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ATTUALITA'

CENTO ANNI FA L'ITALIA ENTRAVA IN GUERRA

24/05/2015

CENTO ANNI FA L’ITALIA ENTRAVA IN GUERRA
La Prima Guerra Mondiale fu il peccato originale del Novecento, la Madre di tutte le tragedie del secolo.
Un revisionismo onesto e doloroso dovrebbe costringerci a guardare alla Grande Guerra non solo attraverso l'eroico sacrificio di chi portò Trento e Trieste sotto le bandiere italiane, ma attraverso le immani catastrofi che da quella guerra presero piede: i regimi totalitari del nostro secolo non sarebbero nati senza la Guerra Mondiale e l'Europa cominciò allora il suo tramonto. Una Russia sfibrata fu il terreno per la rivoluzione di Lenin, appoggiato nel suo rientro in patria dai tedeschi per ragioni belliche. Il comunismo nasce dalla Prima Guerra Mondiale. E sulle sofferenze e le frustrazioni di quella guerra, oltre che sulla reazione-imitazione del comunismo, sorgerà in Germania il nazionalsocialismo. Una sconfitta bruciante e l'umiliazione subita a Versailles, ma anche una generazione allevata al sangue e abituata a vedere la morte come compagna di banco, produsse Hitler e il nazismo...
Andrebbe spiegato perché la vittoria delle democrazie occidentali contro gli imperi centrali coincise nel 1918 con la nascita dei totalitarismi. Lo stesso nesso inquietante lega alla Rivoluzione francese tanto la proclamazione dei diritti dell'uomo quanto il Terrore giacobino. Con la Prima Guerra Mondiale il conflitto diventò sconfinato e non solo perché assunse portata planetaria ma anche perché la coscrizione obbligatoria costrinse per la prima volta popoli interi alla guerra. La distinzione tra militari e civili si perse, e quella perdita di confini provocò immani sciagure. Una guerra per conquistare lembi di territorio costò il più feroce sradicamento dalla terra di milioni di contadini che furono espiantati e portati sul fronte. La Prima Guerra Mondiale ebbe poi in Italia un consenso di popolo decisamente inferiore rispetto alla stessa Seconda Guerra Mondiale. Fu una guerra voluta da una minoranza intellettuale, studentesca e borghese...
All'ebbrezza ideologica si unì l'ebbrezza tecnologica: la Grande Guerra fu mobilitazione totale, come scrisse Junger, e non solo perché mobilitò le masse, ma anche i materiali. La Prima Guerra Mondiale fu celebrata come un gigantesco, sanguinoso, rito di passaggio verso la modernità.
Fa male questa revisione storica a chi, come me, ha sempre nutrito sacro rispetto per i caduti di quella guerra (fra i quali alcuni familiari) ed ha sempre coltivato l'amor patrio. Ma non si può continuare a sottolineare l'innocenza della Prima Guerra Mondiale rispetto alla Seconda: e non è possibile disconoscere che se Papa Benedetto XV ebbe torto a definire quella guerra «un'inutile strage» ha avuto torto per difetto: quel massacro non fu solo inutile, ma rovinoso. La spinta originaria era abbattere i residui imperi autoritari del passato, le ultime vestigia del trono e dell'altare. E infatti la massoneria ebbe un ruolo non marginale nell'interventismo...
Fu sconfitto chi sosteneva l'utilità di un nostro intervento a fianco degli Imperi, nella convinzione che l'Austria ci avrebbe ripagati con la cessione dei territori italiani sotto il suo dominio. Era la tesi allora sostenuta dall'ambasciatore a Berlino Riccardo Bollati, da Mario Missiroli e in parte da Croce e da De Lollis (che poi, però, partì per il fronte).
Con il conflitto del 1914 ebbe inizio la guerra civile europea o mondiale, come la definì Ernst Nolte, che si concluse nel 1945 con l'Europa distrutta, non solo per via delle macerie; ma distrutta nel ruolo e nel prestigio mondiale, schiacciata da Usa e Urss, con il cuore tedesco smembrato, l'Inghilterra senza impero, e gli altri paesi declassati. La fine dell'Europa cominciò con la Grande Guerra.
Un giornalista, scrittore e combattente, Vittorio G. Rossi, raccontò che quando entrò in Trento e Trieste con la passione ardente di italiano, non sentì odore di oscurantismo e tantomeno di barbarie sotto il giogo soffocante del tiranno, come credeva: vide città fiorite nella cultura, nel buon gusto e nella civiltà [del cattolicissimo Impero asburgico...].
Quella guerra lasciò una bella eredità letteraria grazie agli "esteti armati", a Junger e D'Annunzio, Malaparte o Musil, alle esperienze di guerra di Hemingway, Drieu la Rochelle e Wittgenstein (che fu prigioniero degli italiani).
E i diari di guerra, le lettere, le poesie di Ungaretti, le pagine di Soffici e di Stuparich, gli addiì di Peguy, Serra e Slataper che persero la vita al fronte...

 

Marcello Veneziani

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