione di Fontgombault, non fa parte della mia provincia ecclesiastica ma della vicina diocesi di Carcassonne e Narbonne.

In seguito all'invito da parte di Alain Planet, vescovo di Carcassonne, mi sono quindi recato a Donezan, in occasione di un'ordinazione benedettina per la quale era necessario che il celebrante potesse cantare la liturgia. Celebrare un Pontificale secondo la forma straordinaria è un impegno importante perché sono necessari una preparazione specifica e un cerimoniere attento. Entrambe queste condizioni sono state soddisfatte in quell'occasione, e tutto è andato per il meglio.

Quando il Cardinale Rylko, Presidente del Consiglio pontificale per i laici e a questo titolo principale organizzatore delle GMG, mi ha chiesto di celebrare la forma straordinaria per il gruppo Juventutem non ho avuto dunque alcuna difficoltà ad accettare.


2) Nel 2007, in un comunicato per la Commissione liturgica della CEF (Conferenza dei vescovi di Francia), lei ha commentato il motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI affermando che bisognava “accogliere” l'iniziativa del Santo Padre, “comprenderla e andare nella direzione di ciò che lui chiede”. E' forse in questo spirito che lei ha risposto favorevolmente all'invito di Monsignor Planet e del Cardinale Rylko?

Mons. Le Gall: Si, sicuramente. Dopo che il Santo Padre ha preso la sua decisione di pubblicare il motu proprio, consolidato con l'istruzione “Universae Ecclesiae”, considero che sia nostro dovere di vescovi entrare nella sua “mens”. Bisogna che noi comprendiamo le sue motivazioni, la sua preoccupazione per una liturgia che sia degna e orante, il suo desiderio di pace e riconciliazione nella Chiesa, e che seguiamo il suo esempio.

Beninteso, “andare nella direzione di ciò che chiede” Benedetto XVI, è anche non rifiutare per principio la forma ordinaria ed evitare di denigrarla. Si tratta purtroppo di un'attitudine che si può incontrare in certi ambienti tradizionalisti.

In un mio articolo del 2008 per “Lumière et Vie“, la rivista dei domenicani di Lione, relativo al primo anno di applicazione del motu proprio, mi sono sforzato di illustrare tutti questi aspetti. E il Santo Padre, che ne è venuto a conoscenza, mi ha dato conferma della corretta interpretazione della sua iniziativa.


3) Pace e riconciliazione. La motivazione principale del motu proprio è infatti l'unità della Chiesa, un tema che è al centro del pontificato di Benedetto XVI. E' d'altra parte proprio per questione di unità ecclesiale che Paix Liturgique sostiene la celebrazione della forma straordinaria nelle parrocchie più che in luoghi solo ad essa dedicati. Lei sarebbe d'accordo nel dire che per un vescovo la celebrazione della forma straordinaria possa rappresentare una manifestazione della sua unità con il Santo Padre? E' questo il senso che noi possiamo dare alla messa da lei celebrata durante le GMG?

Mons. Le Gall: Si, si può vederla così. E' uno dei modi che un vescovo ha per essere unito al Santo Padre, ma non è il solo.


4) Lei ha celebrato per dei giovani cattolici legati alla forma straordinaria del rito romano: come spiega l'attrattiva di molti di loro verso una liturgia che alcuni, laici come ecclesiastici, continuano a considerare retrograda e obsoleta?

Mons. Le Gall: A Tolosa, dove abbiamo una pastorale giovanile molto dinamica e fruttuosa, posso constatare quotidianamente il desiderio di una liturgia sobria e nobile, ma anche attiva e comunitaria, da parte dei giovani. E se capisco facilmente che la forma straordinaria offre loro una interiorità più grande, con il suo silenzio e il raccoglimento che offre, mi chiedo invece quale sia il posto che essa riserva al senso della comunità.

E' un fenomeno che i vescovi conoscono bene in Francia: i giovani sono abituati a passare continuamente da un'esperienza a un'altra e la loro pratica religiosa non sfugge a quest'attitudine. Un giorno sono carismatici e il successivo sono tradizionalisti. E viceversa.

Durante le GMG ho fatto la predica per Juventutem come avrei fatto per qualsiasi altro gruppo. E' andata bene ed io non ho avuto affatto la sensazione di avere a che fare con dei giovani a parte.


5) Nella sua diocesi il motu proprio è applicato a Tolosa, dove lei ha affidato un apostolato all'Istituto del Cristo Re, e in campagna, nel decanato di Grand Selve. Che ci può dire di queste comunità? Le ha già visitate o ha in programma di farlo prossimamente?

Mons. Le Gall: Nel 2010 ho presieduto alla celebrazione dell'Ascensione a Saint-Jean-Baptiste a Tolosa, la cappella che è stata affidata all'Istituto del Cristo Re Sommo Sacerdote dal 2003, prima ancora del Pontificato di Benedetto XVI e del mio arrivo in città, e lì, due giorni dopo, ho conferito il sacramento della Cresima.

Se non ho mai assistito ad una messa a Lunac, nel decanato di Grand Selve, intrattengo comunque relazioni strette con questa comunità e con i suoi pastori. Si tratta di un'applicazione parrocchiale del motu proprio in cui coabitano pacificamente la forma ordinaria e quella straordinaria arricchendosi reciprocamente, proprio come desidera il Papa. Per fare un esempio, in occasione delle Cresime nel decanato, secondo la forma ordinaria, il parroco aveva sistemato l'altare con il crocifisso centrale e i candelieri come si fa ormai di nuovo in San Pietro a Roma.

Recentemente, al funerale di Monsignor Gaidon, già vescovo di Cahors, il superiore del nostro seminario diocesano mi ha raccontato un episodio simbolico relativo alla comunità di Grand Selve. Era stato invitato per una riflessione sul prologo del vangelo secondo Giovanni quando, mentre spiegava che è purtroppo un po' sconosciuto perché riservato alla messa di Natale, ha sentito uno dei fedeli dire: “noi ce l'abbiamo tutte le domeniche!”. Si trattava ovviamente di uno dei fedeli che assiste regolarmente alla forma straordinaria in parrocchia.

Non ho in progetto di celebrare prossimamente presso una di queste comunità, ma lo farò molto volentieri se ne avrò occasione tanto più che da quest'estate possiedo un Pontificale Romano del 1962.


6) Nel suo comunicato del 2007 lei scriveva che “il latino resta attualmente la norma nella nostra Chiesa romana”, ma nonostante questo sappiamo che non è più insegnato in molti seminari. Non si tratta di una grave mancanza da riparare?

Mons. Le Gall: Non le posso dare una risposta in generale, ma le posso assicurare che la lingua latina ha tutto il suo spazio a Tolosa.


7) Lei ha un messaggio particolare da comunicare ai nostri lettori?

Mons. Le Gall: Voglio solo insistere su quanto sia importante che tutti i cattolici, e non solo i vescovi e i sacerdoti, vadano nella direzione indicata dal Santo Padre. Ciò che lui vuole è la pace e l'unità liturgica, il rispetto reciproco tra le due forme senza fare una guerra di trincea. La forma ordinaria resta quella ordinaria delle comunità parrocchiali e religiose, nel rispetto dei fedeli e della tradizione della Chiesa.


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