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Home page » Notizie » 28 novembre 2011 - Intervista con Mons. Fellay sul Preambolo.

TRADIZIONE CATTOLICA

28 novembre 2011 - Intervista con Mons. Fellay sul Preambolo.

29/11/2011

Perché il Preambolo della dottrina consegnatole dal Cardinale Levada il 14 settembre, è circondato da un tale segreto sia dalla Congregazione della fede della Fraternità San Pio X? Cos'è questo silenzio che nasconde a sacerdoti e fedeli della Tradizione?


Questa discrezione è normale per qualsiasi passo importante, ne garantisce la serietà. Il Preambolo dottrinale che ci è stato consegnato è un documento, come indicato nella nota di accompagnamento, suscettibile di chiarimenti e modifiche. Non è un testo definitivo. Invieremo presto una risposta a questo documento dichiarando apertamente le posizioni dottrinali che ci sembra indispensabile assumere. La nostra preoccupazione costante fin dall'inizio del nostro dialogo con la Santa Sede - e i nostri partner ne sono ben consapevoli - è stata di presentare in tutta lealtà la posizione tradizionale.


Da parte di Roma, la discrezione è necessaria anche perché il testo - anche allo stato attuale che richiede molti chiarimenti - è suscettibile di generare opposizione tra i progressisti che non accettano la semplice idea di una discussione sul Concilio, perché considerano il concilio pastorale indiscutibile o "non negoziabile", come se si trattasse di un concilio dogmatico.


Nonostante tutte queste precauzioni, le conclusioni della riunione dei superiori della Fraternità San Pio X ad Albano il 7 ottobre, sono stati resi noti su Internet, da fonti diverse mai concordanti.


Indiscrezioni non mancano su internet! E' vero che questo preambolo dottrinale non può ricevere la nostra approvazione, anche se è previsto un margine per una "discussione legittima" su alcuni punti del Concilio. Qual è l'entità di questo margine? La proposta che darò in questi giorni alle autorità romane e la loro risposta a loro volta ci permetteranno di valutare le possibilità che ci sono lasciate. E qualunque sia l'esito di queste discussioni, il documento finale che essa è stata accettata o rifiutata, sarà reso pubblico.

Meglio rendere esplicite le difficoltà e le soluzioni


Il presente documento non è chiaro, a suo parere, il modo più semplice non sarebbe opporre un rifiuto ai suoi autori ?


Il più semplice, forse, ma non il più onesto. Poiché la nota di accompagnamento prevede chiarimenti, sembra necessario chiedere, piuttosto che negare a priori. Ciò non pregiudica la risposta che diamo.


Dato che il dibattito tra Roma e noi è essenzialmente dottrinale e si concentra principalmente sul Concilio, ma anche perché questo dibattito non riguarda solo la Fraternità San Pio X ma tutta la Chiesa, le precisazioni che otterremo o meno, avranno il merito significativo di mostrare meglio dove sono le difficoltà e dove sono le soluzioni. E' questo spirito che ha sempre guidato le nostre discussioni teologiche degli ultimi due anni.


È davvero un preambolo dottrinale la cui accettazione o il rifiuto condizionerà l'ottenimento o meno di uno status canonico. La dottrina non passa in secondo piano. E prima di assumere uno statuto canonico possibile, si studia in dettaglio il preambolo col criterio della Tradizione a cui siamo fedelmente legati. Perchè non dimetichiamo che queste sono le differenze dottrinali che sono all'origine delle divergenze tra Roma e noi, da 40 anni; accantonarle per ottenere uno statuto canonico ci esporrebbe a vedere le stesse differenze inevitabilmente riemergere, rendendo lo stato canonico più che precario, semplicemente invivibile.

 

Quindi, sostanzialmente, nulla è cambiato dopo due anni di discussioni teologiche tra Roma e la Società?


Queste interviste hanno consentito ai nostri teologi di spiegare con franchezza i punti principali del Concilio, che creano difficoltà alla luce della Tradizione della Chiesa. Allo stesso tempo, e forse attraverso queste discussioni teologiche negli ultimi due anni, altre voci si sono fatte sentire oltre le nostre, formulanti critiche che critiche che concordano con le nostre sul Concilio. Anche Mons. Brunero Gherardini nel suo libro Il Vaticano, il discorso mancato, ha evidenziato i diversi livelli di autorità e documenti conciliari sulla "contro-spirito" che si è insinuato nel Vaticano II fin dall'inizio. Mons. Athanasius Schneider ha avuto anche il coraggio di chiedere, nel corso di una conferenza a Roma alla fine del 2010, un Sillabo che condanni gli errori di interpretazione del Concilio. Nello stesso spirito, lo storico Roberto de Mattei ha mostrato le influenze contrarie esercitate sul Concilio, nel suo ultimo libro Vaticano II, una storia mai scritta. Bisogna citare anche la petizione indirizzata a Benedetto da parte degli intellettuali cattolici italiani che richiedono un esame approfondito del Concilio.


Tutte queste iniziative, tutti questi interventi dimostrano chiaramente che la Fraternità San Pio X non è più sola a riconoscere i problemi dottrinali posti dal Vaticano poste. Questo movimento si estende e non si fermerà più.

Sì, ma gli studi accademici, le analisi sapienti non forniscono alcuna soluzione concreta ai problemi del concilio qui e ora.


Questi lavori sollevano le difficoltà dottrinali poste dal Vaticano II e quindi mostrano perché l'adesione al Concilio è problematica. Cosa che è un primo passo essenziale.


Nella stessa Roma, che si evolve interpretazioni che vengono date alla libertà religiosa, i cambiamenti che sono stati fatti per questo tema nel Catechismo della Chiesa Cattolica e il suo Compendio, le correzioni che sono attualmente allo studio per Codice di Diritto Canonico ... tutto questo dimostra la difficoltà che si incontra quando ci si vuole attenere ai testi conciliari a tutti i costi, e, dal nostro punto di vista, questo dimostra l'incapacità di aderire stabilmente ad una dottrina in movimento.


Il Credo non è più sufficiente per essere riconosciuti come cattolici?

Secondo lei, cos'è che oggi è stabile dottrinalmente?


La sola dottrina non varietur è ovviamente il Credo, la professione di fede cattolica. Il cncilio Vaticano II è stato voluto pastorale, e non ha definito dogmi. Non ha aggiunto articoli di fede: "Credo nella libertà religiosa, dell'ecumenismo, della collegialità ..." Il Credo non sarebbe ora più sufficiente a qualificarsi come un cattolico? Non esprime forse tutta la fede cattolica? Si esige ora nei confronti di coloro che abbandonano i loro errori e si uniscono alla Chiesa cattolica che professino la loro fede nella libertà religiosa, nell'ecumenismo o nella collegialità? Per noi, figli spirituali di Mons. Lefebvre si è sempre guardato dal fare una Chiesa parallela e ha sempre voluto rimanere fedele a Roma eterna, non esiste alcuna difficoltà ad aderire pienamente a tutti gli articoli del Credo.


In questo contesto, ci può essere una soluzione alla crisi della Chiesa?


A meno di un miracolo, non si può avere una soluzione immediata. Volere che sia Dio a dare la vittoria, senza chiedere gli uomini armati in battaglia, per riprendere l'espressione di S. Giovanna d'Arco è una forma di diserzione. Voler porre fine alla crisi senza sentirsi interessati o coinvolti, non è veramente amare la Chiesa. La Provvidenza non ci esime dei nostri doveri di stato là dove ci ha posti, di assumerci le nostre responsabilità le nostre responsabilità e di rispondere alle grazie che ci dà.


La situazione attuale della Chiesa nei nostri Paesi una volta cristiani, è la caduta drammatica delle vocazioni: quattro ordinazioni a Parigi nel 2011, uno nella diocesi di Roma per il 2011-2012; e allarmante è la scarsità di sacerdoti come il parroco nell' Aude che ha 80 campanili; le diocesi sono esangui al punto che occorrerà raggrupparle in un futuro molto vicino in Francia, come si sono già raggruppate le parrocchie ... In breve, la gerarchia è a capo di strutture ormai sovradimensionate per degli effettivi in costante declino, cosa ingestibile, non solo in termini economici ... Bisognerebbe, per dare un'immagine, mantenere un convento progettato per 300 religiosi, anche se sono solo 3. Fare questo e può durare altri 10 anni?


Di giovani vescovi e sacerdoti che ereditano questa situazione prendono coscienza della sempre maggiore infertilità di 50 anni di apertura al mondo moderno. Essi non gettano la colpa esclusivamente sulla secolarizzazione della società, mettono in discussione le responsabilità del Concilio che ha aperto la chiesa su questo mondo in piena secolarizzazione. Si domandano se la Chiesa possa adattarsi a questo punto alla modernità senza adottarne lo spirito.


Questi vescovi ed i sacerdoti pongono queste domande, e alcuni ce le fanno ... discretamente, come Nicodemo. Diciamo loro che bisogna sapere se, di fronte a una tale carenza, la Tradizione cattolica è: una semplice opzione oppure una soluzione necessaria? Rispondere che si tratta di una opzione è minimizzare o negare la crisi della Chiesa e volersi contentare delle le misure che hanno già dimostrato la loro inefficacia.

L'opposizione dei vescovi


Ma anche se la Fraternità San Pio X a Roma, ottenesse uno statuto canonico, non potrebbe ancora offrire alcuna soluzione sul territorio perché i vescovi vi si opporrebbero, come ha fatto con il Motu Proprio sulla Messa tradizionale .


Questa opposizione dei vescovi nei confronti di Roma si è espressa in maniera sorda ma efficace riguardo al Motu Proprio sulla Messa Tridentina , e continua a verificarsi con insistenza da alcuni vescovi a proposto del pro multis del canone della Messa, che Benedetto XVI, secondo la dottrina cattolica, vuol vedere tradotto come "per molti" e non "per tutti", conosciuta nella maggior parte delle liturgie in lingua volgare. Infatti, alcune Conferenze episcopali persistono nel mantenere questa traduzione falsa, ancora più di recente in Italia.


Così il papa stesso sperimenta il dissenso di diverse conferenze episcopali su questo aspetto e su molti altri, ciò che consente di comprendere facilmente l'opposizione feroce che la Fraternità San Pio X indubbiamente incontrerà da parte dei vescovi nelle loro diocesi. Si dice Benedetto XVI personalmente desideroso di una soluzione canonica; occorrerà voler prendere misure che la rendano veramente efficace.


E' a causa della gravità di questa crisi che ha lanciato una nuova crociata del Rosario?


Chiedendo queste preghiere, ho voluto soprattutto che i sacerdoti e i fedeli siano più intimamente uniti a Nostro Signore e Sua Madre Santissima, per la recita quotidiana e la profonda meditazione dei misteri del rosario. Non siamo in una situazione normale che ci permetterebbe di accontentarci di una mediocre routine. La comprensione della crisi attuale non si basa su voci diffuse da Internet, non più che le soluzioni si trovino nell'astuzia politico o nella trattativa diplomatica, occorre avere uno sguardo di fede su questa crisi. Solo la frequentazione assidua di Nostro Signore e della Madonna non mancherà di garantire tra tutti i sacerdoti e i fedeli legati alla Tradizione questo unità di vedute che offre la fede soprannaturale. E' così che faremo blocco in questo momento di grande confusione.


Pregare per la Chiesa, per la consacrazione della Russia, come richiesto dalla Vergine a Fatima, e per il trionfo del suo Cuore Immacolato, ci eleviamo sopra le nostre aspirazioni troppo umane, andiamo oltre le nostre paure troppo naturali. Solo a quell'altezza, si può veramente servire la Chiesa nel compimento del dovere è stato assegnato a ciascuno di noi.


Menzingen, 28 novembre 2011
Fonte : Fraternità San Pio X / MG - DICI del 28/11/11

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