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Home page » Notizie » E' MORTO S.E. MONS. FERNANDO CHARRIER, Vescovo emerito di Alessandria, già Ausiliare di Siena per la Diocesi di Colle di Val d'Elsa e Cappellano d'Onore della Milizia del Tempio.

IN MEMÓRIAM

E' MORTO S.E. MONS. FERNANDO CHARRIER, Vescovo emerito di Alessandria, già Ausiliare di Siena per la Diocesi di Colle di Val d'Elsa e Cappellano d'Onore della Milizia del Tempio.

08/10/2011

S.E. Mons. Fernando Charrier era nato il 12 Settembre 1931 a Bourcet di Roure, Diocesi di Pinerolo; venne ordinato Sacerdote il 24 Giugno 1956; eletto alla Chiesa titolare di Cercina il 29 Settembre 1984 come Ausiliare dell'Arcivescovo di Siena per la Diocesi di Colle di Val d'Elsa (soppressa due anni dopo ed unita all'Arcidiocesdi di Siena), venne consacrato l'11 Novembre 1984 nella Cattedrale di Pinerolo; trasferito ad Alessandria il 22 Aprile 1989; ha rinunciato il 4 Aprile 2007. Invitato all'annuale "Festa della Magione" del 13 Maggio 1989, quando la notizia del suo trasferimento non era nota, al saluto di commiato del Gran Maestro prima dell'Omelia, Mons. Charrier mise da parte gli appunti preparati e, a braccio e di cuore. pronunciò il discorso riportato sotto. Solo qualche giorno fa era arrivato il suo ringraziamento per gli auguri dei suoi 80 anni. Domani Domenica 9 Ottobre la S. Messa comunitaria delle ore 9,30 sarà celebrata in suo suffragio.

Castello della Magione: 13 Maggio 1989 - Vigilia di Pentecoste
Omelia di commiato di S.E. Rev.ma Mons. Fernando Charrier
già Vescovo Ausiliare dell'Arcivescovo di Siena
Vescovo eletto di Alessandria

Carissimi amici,
è un momento di fede e di umanità.
Tutto farebbe pensare - dalle parole del Conte Marcello l'abbiamo sentito - che sia un momento di distacco; così non è.
Proprio la Pentecoste fissò il termine per gli Apostoli di dividersi: qualche tempo dopo partiranno; non sappiamo se si siano ancora ritrovati tutti insieme; sappiamo che qualcuno rimase perchè, quando Paolo ritornò da un suo viaggio, andò a riferire a qualche Apostolo in Gerusalemme quello che era avvenuto; ma gli altri partirono; probabilmente non si incontrarono più.
Era lo Spirito che li mandava, però sapevano di essere seriamente uniti, umanamente uniti, divinamente uniti in quello Spirito che Cristo aveva dato loro.
E' la stessa cosa che capita per noi stasera: sembra che ci lasciamo, il Vescovo è mandato per un'altra missione, in altra terra. Ma non è così: Lo Spirito di Dio ci unisce!
Chi non ha fede pensa che questo sia uno strappo; chi ha fede, pur comprendendo la difficoltà di ritrovarsi umanamente, sa però che siamo sempre assieme perchè uniti nel suo Spirito.
E come ci unisce questo Spirito di Dio? Non chiedetemi chi è, perchè è Dio, è il suo Spirito. Nel mistero della Trinità è Colui che vivifica, che dà vita, che dà senso alla Chiesa.
Ma non è questo che io vorrei con voi stasera pensare un momento.
Come ci aiuta questo Spirito ad essere tra di noi uniti?
Prima di tutto è di sentirsi consolati da Lui, non da parole umane; per questo Cristo lo chiama "Il Consolatore".
Molti uomini oggi cercano la consolazione nelle parole umane, nella sola amicizia umana. Per carità! Giusto anche questo, ma non è sufficiente. E' Lui il Consolatore; è Lui che fa sentire quelle che umanamente sembrano sofferenze o pesi come gioe e serenità.
Gli Apostoli che lo ricevono, escono e parlano, dicono la Verità; sono figli di questa Verità.
E mi è piaciuto che questa sera il Conte Marcello abbia agito in sincerità, come sempre del resto; quella sincerità che può anche stupire: non è che i primi passi che abbiamo fatto assieme siano stati così semplici. Io ricordo una mezza baruffa fatta in Palazzo vescovile (chiamiamola mezza baruffa, perchè poi era una baruffa così...) che portava a dei chiarimenti, ad esprimerci, a dire, a qualificarci.
E fu proprio questa sincerità che ci portò poi a capirci, a dirci la verità.
Credo di non aver mai negato nulla di quello che io potevo dire di orientamento; ma è questo Spirito che qualche volta ci pone come ha posto Paolo di fronte a Pietro; quella frase per cui Paolo, compreso che l'atteggiamento di Pietro poteva in un certo qual modo dare difficoltà al cammino della Chiesa, va e di fronte a lui sta con verità, dicendogli le cose, non mandandogliele a dire.
E' questo Consolatore che ci aiuta ad essere così sinceri.
Ma questo Consolatore ci aiuta a vivere in questa Verità, ad avere la Sapienza.
Umanamente tutte le cose che ci capitano potrebbero essere per noi un aumento, direi, di accasciamento, di rimpianto, di fatica; la Sapienza che viene da Dio ci fa comprendere, vedere, gustare la nostra esperienza umana; non altre cose; quella Sapienza che ci dà il senso della vita e della morte, dello stare assieme e del distaccarsi, del comprendersi e di avere difficoltà nel capire gli altri; questa Sapienza divina; lo Spirito che ce la dà, che ci fa capire...
Cercate di intromettervi in questa Verità, che ci fa capire non solo intellettualmente, ma che ci fa gustare con la vita il senso, il tutto; che poi è Lui e non altri.
Quella stessa Sapienza che fa sì che gli Apostoli parlino una unica lingua e tutti la capiscano.
E la Magione deve parlare questa Sapienza di Dio, non sapienza umana. La Magione, se ha un compito da svolgere, è quello di insegnare ai giovani questa Sapienza di Dio, che non possano dire, capire le cose, ma gustarle, ritrovarle vere, portarle nella propria vita.
E' l'augurio che faccio a questa bella esperienza dei Cavalieri del Tempio, degli Scouts e degli amici che qui sanno ritrovarsi per cercare la Verità.
Tra gli uomini che passano in questo cortile, che entrano probabilmente in questa Chiesa, o nei locali, forse non tutti hanno già trovato questa Sapienza, ma ne sono alla ricerca.
E la Magione dovrebbe rimanere come punto di riferimento per offrire a tutti coloro che hanno buona volontà perlomeno un itinerario di ricerca di questa Sapienza di Dio, del senso di incontrare qualcuno che è al di sopra di noi e che dà risposte a tutte le problematiche umane.
Ed inoltre quello Spirito manda; Dio non è egoista, Dio dà perchè venga dato, dà quello Spirito perchè gli Apostoli partano, se ne vadano.
Sarebbe stato assurdo: Nel momento in cui ho promesso alla mia Chiesa di essere ubbidiente, nel momento in cui dice "Va!" io non andassi. Dirò: non è che umanamente sia molto facile partire; però bisogna; però è dovere; ma più che dovere è amore; uno che ama non si chiude, dona, va.
Sinceramente - parrà strano - ma l'atto di ubbidienza che più è costato in questi ultimi tempi non è ancora, anche se sanguinante, quello di distaccarmi dalla terra della Valdelsa per andare nell'Alessandrino, ma quello di prendere sulle spalle un'esperienza dei cattolici italiani, fulgidissima nel passato e che deve riprendere in ubbidienza e fedeltà a Dio: Le Settimane Sociali; perchè sapevo che accettando questa Presidenza mi sarebbero stati richiesti dopo degli atti di ubbidienza tra cui, come primo, quello di lasciare questa terra per avvicinarmi a certi momenti di riflessione con l'Università Cattolica del Sacro Cuore che ha in Alessandria il suo Centro Studi, avvicinarmi a certi tipi di esperienze che nel passato avevano sostenuto questa realtà.
Da quel momento ho capito che lo Spirito di Dio aveva probabilmente dei disegni su di me e non potevo oppormi ad Esso.
Dio ha dei disegni anche su di voi; non opponetevi mai, ma non obbedite per forza; non dite "perchè bisogna farlo" ma "perchè è bene farlo", perchè è amore farlo, perchè è vivere in Dio vivere così.
Eppure noi lo sappiamo che è proprio per lo Spirito di Dio che siamo cittadini del mondo; non abbiamo una tenda, qui, stabile; ma non solo perchè camminiamo nella vita per giungere alla Patria, ma anche perchè per noi tutto il mondo è patria e non ci sono confini nè per me è per voi.
Io auspico che la Magione sia un punto di partenza, non un punto di arrivo: non venite qui per rimanervi ma per partire per la vostra missione e non so dove Dio vi chiami.
E vorrei che tra questi giovani ce ne fosse più di uno che ha il coraggio di partire nella sua vita per donare totalmente il suo amore a Dio; tra queste ragazze che sanno consacrarsi all'amore avendo come risposta questo dono di Dio che è immenso, che riempie, che trabocca, che non è il limite dell'amore o il limite della verità,
ma che è tutta la Verità, che è tutto l'Amore, che è tutta la realizzazione; questa partenza verso vocazioni totali, radicali; vocazioni che il mondo desidera ma non capisce, vorrebbe ma non ha il coraggio di abbracciare. Ed allora è un po' la fiumana che pur borbottando non sa realizzarsi e quindi anche le virtù umane non ci sono più, o sono così rare: la giustizia, l'amicizia, la fraternità, la solidarietà, l'aiuto...
Voi che venite alla Magione ricordate che dovete partire di qui per offrire queste cose. Non fate, ve lo ripeto, non fate della Magione un punto di arrivo; così non può e non deve essere; vorrebbe dire il fallimento di questa esperienza: La Magione è un punto per partire.
E ricordatevi: Il mondo non ha bisogno di sapienti, non ha bisogno di ricchi, non ha bisogno di potenti, non ha bisogno di autorità; ha bisogno di gente che ama, di gente che porta, che dona; altrimenti sarà sempre nella disperazione.
E voi dovete essere coloro che, a diversi livelli di consacrazione, di amicizia, di frequentazione...coloro che danno. E allora ha un senso trovare qui, nei primi banchi, persone che nella società hanno una loro responsabilità; sul piano dell'ordine pubblico, sia Carabinieri che Vigili Urbani, nell'ordine amministrativo, nell'ordine del convivere civile, dei servizi che devono essere dati; penso al grande servizio di aiutare chi è in difficoltà, come i Vigili del Fuoco...; di coloro che amministrano le cose, di coloro che impartiscono o aiutano gli altri a cercare la verità nella ricerca scientifica delle Università...
Ma penso a quei primi banchi occupati da persone semplici. Immagino se ci fosse qui mio papà, povero operaio, uomo che amava la giustizia a modo suo, con le sue idee, ma con tanta giustizia da non voler prendere nulla in prestito anche nel momento in cui i suoi figli gli chiedevano un pezzo di pane e non c'era; o mia mamma, che non osava mai scrivermi una riga perchè diceva che, poi, mi sarei messo a ridere poichè in una parola c'erano tre errori perchè aveva fatto una terza media con una maestro che, per far fare un po' di ginnastica agli alunni (non sapeva dire "fronte a destra", "fronte a sinistra"), diceva loro il nome della montagna che aveva davanti, così anche lui capiva da che parte bisognava girarsi.
Anche costoro costruiscono la città degli uomini se posseggono questo Spirito.
Voi avete capito che stasera non ho voluto fare un'omelia; ho voluto fare una conversazione familiare, quella che io ho sempre auspicato e che non sono riuscito a mettere in piedi.
Il Conte Marcello lo ricorda: Quei famosi Venerdì che avevamo ipotizzato e che poi i miei impegni nazionali mi hanno sempre rubato; o, perchè no?, quelle conversazioni che potevano esser fatte a tavola, quando non si fa solo festa, si dialoga e si parla e al termine ci si può confrontare su grandi verità.
Probabilmente sarà un desiderio che mi porterò nel cuore, che non realizzerò mai nella vita. Stasera ho voluto così, con voi, darvene un esempio di come avrei voluto le cose, ma in un ambiente dove ciascuno di noi potesse interloquire, potesse dire cosa lo Spirito gli suggeriva in quel momento e potesse in realtà partecipare dando il suo apporto perchè ciascuno di noi ha il dono dello Spirito. E quel dono che mi avete fatto, quel quadro mi ricorderà da un lato questi nostri incontri fraterni e dall'altro questi vuoti che non ho riempito. E ci sarà per me un po' di rimorso per questo e, perchè no?, anche un po' di quella nostalgia che proprio in questo Spirito può essere e può albergare nell'animo di ciascuno di noi, nel non poter vedere umanamente dei volti amici, degli sguardi sinceri, di gente che non viene per parate ma viene, così, per sincera amicizia; e in questo Spirito ci si può ritrovare.
Il mio, quindi, non è affatto un addio; è comunque un arrivederci, un arrivederci a breve, a corto termine; ci ritroveremo domani quando spunterà il nuovo giorno, ringraziando quell'unico Spirito che ci dà la vita e, perchè no?, magari questo Spirito e qualche ricordo per venire qui tra di voi e poter contemplare, tra tutti gli altri stemmi che ci sono, anche quel povero stemma là di un Vescovo che viene dal mondo del lavoro e che è rimasto un po' rustico in sè stesso, ma che ha amato questa bella terra della Valdelsa.

+ Fernando Charrier, Vescovo

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