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Home page » Notizie » DANTE CONTRO GLI IMMIGRATI:

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DANTE CONTRO GLI IMMIGRATI:

05/05/2015

Dante contro gli immigrati: "La mescolanza delle genti è causa dei mali delle città" Nel XVI canto del Paradiso Dante, tramite il suo avo Cacciaguida, lancia un'invettiva contro gli stranieri che hanno invaso Firenze e contro la Chiesa, complice dell'invasione

 

Matteo Carnieletto - Mar, 05/05/2015

Da "Il Giornale"

Esiste un Dante Alighieri che Benigni non vuole o non può vedere. Un Dante reazionario.


Reazionarissimo. Un Dante che sarà poi ripreso dal "cattolico belva" Domenico Giuliotti e da Ezra Pound.

Questo Dante, il vero Dante, ha scritto parole durissime contro l'immigrazione e contro la Chiesa che si rende complice di questa tratta di uomini. Basta leggere il sedicesimo canto del Paradiso, dove Dante, accompagnato da Beatrice, è a colloquio con Cacciaguida, il glorioso avo che trovò la morte durante la seconda crociata.

Dante chiede a Cacciaguida di parlargli di Firenze, di raccontargli come fosse nei tempi civili. Subito Cacciaguida si infiamma

"come s’avviva a lo spirar d’i venti /

carbone in fiamma, così vid’io quella /

luce risplendere a’ miei blandimenti".

Ricorda come gli abitanti di Firenze fossero un quinto rispetto a quelli che ci sarebbero stati 150 anni dopo dopo la sua morte:

"Tutti color ch'a quel tempo eran ivi /

da poter arme tra Marte e ‘l Batista, /

eran il quinto di quei ch’or son vivi.

Ma la cittadinanza, ch’è or mista /

di Campi, di Certaldo e di Fegghine, /

pura vediesi ne l’ultimo artista".

Ovvero: la popolazione di Firenze, che ora è mescolata con gli abitanti di Campi Bisenzio, Certaldo, Figline Valdarno, era pura fino al midollo. Fino al più semplice degli artigiani.

E di chi è la colpa, secondo Cacciaguida e, quindi, anche secondo Dante? Della Chiesa che favorisce l'immigrazione dei toscani a Firenze:

"Se la gente ch’al mondo più traligna /

non fosse stata a Cesare noverca,

ma come madre a suo figlio benigna, /

tal fatto è fiorentino e cambia e merca, /

che si sarebbe vòlto a Simifonti, /

là dove andava l’avolo a la cerca".

Ovvero: se la Chiesa non fosse stata matrigna nei confronti dell'imperatore e fosse stata amorevole nei confronti del figlio, certi fiorentini che ora passano il tempo a cambiar valute e a mercanteggiare sarebbero rimasti a Semifonte a chiedere l'elemosina come facevano i loro avi.

E Dante riconosce la causa prima della decadenza delle città nell'immigrazione indiscriminata: "Sempre la confusion de le persone / principio fu del mal de la cittade, / come del vostro il cibo che s’appone". Ovvero: la mescolanza delle genti provoca sempre il male delle città.

Insomma, attenti progressisti e radical chic a leggere Dante. Potreste rimanere parecchio delusi.

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