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DIFESA DELLA VITA

Chi ci ha imposto Emma?

29/04/2013

di Stefano Fontana da "La Nuova Bussola Quotidiana"
29-04-2013

 

 

(nella foto: Emma Bonino pratica un aborto cun una pompa di bicicletta)

 


Il governo Letta è nato come è nato. E’ perfino possibile che, proprio perché è nato in questo modo drammaticamente incerto duri invece più a lungo di altri. Le perplessità sono tante, come abbiamo già scritto ieri, con la presenza di qualche timida garanzia.

Ma la cosa più sorprendente nella rosa dei ministri del nuovo governo Letta è la Bonino agli Affari esteri. Qualcuno può pensare che ce l’abbiamo con lei, visto gli articoli contro la sua candidatura al Quirinale e in questa stessa pagina dopo la sua nomina agli Esteri. Ed in effetti è vero, ce l’abbiamo con lei. O meglio con le sue idee e con la sua politica. Ma oltre che per ciò che potrà fare di negativo, ciò che è sorprendente e preoccupante è la modalità con cui è entrata nel governo.

Prima di tutto perché il governo Letta dice di voler essere un governo del cambiamento, ossia di facce nuove, o almeno abbastanza nuove. Ora, perché, in virtù di questo criterio, D’Alema non può essere agli Esteri e la Bonino si? Non è che quest’ultima sia molto più “nuova”. Emma rappresenta il passato, spesso molto negativo, della nostra Repubblica. E’ in politica da quando è nata a Bra, in Piemonte. Si è candidata a tutto, dalla Regione Lazio al Quirinale.

In secondo luogo perché non si vede che competenze abbia la Bonino nel campo della diplomazia internazionale. Va bene, è stata Commissaria dell’Unione Europea, dove si occupava di profughi. Ma non sembra una cosa sufficiente ad accreditarla agli Esteri. Va bene, a suo tempo i radicali avevano lanciato la famosa campagna contro la fame nel mondo. Ma nemmeno questo sembra sufficiente. La sua carriera politica l’ha fatta in Italia e su tutt’altri temi. E’ esperta in abolizione delle droghe, in campagne per il suicidio assistito, in aborti aperti a tutte.

Terzo: è vero che la Bonino non è a capo di un ministero in cui avrebbe potuto fare devastazioni, come per esempio quello della Salute. Però il ministero degli Esteri – come spieghiamo nell’articolo di Danilo Quinto - ha anche molte competenze in fatto di collaborazione internazionale con risvolti etici molto delicati e importanti. Si sa che l’Europa è la maggiore finanziatrice dell’aborto nel mondo. Si sa che le agenzie ONU stanno promuovendo aborto e ideologia del gender nei Paesi in via di sviluppo. Sappiamo che spesso i programmi internazionali per lo sviluppo contemplano pianificazione forzata delle nascite compresi sterilizzazione e aborto. Al ministero degli Affari esteri Emma Bonino può dare impulso a queste politiche internazionali disumane ed appoggiare significativamente le già tristementi attive ong e le stesse agenzie delle Nazioni Unite.

C’è poi un quarto motivo. Ogni ministro cura il proprio ministero. Ma c’è poi la collegialità. E qui entra in gioco il Consiglio dei ministri in quanto tale, sicché l’apporto di ogni ministro è sì nel suo campo specifico, ma anche, indirettamente, in altri campi. In pratica: la Bonino di danni ne può fare molti, laddove il suo ministero lambisce altre attività amministrative come per esempio la cooperazione internazionale oppure le pari opportunità. Lì si giocano temi molto sensibili, con le ideologie in agguato su di essi.

Ma tornando alle modalità di scelta c’è un motivo squisitamente politico. I radicali non sono nemmeno entrati nel nuovo Parlamento. Hanno vissuto un certo oscuramento politico. Ora, la nomina della Bonino li rimette pienamente in gioco. Sono stati resuscitati. Contano ancora qualcosa. Da sconfitti a vincitori. Dopo la nomina della Bonino ai Tg è riapparso Pannella.

Bisogna interrogarsi sui motivi per cui questo piccolo partito è sempre stato da tutti coccolato e i loro dirigenti sono sempre stati da tutti venerati. Bisogna continuare a chiedersi – come ha fatto La Nuova Bq - come mai attraverso i finanziamenti a Radio Radicale lo Stato ha sempre alimentato le iniziative radicali. Bisogna chiedersi da dove nasca la simpatia del Presidente Napolitano per i radicali. Bisogna chiedersi quali forze hanno ora imposto al governo Letta una resuscitata Bonino.

 

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