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Home page » Notizie » Dilemma gesuitico: papa o vescovo emerito? Le due facce della rinuncia al papato

SOMMO PONTEFICE

Dilemma gesuitico: papa o vescovo emerito? Le due facce della rinuncia al papato

28/02/2013

di Sandro Magister

 

L’ultimo numero de “La Civiltà Cattolica“, la rivista dei gesuiti di Roma pubblicata con la revisione previa e l’imprimatur della segreteria di Stato vaticana, è stato diffuso via mail giovedì 28 febbraio.

Cioè tre giorni dopo la comunicazione ufficiale – fatta da padre Federico Lombardi, anche lui gesuita e anche lui con mandato della segreteria di Stato – della qualifica da attribuire a Joseph Ratzinger dopo la sua rinuncia: “Sua Santità Benedetto XVI, papa emerito (oppure: romano pontefice emerito)”.

Ma nel lungo e dotto articolo che la rivista dedica al tema – “Cessazione dall’ufficio di romano pontefice”, scritto dall’illustre canonista Gianfranco Ghirlanda – si legge tutt’altro.

Scrive a un certo punto padre Ghirlanda:

“È evidente che il papa che si è dimesso non è più papa, quindi non ha più alcuna potestà nella Chiesa e non può intromettersi in alcun affare di governo. Ci si può chiedere che titolo conserverà Benedetto XVI. Pensiamo che gli dovrebbe essere attribuito il titolo di vescovo emerito di Roma, come ogni altro vescovo diocesano che cessa”.

E nel capoverso finale:

“L’esserci soffermati abbastanza a lungo sulla questione della relazione tra l’accettazione della legittima elezione e la consacrazione episcopale, quindi dell’origine della potestà del romano pontefice, è stato necessario proprio per comprendere più a fondo che colui che cessa dal ministero pontificio non a causa di morte, pur evidentemente rimanendo vescovo, non è più papa, in quanto perde tutta la potestà primaziale, perché essa non gli era venuta dalla consacrazione episcopale, ma direttamente da Cristo tramite l’accettazione della legittima elezione”.

Stando a quanto scrive “La Civiltà Cattolica”, quindi, sarebbe insostenibile continuare a chiamare Joseph Ratzinger “papa”, sia pure emerito, perché non lo sarebbe più in alcun modo. Solo la qualifica di vescovo gli rimarrebbe appropriata.

Resta il dilemma. A chi dar retta? A “La Civiltà Cattolica” o a padre Lombardi?

E la segreteria di Stato, che ha autorizzato entrambi, da che parte sta?

 

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