AREA NOTIZIE

Ultime Notizie

Area Notizie

Notizie su Facebook

Notizie su Twitter

LA MILIZIA DEL TEMPIO

I poveri Cavalieri di Cristo

Storia

Restaurazione

Scopi

Spiritualità e Liturgia

Abito e Insegne

Sostenere la Milizia

GLI ORGANI
DELLA MILIZIA

Il Gran Maestro

Governo della Milizia

Membri della Milizia

ENTI COLLEGATI

La Fondazione

L'Accademia

La Casa Editrice

IL CASTELLO
DELLA MAGIONE

Il Complesso Monumentale

La Sede Magistrale

La Chiesa Magistrale

La Via Francigena

Come raggiungerci

Orario per le visite

SCAUTISMO

La Milizia e lo Scautismo

PUBBLICAZIONI

Documenti

Bollettino

SCRIVI
ALLA MILIZIA

Contatti

La Milizia nel Mondo

Cerca nel sito

Ultimi Interventi

Home page » Notizie » Dies Irae, le angosce del cardinale Martini

CHIESA

Dies Irae, le angosce del cardinale Martini

27/05/2012

di Sandro Magister da "Settimo Cielo"

Il giorno di Pentecoste, sul “Corriere della Sera”, nella sua consueta pagina mensile di dialogo con i lettori, il cardinale Carlo Maria Martini risponde così a un lettore impressionato dal “Dies iræ” e dall’idea di un Dio che “castiga e condanna” nel giorno del giudizio finale:

“Non credo che ci saranno grandi segni esterni. Questo mondo semplicemente ‘passa’. Perciò lascio in pace la mia immaginazione e mi preparo a ciò che il Signore vorrà mostrarci. In ogni caso vi sarà una proclamazione della gloria del Figlio Risorto, insieme con la certezza che a tutti sarà dato contemplare la bontà di Dio nel suo disegno sul mondo. Il testo cui lei fa riferimento [il 'Dies iræ' - ndr] è una visione distorta delle angosce del tempo ultimo, derivata da paure rinascenti dal cuore umano. Essa ha comandato anche l’arte di quei secoli”.

Rimosso il giudizio finale e fatta balenare l’idea di una beatitudine per tutti, c’è una distanza notevolissima tra queste parole del cardinale Martini sui “novissimi” e quelle, ad esempio, di Benedetto XVI nell’enciclica “Spe salvi“.

Ma anche a proposito del “Dies iræ” tra i due c’è un abisso. Per Martini “è una visione distorta” da relegare nel passato. Per Joseph Ratzinger è tutto l’opposto.

Basta rileggere come il papa commentò il 16 ottobre 2010 il “Requiem” di Verdi da lui ascoltato poco prima in concerto nell’aula delle udienze, citando una strofa proprio del “Dies iræ” come “parola della liturgia cattolica”:

“‘Qui Mariam absolvisti, et latronem exaudisti, mihi quoque spem dedisti’, abbiamo ascoltato: ‘Tu che perdonasti Maria Maddalena ed esaudisti il buon ladrone, anche a me hai dato speranza’. Il grande affresco musicale di stasera rinnova in noi la certezza delle parole di sant’Agostino: ‘Inquietum est cor nostrum, donec requiescat in te’, il nostro cuore è inquieto, finché non riposa in te”.

E questa sarebbe l’angosciante “visione distorta”? In un canto tutto intessuto di riferimenti ai profeti dell’Antico Testamento e ai Vangeli, in particolare alla pagina di Matteo 25 sul giudizio finale?

Condividi su

AREA RISERVATA

Username

Password

EFFETTUA LA TUA DONAZIONE

Regola della Milizia del Tempio

Divinum Officium

EVENTI:

I VENERDI’ DELLA MAGIONE

- Compleanni del mese: Dicembre

S. Messa Tridentina in Toscana in Italia e nel Mondo

Motu Proprio e Istruzione

Galleria fotografica

La Bussola Quotidiana

Corrispondenza Romana

Ecomuseo della Val d’Elsa

holyart.it - Accessori per la Liturgia

Sito registrato in:

Clicca qui per iscriverti

Le immagini presenti nel sito sono registrate e sottoposte a Copyright © ORDO MILITIAE TEMPLI E' fatto assoluto divieto di pubblicare, tutte o in parte, le immagini e/o i contenuti di questo sito, salvo espressa autorizzazione Copyright © 2002 Militia Templi