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ATTUALITA'

A TAVOLA CON VITTORIO MESSORI da

05/04/2011

L'ideologia pagana degli ambientalisti C'è chi pensa che l'uomo sia il cancro del pianeta. La Spagna di Zapatero mette gli studenti in uniforme. La crisi libica dimostra «l'inaffidabilità» dell'Italia.

02-04-2011


di VITTORIO MESSORI E ANDREA TORNIELLI

Vittorio, per questo nostro settimo appuntamento «a tavola» è d’obbligo iniziare ancora una volta con la crisi libica. Ha creato un certo scalpore il mancato inserimento dell’Italia nel club di coloro che decidono le sorti della Libia. Che ne pensi della nostra esclusione?
Caro Andrea, tu lo sai che detesto i vittimismi e mi piace dire quel che mi sembra la verità, al di là di ogni retorica. In questo caso patriottarda. Credo che ogni Paese, alla pari di ogni persona, alla fine abbia ciò che si merita. Purtroppo, il discredito diplomatico dell’Italia dura da sempre, ha ragioni storiche precise e, va detto, non infondate. Si basa innanzitutto sul fatto che, nel secolo scorso, in occasione delle tre guerre mondiali (le due così definite più la guerra fredda) il nostro Paese è stato considerato o traditore o inaffidabile dai suoi alleati del momento. Si cominciò con la Grande Guerra e con il fatto che l’Italia tradì la Triplice Alleanza – quella con Germania e Austria Ungheria - decidendo all’ultimo istante un rovesciamento di fronte nella speranza di avere maggior bottino. Anche nella Seconda guerra mondiale, con l’8 settembre del 1943, l’Italia tradì il suo alleato…

Scusa se ti interrompo: ma in quel caso si trattava di un «tradimento», per usare le tue parole, decisamente comprensibile. Si trattava di rompere con il nazismo e con l’alleanza siglata con Hitler dal regime fascista. A me non pare una scelta di campo di cui vergognarsi.
Andrea, non fraintendermi: non sto entrando nel merito politico e magari morale delle singole scelte, sto elencando una serie di circostanze oggettive. Allora l’Italia ruppe a sorpresa il cosiddetto «Patto d’acciaio» con la Germania, solennemente firmato. Per arrivare infine alla Guerra Fredda: gli americani ci hanno sempre considerati poco affidabili a motivo della presenza da noi del più grande, organizzato, influente partito comunista dell’Occidente. Eravamo considerati poco sicuri sia militarmente che diplomaticamente tanto che, in caso di conflitto con l’Urss, la Nato considerava già persa l’Italia, a causa delle quinta colonna comunista, organizzata perfettamente per il sabotaggio. Adesso, anche in occasione dell’attacco alla Libia abbiamo fatto di tutto per evitare scelte precise, che diano fiducia agli altri. Berlusconi prima ha concesso le basi e gli aerei, poi dopo che sono cominciati i bombardamenti, si è detto addolorato per ciò che stava capitando al suo amico Gheddafi, poi ha aggiunto che gli aerei italiani volavano sul cielo libico ma senza sparare. Insomma un atteggiamento che è stato internazionalmente giudicato come la volontà di tenere il piede in due staffe, secondo una costante tradizione della penisola …

Ti interrompo nuovamente: appena una settimana fa anche tu, come altri autorevoli commentatori de La Bussola quotidiana, manifestavi proprio durante l’ultimo «a tavola» moltissimi dubbi sull’«intervento umanitario» e sulle sue ipocrisie…
Ancora una volta, non fraintendermi: anche in questo caso io non intendo entrare nel merito dell’operazione militare, della quale abbiamo già abbondantemente parlato, giustamente criticandola. E non escludo che vi siano delle giustificazioni a questo atteggiamento di Palazzo Chigi. Ma se si era contro questa guerra allora non bisognava concedere le basi. Come diceva Bismarck alla fine dell’800, con i suoi toni fin troppo perentori: «L’Italia tradirà sempre!». In ogni caso non siamo mai stati un punto sicuro di riferimento. E la diplomazia ha la memoria lunga, lasciarci fuori dalle grandi decisioni è una garanzia, per i Paesi che contano. Mi piacerebbe che prendessimo atto della realtà e che la smettessimo con i nazionalismi e i vittimismi.

Restiamo ancora sulla situazione in Libia. Che futuro si prepara, secondo te, in quel paese?
Ma se non sanno che pesci pigliare neanche i costosissimi quanto inutilissimi servizi segreti, pensatoi di esperti, politicanti consumati ! Di certo, come si è visto dalle riunioni di questa settimana, il destino di quel Paese lo si sta stabilendo senza il popolo libico: sono le potenze occidentali che decidono.O che, almeno, vorrebbero farlo : sappiamo bene che fine facciano tanti piani. Come sempre avviene, la realtà sul campo non saprà che farsene delle pianificazioni a tavolino. Grazie alla conoscenza diretta di persone che hanno lavorato per anni in Libia, posso attestare che quello era lo stato nordafricano da dove nessuno desiderava scappare: avevano un reddito pro-capite che era più del doppio di quello tunisino ed egiziano. Non solo non scappavano i libici (eppure le frontiere erano aperte), ma una gran massa di maghrebini e di egiziani veniva a cercare da loro lavoro e pane. Gheddafi, tra l’altro, stava completando un colossale lavoro per raggiungere il mare di acqua dolce che sta sotto il Sahara e che avrebbe trasformato intere zone del paese in giardini. Ora si è giunti a credere all’assioma, inventato da Sarkozy, che tutto il popolo libico fosse in rivolta contro Gheddafi, contro il tiranno. Qui non si tratta di difendere il Rais ma di constatare che non è vero che tutto il popolo gemesse sotto la sua autocrazia. Non tutti, soprattutto in Africa, smaniano dalla voglia di votare periodicamente e liberamente, se le condizioni di vita sono buone e continuano a migliorare!


E come ti spieghi l’esultanza dei cittadini di Bengasi finalmente liberati da Gheddafi?
In realtà, almeno in tv, non si è visto alcun “popolo“, ma solo quattro gatti nel deserto che scorrazzavano tra le dune su dei furgoni da turisti e che sparavano in aria recitando una parte davanti alle telecamere o posando davanti a carri armati sventrati non certo da loro ma dagli aerei della coalizione occidentale. In ogni caso bisognerebbe conoscere un po’ la storia e la geografia. E ricordare che la Libia in quanto tale è un paese che non esiste, è un’invenzione di noi italiani al tempo della Belle Epoque. Durante la dominazione degli Ottomani c’erano la Tripolitania – con capitale Tripoli – e la Cirenaica – con capitale Bengàsi. Sono stati gli italiani a unirle forzosamente, riesumando l’antico nome con cui i romani definivano tutto il Nordafrica, nome che ricordavano solo alcuni studiosi dell’antichità. C’è un odio reciproco millenario tra le tribù cirenaiche e quelle tripolitane. Noi agiamo, qui, commettendo gli stessi errori dell’Afghanistan: in quelle regioni c’è una democrazia che non ha nulla a che vedere con quella di modello anglosassone, è la democrazia dei capi tribù. L’eroica lotta di Bengasi contro il dittatore non è altro che l’odio tribale di sempre che Gheddafi aveva compresso e ora può di nuovo esplodere. Tutto questo non ha nulla a che fare con i nobili, politicamente corretti sentimenti “democratici” e “liberali” di cui favoleggiano i politici euro-americani e alcuni editorialisti che li appoggiano.

Cambiamo argomento. Ci stiamo avviando verso la primavera: quello che è appena trascorso è stato un inverno freddo e piovoso. So che volevi toglierti un sassolino dalla scarpa circa gli allarmismi sul riscaldamento globale…
Sì, in effetti mi ha molto divertito una vignetta che ho visto pubblicata sul New York Times, giornale com’è noto ecologicamente correttissimo. Eppure proprio l’autorevole quanto conformista testata della Grande Mela ha messo in prima pagina l’immagine di una famigliola americana, papà, mamma e due figli, inginocchiati in mezzo alla neve mentre pregano : «Signore, concedici un po’ di riscaldamento globale!». Come sai bene, l’ambientalismo è innanzitutto un’ideologia e come tutte le ideologie, se i fatti smentiscono lo schema, tanto peggio per i fatti. Tutti constatiamo che ci sono inverni sempre più freddi, piovosi e nevosi. Per cercare mettere d’accordo questa evidenza con la teoria del global warming, si mettono in circolazione strane giustificazioni: ad esempio si dice che l’andamento climatico non lo si misura aprendo la finestra di casa al mattino. Oppure si dice che, siccome il polo Nord e il polo Sud si starebbero sciogliendo, si provocherebbe così una massiccia presenza di vapore che aumenta il freddo e le precipitazioni… E via con queste buffonerie che nulla hanno di scientifico. Mi sembra che l’allarmismo ambientalista non rappresenti soltanto una gigantesca bufala, ma anche una feroce ideologia, che considera l’uomo come il solo animale dannoso sulla terra. I verdi vogliono la decrescita economica e demografica e quell’ambientalista fanatico che risponde al nome di Carlo d’Inghilterra, l’eterno erede al trono dei Windsor, si è più volte espresso in favore di qualche epidemia o virus in grado di dimezzare la popolazione del globo. Dietro questa truffa del global warming (sai che sono state intercettate le mail che provano che i dati sul clima sono stati falsificati) ci sono molti interessi, innanzitutto quello dei partiti verdi, che per raggranellare voti devono moltiplicare gli allarmismi. Poi ci sono gli interessi economici dell’industria delle cosiddette energie alternative. Alla base dell’ideologia ambientalista c’è, comunque, una convinzione che è pagana, profondamente anticristiana, e spiace che talvolta i cattolici e anche qualche uomo di Chiesa la prendano sul serio. Si finisce per far sì che l’uomo sia l’unica specie dichiarata non protetta del pianeta. Vogliono proteggere persino gli scarafaggi e le zanzare. L’unico non protetto resta l’uomo. Anzi, di questo si auspica se non l’estinzione almeno la drastica diminuzione, come maggiore ostacolo al trionfo della Natura, divinizzata come avviene in ogni paganesimo.


Posso chiederti qual è a tuo avviso la notizia più sgradevole della settimana che si è appena conclusa?
È una notizia che arriva dalla Spagna, l’ultima trovata di Zapatero: la sua ministra dell’Istruzione ha proposto che nelle scuole spagnole gli alunni si mettano una divisa, una uniforme dalle elementari sino all’equivalente della nostra maturità o diploma. Uguale per tutti, in tutte le scuole statali spagnole. Una cosa che non fanno più neanche i preti (e qui va detto: purtroppo!) e neppure i militari che, finito l’orario di servizio, se ne vanno in borghese Può sembrare una trovata curiosa, magari divertente, qualche conservatore potrebbe scambiarla per un ritorno al buon tempo antico. Invece è un progetto grave e inquietante. Per un paio di ragioni che cerco di spiegare. La prima è la demagogia che non nasconde ma che rivendica, la demagogia di una società senza classi, dove chi è ricco non deve ostentare alcun lusso e deve vestire in modo identico a chi ha meno possibilità. L’eterno, sempre ricorrente mito dell’egualitarismo. E’ la demagogia vetero-marxista, è come la casacca di Mao, che impose a tutti i cinesi di vestire allo stesso modo. Un’iniziativa tipica dei regimi totalitari.
La seconda ragione per cui mi inquieto è perché si tratta della ennesima manifestazione della più pericolosa realtà, quella dello Stato etico, del Governo della Morale che vuole imporre ai sudditi la virtù. Ho letto le parole della ministra zapateriana: ha detto che è ora di finirla con i ragazzi che perdono tempo a fare shopping, che spendono troppi soldi per i vestiti. È lo Stato etico che ti insegna come vivere. Quello che già mi vuole impedire di fumare, che mi obbliga a portare il casco in moto, ad allacciare le cinture in auto e a indossare il giubbetto fosforescente in bici, che vuole che mangi meno per contrastare l’obesità, che faccia il conto non solo delle calorie ma anche del colesterolo, lo Stato che ti toglie il bicchiere di vino a pasto e il grappino dopo pasto, mettendo limiti alcolici assurdi e punitivi per la guida. Che almeno non pretenda di mettermi la divisa!… Che stia lontano almeno dal mio guardaroba il Governo delle Virtù, il Ministro premuroso che pensa a noi, il Parlamento che vota su come migliorare il livello non solo sanitario ma anche etico della mia vita.


E la notizia che ti ha più sollevato, invece, quale è stata?
Vedere che il nuovo libro del Papa su Gesù si è attestato stabilmente in molti Paesi ai primi posti in quelle classifiche dei best seller che seguo su Internet. Anche in paesi secolarizzati come la Francia o la Germania. Questo mi conforta. Naturalmente, so bene che non sempre l’indice di vendita coincide con l’indice di effettiva lettura. Ma anche se fosse molto comprato e poco letto, desiderare di avere in casa quelle pagine resterebbe il segno di un interesse – malgrado tutto – per Colui su cui la nostra fede si basa.
 

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