AREA NOTIZIE

Ultime Notizie

Area Notizie

Notizie su Facebook

Notizie su Twitter

LA MILIZIA DEL TEMPIO

I poveri Cavalieri di Cristo

Storia

Restaurazione

Scopi

Spiritualità e Liturgia

Abito e Insegne

Sostenere la Milizia

GLI ORGANI
DELLA MILIZIA

Il Gran Maestro

Governo della Milizia

Membri della Milizia

ENTI COLLEGATI

La Fondazione

L'Accademia

La Casa Editrice

IL CASTELLO
DELLA MAGIONE

Il Complesso Monumentale

La Sede Magistrale

La Chiesa Magistrale

La Via Francigena

Come raggiungerci

Orario per le visite

SCAUTISMO

La Milizia e lo Scautismo

PUBBLICAZIONI

Documenti

Bollettino

SCRIVI
ALLA MILIZIA

Contatti

La Milizia nel Mondo

Cerca nel sito

Ultimi Interventi

Home page » Notizie » Chiesa universale e Chiese locali. Bergoglio “ratzingeriano”?

CHIESA

Chiesa universale e Chiese locali. Bergoglio “ratzingeriano”?

22/12/2013

di Sandro Magister

 

 

Due recenti servizi di www.chiesa sui rapporti tra Chiesa universale e Chiese particolari hanno suscitato molto interesse ma anche serie critiche:

> L’opzione federalista del vescovo di Roma (3 dicembre)
> Molto accentratore e poco collegiale. I vescovi lo vedono così (18 dicembre)

Per descrivere lo stato della questione, www.chiesa ha richiamato la controversia teologica degli anni Novanta tra i cardinali Joseph Ratzinger e Walter Kasper, che ponevano l’accento il primo sulla priorità della Chiesa universale e il secondo piuttosto sulle Chiese particolari.

Nel magistero della Chiesa degli ultimi due decenni sono prevalse le posizioni di Ratzinger, anche grazie al suo ruolo prima come prefetto della congregazione per la dottrina della fede e poi come papa.

Con papa Francesco molti ritengono che le posizioni di Kasper stiano per ottenere una rivincita. Ma www.chiesa ha mostrato che ciò appare improbabile, a motivo della prossimità alle tesi di Ratzinger del teologo di riferimento di Jorge Mario Bergoglio in campo ecclesiologico: Henri de Lubac.

Contro la sommaria ricostruzione della questione fatta da www.chiesa sono state avanzate autorevolmente due obiezioni.

*

La prima obiezione sostiene che la controversia tra Ratzinger e Kasper è da ritenersi superata anche perché si concluse con un notevole avvicinamento tra le posizioni dei due.

Il che in certa misura è vero. In coda all’articolo di www.chiesa del 18 dicembre c’è il link a un saggio recentissimo di un teologo ortodosso che documenta con precisione lo svolgersi della controversia ed effettivamente riconosce che “alla fine i due concordarono su tre punti: la relazione di ‘mutua reciprocità’ fra la Chiesa universale e le Chiese locali; la preesistenza dell’idea divina della Chiesa; la simultaneità fra Chiesa universale e Chiesa locale, perlomeno in campo storico”.

Lo stesso autore sottolinea però che delle divergenze restano, e di sostanza, perché riguardano “la ricerca di una valida riconciliazione fra un’ecclesiologia universalistica e un’ecclesiologia di comunione delle Chiese locali”.

*

La seconda obiezione contesta che de Lubac concordasse con Ratzinger sulla priorità della Chiesa universale. Perché, anzi, egli sosteneva che “una Chiesa universale che preceda o che possa essere immaginata esistente al di fuori delle Chiese particolari è una pura astrazione”.

Effettivamente la citazione è esatta. Ma va letta in un complesso argomentativo che in realtà vede de Lubac molto più vicino alle tesi di Ratzinger che a quelle sostenute all’epoca da Kasper.

Né l’edizione italiana né l’originale francese del saggio di de Lubac “Les Églises particulières dans l’Église universelle” sono oggi in commercio. I lettori italiani possono però trovarne una accurata esposizione in un un libro di monsignor Marco Sprizzi, diplomatico in servizio nelle nunziature in India e Nepal oltre che studioso di teologia: “De Lubac. L’identità spirituale del cristiano”, edito nel 2004.

Per de Lubac il rapporto tra Chiesa universale e Chiese particolari patisce un doppio “sbilanciamento”.

Il primo consisterebbe nell’immaginare una priorità delle Chiese particolari, dalla cui “addizione” o “federazione” nascerebbe in un secondo tempo la Chiesa universale.

Contro ciò de Lubac è intransigente. E in questo suo rifiuto – fa notare Sprizzi – il grande teologo francese anticipò di vent’anni, “in piena coincidenza e persino con le stesse parole”, quanto sostenuto dalla lettera del 1992 “Communionis notio” della congregazione per la dottrina della fede, una lettera ratzingeriana in tutto.

Il secondo e opposto “sbilanciamento” denunciato da de Lubac sarebbe invece quello che attribuisce alla Chiesa universale una “preesistenza” anche cronologica rispetto a tutte le Chiese particolari.

Qui de Lubac e Ratzinger sembrerebbero distanziarsi. Mentre infatti la “Communionis notio” attribuisce alla Chiesa universale – manifestatasi a Gerusalemme nella Chiesa della Pentecoste – una preesistenza “ontologica e temporale” rispetto alle Chiese particolari, de Lubac concorda solo con la priorità ontologica, ma non con quella temporale, che giudica una “pura astrazione”, in quanto anche l’originaria comunità di Gerusalemme era una Chiesa particolare.

Sprizzi però fa notare che la divergenza tra i due è solo apparente. Perché non solo in de Lubac, ma anche nella ratzingeriana “Communionis notio” la Chiesa della Pentecoste è descritta come “nata e manifestatasi universale” e nello stesso tempo “presente e operante nella particolarità delle persone riunite in quel determinato luogo e in quel determinato tempo”.

Nell’originaria Chiesa di Gerusalemme universalità e particolarità spazio-temporale si compenetravano. Tanto per Ratzinger come per de Lubac. Che in un libro-intervista del 1985 così rispose a una domanda del futuro cardinale Angelo Scola:

“Se si risale ai primi giorni, si potrà dire che la Chiesa di Gerusalemme era una Chiesa particolare, ben concreta, e nello stesso tempo che era la madre di tutte le altre, vale a dire che essa era, in linea di principio e nella realtà, la Chiesa universale”.

Chiesa particolare sì, ma “madre di tutte la altre” solo in quanto ontologicamente Chiesa universale.

*

Il potenziamento del ruolo delle conferenze episcopali nazionali – proposito attribuito a papa Francesco – non entra propriamente in questa disputa sul rapporto tra Chiesa universale e Chiese particolari.

Ma è un fatto che i fautori del potenziamento dello conferenze episcopali si ritrovano per lo più tra i sostenitori della linea Kasper.

Anche qui, però, non è per niente scontato che l’attuale papa sia dalla loro parte.

Da arcivescovo di Buenos Aires e presidente della conferenza episcopale argentina, Bergoglio non spinse mai in direzione di un rafforzamento del ruolo della conferenza. Per lui contavano molto di più le autorità dei singoli vescovi.

Tutto l’opposto dell’enfasi collettivista e burocratica che caratterizzava il vicino episcopato brasiliano.

 

Condividi su

AREA RISERVATA

Username

Password

EFFETTUA LA TUA DONAZIONE

Regola della Milizia del Tempio

Divinum Officium

EVENTI:

I VENERDI’ DELLA MAGIONE

- Compleanni del mese: Dicembre

S. Messa Tridentina in Toscana in Italia e nel Mondo

Motu Proprio e Istruzione

Galleria fotografica

La Bussola Quotidiana

Corrispondenza Romana

Ecomuseo della Val d’Elsa

holyart.it - Accessori per la Liturgia

Sito registrato in:

Clicca qui per iscriverti

Le immagini presenti nel sito sono registrate e sottoposte a Copyright © ORDO MILITIAE TEMPLI E' fatto assoluto divieto di pubblicare, tutte o in parte, le immagini e/o i contenuti di questo sito, salvo espressa autorizzazione Copyright © 2002 Militia Templi